
Agatino Grillo: Buonasera sindaco. Si vuole presentare?
Giacomo Tranchida: Buonasera a tutti. Sono Giacomo Tranchida, 50 anni, sindaco di Erice comune in provincia di Trapani. Sono stato eletto per un primo mandato nel 2007 al secondo turno e nuovamente nel 2012, stavolta al primo turno con oltre il 63% dei suffragi; in entrambi i casi mi sono presentato con più liste civiche di centro-sinistra riconducibili al Movimento “per Erice che vogliamo” e sostenuto da una lista del PD locale.
Agatino Grillo: Lo scorso febbraio lei con altri iscritti a “per Erice che vogliamo” avete aderito al Partito Democratico e annunciato la costituzione di un movimento più ampio dal nome “Adesso … le città che vogliamo”. Perché?
Giacomo Tranchida: La costituzione del movimento “per Erice che vogliamo” ha permesso a molti cittadini e cittadine di avvicinarsi alla vita pubblica del nostro comune e ha dimostrato che “cambiare si può”. Il nostro piccolo Comune è diventato più grande, più trasparente, più accogliente e più ricco di opportunità per tutti. Forti di questa bellissima esperienza alcuni di noi hanno deciso di voler dare un più grande contributo ad un territorio più grande e nelle vicine città , di volersi scommettere in un'altra battaglia politica, di volersi confrontare con problematiche di più ampio respiro che comunque interessano anche il futuro della nostra prima comunità ericina. Nasce così “Adesso … x le città che vogliamo”

Agatino Grillo: Con quali obiettivi?
Giacomo Tranchida: Tutto nasce dall’esperienza delle primarie nazionali del 2012 che ha visto molti di noi sostenere con convinzione Matteo Renzi e le sue famose 10 idee. Aderiamo quindi al Partito Democratico con la voglia di dare un grosso contributo di cambiamento e di rinnovamento nel panorama politico trapanese ed anche regionale e nazionale. Vogliamo in poche parole costruire un futuro diverso, migliore, per noi e per le nostre comunità.
Il movimento “per Erice che Vogliamo” non scompare perché abbiamo ancora tanto da dare a Erice e al suo territorio contemporaneamente vogliamo assumerci la responsabilità di aderire e/o tornare a militare in un partito politico, il PD, un po’ perché comunque vicino alle nostre storie politiche individuali e personali (io stesso provengo da quella storia e sono stato fra i fondatori del Pd in Sicilia... che tenne proprio da Erice, nel 2007, a pochi mesi dalla mia elezione a sindaco, l'assemblea regionale costituente. Dopo la "crocifissione" di Veltroni, però, non ho più preso la tessera) un po’ perché crediamo nei suoi valori etici e morali e nel progetto di rinascita di questo nostro martoriato Paese, un po’ perché ormai convinti che ognuno di noi deve fare la sua parte e cominciare a portare il proprio bagaglio di esperienza a servizio di una comunità più vasta.
Agatino Grillo: Il PD in questo momento si interroga, anche con passione e rabbia, sulla mancata vittoria alle politiche e sulle successive scelte operate dalla dirigenza. Qual è la sua valutazione? Che errori ha commesso il Partito Democratico?
Giacomo Tranchida: L’errore maggiore del PD è stato quello di prendere le decisioni nel chiuso della segreteria nazionale senza coinvolgere la base e i territori. Questo non deve più accadere. Il PD nasce e trae la sua legittimazione dai circoli, dalla base, dagli iscritti e dai suoi amministratori locali e dai suoi elettori.
Agatino Grillo: Un PD dei cittadini?
Giacomo Tranchida: Esattamente. Non vogliamo dare lezioni a nessuno ma semplicemente suggerire e segnalare ai vertici nazionali e romani che là dove il partito ha saputo confrontarsi con i movimenti civici, “mescolarsi” con i cittadini, ascoltare e fare proprie le istanza del popolo lì il PD ha vinto. In Sicilia come in Friuli. Noi ad Erice, nel nostro piccolo, lo abbiamo fatto e riconfermato con successo. Lo ripeto: i cittadini devono essere i protagonisti delle loro città, delle loro regione, del loro Paese.
Agatino Grillo: Non c’è il rischio che la politica con la P maiuscola si riduca a semplice “localismo”? Non c’è il rischio che in tal modo venga selezionata una classe dirigente incapace di affrontare e gestire problemi nazionali e internazionali?
Giacomo Tranchida: Veramente oggi la cronaca ci dice che l’unica “classe dirigente” che gode di stima e autorevolezza nel nostro elettorale è quella dei sindaci e più in generale degli amministratori locali. Non a caso Matteo Renzi parla del capo del governo come del “sindaco d’Italia”. Certo esistono rischi legati alla complessità dei temi da affrontare ma mi permetto solo di ricordare che oggi amministrare un comune, anche medio piccolo, richiede le stesse capacità manageriali di un amministratore delegato di una media azienda. Ed essere sindaci di Firenze, Torino o Milano non è meno complicato che essere a capo di una multinazionale. Infine ricordiamoci che esistono anche i tecnici. Intendo dire che tocca alla politica decidere le strategie e tenere unito i territori ma che poi ci si può anche avvalere di tecnici specializzati, economisti, ingegneri o architetti ad esempio, per progettare e realizzare le soluzioni individuate. Quel che non si può fare è chiedere ai tecnici di diventare dei politici.
Agatino Grillo: in Sicilia si stanno costituendo i circoli Big Bang che fanno diretto riferimento a Matteo Renzi. Sono nati già oltre 60 circoli in tutti i principali comuni dell’isola. “Adesso … le città che vogliamo” diventerà Big Bang Erice?
Giacomo Tranchida: Stiamo lavorando insieme agli amici di Trapani per coordinare gli sforzi. Presto annunceremo delle novità.
Agatino Grillo: A livello nazionale secondo lei Matteo Renzi cosa dovrebbe fare?
Giacomo Tranchida: Matteo ha condotto la sua battaglia in modo trasparente e coerente evitando anche facili scorciatoie. Ora però gli chiedo di avere più coraggio e di accelerare il cambiamento. Non è il momento di accordi che lacerano il partito così come non è obbligatorio stare al governo se non si ha la maggioranza.
Agatino Grillo: Grazie sindaco e buon lavoro
Giacomo Tranchida: Grazie a voi.
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