MoVimento 5 Stelle

Monica Lozzi, 5 Stelle: Linee programmatiche di governo del VII Municipio di Roma (5 luglio 2016)

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(Monica Lozzi)

Il VII Municipio è pronto a cambiare pagina. Il cittadino al centro ne sarà l'obiettivo, la sinergia delle forze, il metodo

**** aggiornamento (20 luglio 2016): le linee programmatiche sono state pubblicate sul sito web del VII Municipio di Roma a questo link (pdf)

Il 5 luglio 2016, in occasione della prima riunione del nuovo consiglio del VII Municipio di Roma dopo le elezioni amministrative della primavera 2016, la neo Presidente Monica Lozzi ha illustrato le proprie “Linee programmatiche” che di seguito riproduciamo (qui anche in versione pdf).
I temi principali affrontati da Monica sono stati:

  • la trasparenza amministrativa, prima forma di contrasto a derive quali la corruzione e il clientelismo
  • la partecipazione attiva dei cittadini anche grazie a un “Regolamento della Partecipazione
  • il decoro come alto valore civico
  • il verde pubblico
  • lo smaltimento dei rifiuti e il contrasto all’inquinamento
  • la mobilità sostenibile - specie nel disastrato territorio extra GRA  – combinando l’uso dei mezzi pubblici con quello della bicicletta grazie a nuove ciclabili lungo le principali arterie, alla costituzione dell’Asse degli Acquedotti – attraversamento del Municipio attraverso i suoi parchi (come il parco degli Acquedotti, il parco di Tor Fiscale, il parco della Caffarella) con un tracciato ciclo-pedonale in grado di collegare l'extra GRA alla città consolidata
  • la tutela delle fasce più deboli anche attraverso il Piano Regolatore Sociale
  • la motivazione del personale del Municipio – necessario e fondamentale - affinché, attraverso la promozione di buone pratiche si possa concretizzare al meglio l’azione amministrativa
  • la rilevanza che il patrimonio culturale assume nelle comunità territoriali.
  • l'istruzione, pilastro della crescita collettiva.

La neo Presidente ha concluso dicendo che “Il mio proposito è veder entrare i cittadini all'interno delle istituzioni; farli parte del processo di gestione delle problematiche, dall'individuazione delle aree di intervento sino alla scelta delle soluzioni”.

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Il testo integrale delle “Linee programmatiche di governo del VII Municipio di Roma”

Assumo la guida di questo Municipio unico, in quanto a vastità e peculiarità, con l'emozione e l'orgoglio di sentirmi una cittadina tra i cittadini. Ho la consapevolezza del lavoro che mi aspetta uscendo da una campagna elettorale intensa, nella quale il contatto con gli abitanti del Municipio ha rafforzato quella sensazione del "c'è tanto da fare", già vissuta nei tre anni passati all'interno del Consiglio municipale.
Ho idea che la consapevolezza delle aspettative rimarrà quale guida nel mio cammino e quello della Giunta, come motivo di simbiosi tra le istituzioni e gli abitanti del territorio.

Uno dei miei primi intendimenti è quello di concretizzare la trasparenza amministrativa.
Ritengo che la messa a disposizione dei cittadini degli strumenti per la conoscenza, verifica e controllo degli atti compiuti dalla classe politica sia la prima forma di contrasto a derive quali la corruzione e il clientelismo.
Rendere visibili tutti i segmenti della filiera amministrativa riporta il cittadino nel ruolo di governante del suo territorio e accende i riflettori su quelle zone d'ombra dove finora ha regnato malaffare e malgoverno. Mafia capitale si contrasta non solo con la scure giudiziaria, ma portando i cittadini dentro la macchina burocratica.
Proposte concrete sono la pubblicazione delle Determine Dirigenziali, delle nomine, del patrimonio immobiliare del Municipio e del flusso di introiti e trasferimenti fondi.
Si aggiunge la trasparenza sugli interventi manutentivi di strade e scuole, sulle attività ed i bilanci dei Consorzi per opere a scomputo. Centrale invece nell'azione di "chiarezza" sull'operato degli amministratori è la pubblicazione in tempi certi degli atti e delle attività degli organi di rappresentanza municipale.
Tuttavia, l'azione di trasparenza da sola non basta a conferire al cittadino il ruolo di amministratore di sé stesso e del proprio territorio. Il percorso si completa con la pratica del coinvolgimento, della partecipazione attiva.
Da soli non si governa. È necessario un Regolamento della Partecipazione virtuoso che tenga conto di principi come la cooperazione tra cittadini ed istituzioni, la fiducia tra le parti, la condivisione di informazioni, l'inclusione di chiunque abbia interesse e sia coinvolto dall'esito del processo decisionale. Ed ancora, il principio della valutazione dei processi partecipativi con le opportune metodologie.

Riguardo allo stato di salute del nostro territorio non possiamo non adoperarci affinché il Municipio assuma un volto nuovo, che possa garantire una migliore qualità della vita.
Il suo profilo è tutt'oggi marcato dal degrado, dall'abbandono dell'assetto territoriale, dal prevalere delle peggiori tendenze della civiltà.
Il decoro, di contro, rappresenta un alto valore civico. Segna il passo della cura che la comunità ha di sé; anzi, diremmo, del suo stato di salute complessivo.
Cambiare volto significa intanto liberarci dalla sporcizia. Strade e marciapiedi non possono più essere spazio di accoglienza di rifiuti, né il campo libero delle affissioni abusive: cartelloni giganti, manifesti e locandine, sui quali va assolutamente resa operativa la normativa comunale vigente.
Bisogna, quindi, ripartire dalle regole. Quelle che ci sono debbono essere applicate. La vigilanza costante del territorio da parte della Polizia locale deve garantire l'azione di contenimento delle pratiche lesive del territorio, di concerto ad un'azione di prevenzione del fenomeno del degrado da percorrere con la sensibilizzazione dei cittadini a tutti i livelli - a partire dalle scuole - nell'obiettivo di un balzo culturale dell'intera comunità.
Territorio è anche verde pubblico. Soprattutto, verde pubblico.
Il VII Municipio è ricco di parchi e Ville storiche, aree verdi che costituiscono un patrimonio ambientale senza paragoni.
La protezione di tale patrimonio passa intanto per la realizzazione di un censimento del verde municipale (e delle molteplici varietà vegetali presenti). Avere il quadro di ciò di cui disponiamo è propedeutico ad interventi di risanamento e di gestione ordinaria.
Il cittadino ne è parte attiva cominciando a far proprie quelle buone pratiche quotidiane tanto attese; il degrado è da contrastare innanzitutto con i singoli piccoli gesti quotidiani.
Parimenti, come amministrazione municipale bisogna farci carico dell'accesso libero e salubre agli spazi verdi, tramite interventi costanti e programmati nei quali prevedere l'ipotesi di assegnazione di piccole aree alla gestione organizzata della cittadinanza.
In ultimo, il tema dello smaltimento dei rifiuti.
La direzione della nostra azione guarda senza riserve alla migrazione progressiva verso la raccolta differenziata, potenziata con la dotazione di cassoni dedicati e la nascita di nuove isole ecologiche nelle aree che ne siano ancora sprovviste. Parte del processo di smaltimento è anche il ruolo degli eco-compattatori per la raccolta di alluminio e plastica, dei quali vanno dotati i luoghi pubblici (come le scuole).
Ovviamente anche sul tema della gestione dei rifiuti l'azione di controllo della Polizia locale e l'apporto cosciente del cittadino sono elementi imprescindibili del superamento dello stato di degrado ambientale del nostro Municipio.
Siamo tutti chiamati in causa nella difesa del "clima" dei nostri territori. L'inquinamento lede la salute delle persone, come la sporcizia ne inquina il senso di benessere e di funzionamento delle cose.

Pensando alle criticità del VII Municipio (ma di Roma tutta) non si può non considerare il tema della mobilità.
Attualmente l'attraversamento di quartieri e zone è rimesso a variabili quali il tempo di percorrenza, l'incertezza del corretto funzionamento dei mezzi pubblici, il traffico - ormai parte del quotidiano.
Non a caso la mobilita rappresenta uno dei nodi maggiori delle grandi città: dove gli spostamenti sono garantiti in maniera sostenibile il cittadino è veramente padrone del tessuto urbano. Quando in capo pesano ostacoli e incertezze, egli si ritrova ostaggio della propria città.
Rispetto all'offerta del servizio pubblico il VII Municipio si presenta purtroppo diviso in due: la parte interna al GRA, fino al confine di San Giovanni, dotata di linee ferroviarie, una buona fetta della linea A della metropolitana, la fermata di piazza Lodi della linea C e le linee locali di bus ed i capolinea degli autobus per le direttrici extraurbane.
Di contro, all'esterno del Raccordo Anulare si presenta una situazione disastrata con le sole poche linee di trasporto locale che non riescono a sostenere la domanda dei residenti di quei quartieri.
Partendo da questo stato di cose consideriamo gli interventi di agevolazione del trasporto pubblico fondamentali e tra questi il favorire le corsie preferenziali che lo rendano più snello e appetibile dai cittadini, in luogo dell'uso intensivo dell'automobile.
In parallelo si necessita l'avvio di un'interlocuzione con i responsabili ATAC a proposito delle citate criticità del TPL per le aree extra GRA, valutando l'incremento delle vetture a disposizione ed una nuova razionalizzazione dei percorsi a favore della copertura dell'intero Municipio.
La vera sfida in termini di mobilità urbana si chiama Mobilità sostenibile. Sostenibile in quanto ragionevole sotto ogni profilo, incluso quello della salute collettiva.
Mentre assistiamo al cammino di tante città italiane in questa direzione, Roma sembra ferma sulla linea di partenza. L'uso urbano della bicicletta rimane ancora una scelta difficile.
È necessario ripensare una viabilità mista in cui sia agevole combinare l'uso dei mezzi pubblici a quello della bicicletta, dotando le strade - a cominciare dalle grandi arterie - di tratti di ciclabili leggere.
Di interesse è il progetto redatto da associazioni territoriali denominato "L'Asse degli Acquedotti", che configura la possibilità di attraversamento del Municipio privilegiando i suoi parchi (come il parco degli Acquedotti, il parco di Tor Fiscale, il parco della Caffarella), attraverso un tracciato ciclo-pedonale in grado di collegare l'extra GRA alla città consolidata.
Lo stesso parco di Gregna costituisce una vera opportunità per gli abitanti delle zone esterne di raggiungere tramite un percorso ciclo-pedonale il parco degli Acquedotti evitando l'attraversamento della via Anagnina, per altro pericolosissimo.
Proprio con le associazioni tematiche intendiamo aprire un tavolo di lavoro per l'individuazione di percorsi ciclo-pedonali nel quadrante che da San Giovanni raggiunge i Castelli, come anche l'apertura della consulta sulla Mobilità Sostenibile per un contatto costante tra istituzioni, associazioni e cittadini.
Nel novero delle iniziative a favore della mobilità sostenibile rientrano le "zone 30", aree a circolazione più lenta (a limite dei 30 Km/h appunto) identificate tra quelle di maggior passaggio di persone, come le Asl, le scuole o le strutture che forniscono servizi. In questi tratti si privilegia il pedone e il ciclista, conferendo loro maggiore sicurezza a ragione della ridotta velocità delle automobili.
È tra i nostri compiti quello di attivare l'Ufficio Tecnico per l'individuazione di zone 30, nonché dei tratti stradali dove far nascere le ciclabili leggere.
Va ad integrare la politica di salvaguardia di pedoni e ciclisti anche l'adozione su siti sensibili (parchi giochi, scuole, ecc.) di strumenti già esistenti come autovelox, dissuasori di velocità e segnalatori ottici.

Il compito politico del Municipio ha nella sua stessa natura un dovere etico: la tutela delle fasce più deboli.
Ruolo chiave lo ricopre il Piano Regolatore Sociale, il quale indirizza Campidoglio e Municipi nella programmazione e sviluppo dei servizi complessivi che si prefigurano come sostegno di chi rimane indietro. Un esercito di bisognosi carenti di risorse economiche, di affetti, di salute, in attesa di una politica di welfare che risponda alle loro difficoltà.
In vari modi nei Municipi si è tentato di contrastare i fenomeni di disagio sociale con iniziative e risorse spesso rivelatesi insufficienti o mal gestite.
Pensiamo all'assegnazione ad associazioni e cooperative iscritte al Registro Unico Cittadino di compiti di assistenza socio-assistenziale, al ruolo svolto dai PUA (Punti Unici di Accesso, luoghi di attivazione della rete socio-sanitaria), il lavoro complesso delle Case famiglia per ciò che riguarda il tema degli affidamenti familiari e l'azione delicata del Centri d'Aggregazione Giovanile nel compito di salvaguardare i ragazzi dai rischi di devianza. Ed ancora, le politiche finora messe in atto per la gestione di quella che rappresenta una vera piaga della città di Roma: l'emergenza abitativa.
Nel tentativo di gestire le situazioni precarie seguenti la perdita di abitazione e di impossibilità a reinserirsi nel mercato immobiliare, l'esperienza dei Centri di Assistenza Abitativa Temporanea, ormai al capolinea, ha testimoniato il fallimento di un tipo di assistenzialismo piatto e miope verso le sfumature che compongono il fenomeno.
L'obiettivo dunque è riconsiderare queste forme di intervento per sancirne il superamento o valutare - lì dove ve ne siano le condizioni - un diverso impiego di risorse e progetti.
Fondamentale sarà concentrarsi sul reperimento dei fondi necessari e redistribuire tali risorse in criteri di funzionalità ed efficienza a vantaggio dei beneficiari.

Motivare il personale –necessario e fondamentale- affinché, attraverso la promozione di buone pratiche si possa concretizzare al meglio l’azione amministrativa.

Infine vorrei sottolineare la rilevanza che il patrimonio culturale assume nelle comunità territoriali.

Il mio pensiero va in primis all'istruzione: pilastro della crescita collettiva.
La difesa della scuola spetta a tutti, in special modo a noi amministratori. In questa fase di discutibili riforme più che mai la cura della scuola deve diventare azione politica urgente.
L'accesso alla scuola deve tornare libero. Vanno rimossi gli ostacoli burocratici, forniti servizi a misura dei flussi demografici, se necessario anche implementando il numero delle scuole.
Va poi promosso un piano di investimento per la messa in sicurezza. L'accoglienza degli istituti scolastici non dovrebbe neanche prevedere ipotesi di rischio all'incolumità dei nostri alunni.
Cultura è poi anche valorizzazione del patrimonio acquisito dal territorio. Nel VII Municipio tante sono le testimonianze storiche, dalle Ville, ai parchi, ai resti dell'antica Roma. Non diffondere il loro valore è di per sé una forma di disaffezione nei confronti di questo Municipio.
Le sfide, lo sappiamo, sono molte.
Il mio proposito è veder entrare i cittadini all'interno delle istituzioni; farli parte del processo di gestione delle problematiche, dall'individuazione delle aree di intervento sino alla scelta delle soluzioni.
Il VII Municipio è pronto a cambiare pagina. Il cittadino al centro ne sarà l'obiettivo, la sinergia delle forze, il metodo.

(Monica Lozzi)

Allegato

  • Monica Lozzi, Presidente VII Municipio di Roma,“Linee programmatiche” (pdf) *** versione non ufficiale a cura di www.democratici-digitali.com
  • Municipio Roma VII Prot. n. CI/127436/2016, ESTRATTO DAL VERBALE DELLE DELIBERAZIONI DEL CONSIGLIO DEL MUNICIPIO, Seduta del 5 luglio 2016 - Linee programmatiche (pdf, 107 K, 5 pp.) *** versione ufficiale

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5 luglio 2016 – primo consiglio VII Municipio di Roma (video)

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(clicca sull'immagine per vedere il video su YouTube o vai qui - video realizzato da http://www.liberi.tv)

Presentata la nuova giunta del VII Municipio di Roma

Il 5 luglio 2016 – dalle ore 16.30 – ha avuto luogo il primo consiglio del VII Municipio di Roma  dopo le elezioni amministrative del maggio 2016 che hanno visto la vittoria del Movimento 5 Stelle.

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(Monica Lozzi)
La nuova Presidente del VII Municipio è Monica Lozzi e la nuova giunta municipale  è così composta (Ordinanza n. 1 del 1° luglio 2016, qui in pdf):

  • Vice Presidente Giuseppe Commisso - Politiche del Personale, Decentramento, Servizi Tecnologici, Regolamenti, Trasparenza Amministrativa, Patrimonio, Bilancio, Polizia Locale.
  • Assessore Piero Accoto - Politiche delle Attività Produttive, Turismo, Sviluppo Locale, (Politiche del Lavoro), Servizi Pubblicitari, Legalità e Sicurezza.
  • Assessore Marco Pierfranceschi - Politiche della Mobilità, Trasporti, Ambiente (Verde Pubblico e Parchi), Decoro Urbano e AMA.
  • Assessore Veronica Mammì - Politiche Sociali, Pari Opportunità e Politiche Abitative.
  • Assessore Elena De Santis - Politiche della Scuola, Edilizia Scolastica, Cultura, Sport e Politiche Giovanili.
  • Assessore Salvatore Vivace - Politiche dell'Urbanistica, Lavori Pubblici, Parcheggi e Alberature Stradali.

L’ordine dei lavori giorno del consiglio del VII Municipio  del 5 luglio 2016 è stato:

  1. Convalida degli eletti ed eventuali surrogazioni.
  2. Elezione del Presidente del Consiglio del Municipio.
  3. Elezione dei Vice Presidenti del Consiglio del Municipio.
  4. Giuramento del Presidente del Municipio.
  5. Comunicazione dei componenti la Giunta.
  6. Illustrazione delle linee programmatiche di governo.

La registrazione video del Consiglio

La registrazione video dell’intera riunione (1 ora e 35 minuti) è disponibile sul canale YouTube di http://www.liberi.tv a questo link

Le votazioni

Convalida degli eletti ed eventuali surrogazioni

Il consiglio ha votato con voto palese (25 favorevoli su 25) per la convalida degli eletti sulla base dei risultati delle elezioni amministrative 2016 (primo turno e ballottaggio)

Oltre alla presidente Monica Lozzi sono stati quindi proclamati eletti:

  1. Attilio Giannone    Movimento 5 Stelle
  2. Eugenio Tosatti    Movimento 5 Stelle
  3. Antonio Principato    Movimento 5 Stelle
  4. Alessandro Gunnella    Movimento 5 Stelle
  5. Andrea Guido Roy    Movimento 5 Stelle
  6. Rinaldi Stefano    Movimento 5 Stelle
  7. Elisa Zitoli    Movimento 5 Stelle
  8. Maurizio Lazzari    Movimento 5 Stelle
  9. Claudia De Chiara    Movimento 5 Stelle
  10. Maria Cristina Ariano    Movimento 5 Stelle
  11. Annarita Lazazzera    Movimento 5 Stelle
  12. Marco Candigliota    Movimento 5 Stelle
  13. Luigi Pompei    Movimento 5 Stelle
  14. Maura Alabiso    Movimento 5 Stelle
  15. Angela Tripputi    Movimento 5 Stelle
  16. Sandro Toti    Roma Popolare
  17. Fulvio Giuliano    Fratelli d’Italia
  18. Flavia Cerquoni    Fratelli d’Italia
  19. Domenico Carlone    Fratelli d’Italia
  20. Valeria Vitrotti    Partito Democratico
  21. Francesca Biondo     Partito Democratico
  22. Antonello Ciancio     Partito Democratico
  23. Franco Gugliotta     Partito Democratico
  24. Rocco Stelitano     Partito Democratico
  • Municipio Roma VII, “Deliberazione n. 13 - Convalida  del  Presidente  del  Municipio  e  dei  Consiglieri  eletti”, 5 luglio 2016, (pdf, 3 pp.)

Elezione del Presidente del Consiglio del Municipio.

Il consiglio ha eletto con voto segreto Elisa Zitoli  – Movimento 5 Stelle – Presidente del Consiglio del VII Municipio.
Questo il dettaglio dei voti:

Zitoli    15
Schede bianche    8
Carlone    1
Gunnella    1
Totale    25

Elezione dei Vice Presidenti del Consiglio del Municipio

Il consiglio ha eletto con voto segreto:

  • Alessandro Gunnella – Movimento 5 Stelle – Vicepresidente vicario del Consiglio del VII Municipio (16 voti)
  • Fulvio Giuliano – Fratelli d’Italia - Vicepresidente del Consiglio del VII Municipio (8 voti)

Giuramento del Presidente del Municipio

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La neo presidente Monica Lozzi ha giurato sulla Costituzione.

Comunicazione dei componenti la Giunta

La neo presidente Monica Lozzi ha invitato i componenti della giunta a presentarsi al Consiglio.

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Salvatore Vivace - Assessore alle Politiche dell'Urbanistica, Lavori Pubblici, Parcheggi e Alberature Stradali – 39 anni, architetto, con importanti esperienze di lavoro anche all’estero ha detto che l’assessorato sarà aperto, trasparente, aperto a tutte le buone idee indipendentemente dal colore politico perché “un progetto condiviso è un progetto migliore”.

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Veronica Mammì - Assessore  alle Politiche Sociali, Pari Opportunità e Politiche Abitative – 28 anni, psicologa, master in “recupero disabilità”, ha detto di essere stata consigliera nel VI Municipio (Tor Bella Monica) dove ha maturato esperienze nella Commissione “Servizi sociali e sanità”.

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Giuseppe Commisso - Vice Presidente e Assessore alle Politiche del Personale, Decentramento, Servizi Tecnologici, Regolamenti, Trasparenza Amministrativa, Patrimonio, Bilancio, Polizia Locale – laureato in “Relazioni internazionali”, esperienze di lavoro all’estero (Argentina e Corea del Sud)

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Piero Accoto - Assessore alle Politiche delle Attività Produttive, Turismo, Sviluppo Locale, (Politiche del Lavoro), Servizi Pubblicitari, Legalità e Sicurezza – laureato in “Scienze Politiche indirizzo economico” a Bologna, 50 anni, dirigente e manager in diverse aziende anche internazionali, nel 1998 tra i soci fondatori del primo comitato di quartiere di Nuova Tor Vergata.

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Elena De Santis - Assessore alle Politiche della Scuola, Edilizia Scolastica, Cultura, Sport e Politiche Giovanili – professoressa di Latino e Greco, impegnata nel volontariato ha detto che il motto del suo assessorato sarà quello di Don Milani: “I care” (mi importa, mi interessa, ho a cuore).

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Marco Pierfranceschi - Assessore alle Politiche della Mobilità, Trasporti, Ambiente (Verde Pubblico e Parchi), Decoro Urbano e AMA – ha detto che si impegnerà per una “mobilità leggera e sostenibile” e per una maggiore “sicurezza e qualità della vita”

Quadro riassuntivo nuova giunta

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(immagine tratta da Ordinanza n. 1 del 1° luglio 2016, qui in pdf):

Illustrazione delle linee programmatiche di governo

La neopresidente Monica Lozzi ha illustrato le proprie “Linee programmatiche di governo”  (qui anche in versione pdf) sottolineando in particolare l’importanza de:

  • la trasparenza amministrativa
  • la lotta alla corruzione e al clientelismo
  • il coinvolgimento e partecipazione attiva dei cittadini
  • pulizia e decoro
  • il miglioramento della mobilità specie nelle zone municipali extra GRA
  • la costituzione di una consulta per la mobilità sostenibile
  • un piano regolatore sociale
  • il contrasto all’emergenza abitativa
  • il rilancio istruzione, scuola e cultura

Il Consiglio municipale ha votato in modo palese sulle “Linee programmatiche di governo” della Presidente con il seguente risultato:

A favore    19 (5 Stelle e Fratelli d’Italia)
Contrari    6 (PD e Roma popolare)
Astenuti    0
Totale    25

Interventi da parte dei consiglieri

A conclusione dell’incontro sono intervenuti:

  • Flavia Cerquoni, Fratelli d’Italia
  • Valeria Vitrotti, Partito Democratico
  • Sandro Toti, Roma Popolare
  • Fulvio Giuliano, Fratelli d’Italia
  • Antonello Ciancio, Partito Democratico

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Grillini, lite in versi sull’alleanza con il Pd (La Repubblica, 28 Agosto 2013)

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5 Stelle: spaccatura in rima baciata sul Porcellum. Il sonetto della Taverna contro i dialoganti: “Andatevene”. Battista replica: “Fatelo voi”

  • di Matteo Pucciarelli

Quando Beppe Grillo mise alla porta il primo grande ex, Giovanni Favia, lo fece in forma artistica, rubando le parole a Fabrizio De André.
Stavolta però le strofe sono in romanesco e l’autrice è una senatrice del M5S, Paola Taverna.
Una dedica affettuosa ai colleghi “aperturisti”, disponibili cioè a un’alleanza con il Pd, preferita alle urne. «Che meraviglia sei diventato senatore — è mo’ te senti er più gran signore — lasci interviste e fai er politico sapiente — pe me è pe’ troppi ancora sei poco più de gnente».
Con in chiusura il passaggio clou: «Ma quanti sete 5, 7, 20... — perché nun ve ne andate felici e contenti ».
Il disagio per l’improvvisa virata sul Porcellum del leader era rimasto sottotraccia, complici anche le vacanze.
E poi finché a parlare è Grillo in persona, prima di protestare i suoi ci pensano almeno due volte.
Ma quando giorni fa sul blog è apparso il post di Claudio Messora in diversi sono scoppiati.
Ecco la frase incriminata del blogger: «Nessuno giochi al piccolo onorevole». Commentata così dalla senatrice Elena Fattori: «Lì dentro combattiamo a mani nude contro lobby potenti, abbiamo messo in gioco la nostra vita. Lo abbiamo fatto con passione e dedizione. È irrispettoso solo insinuare il contrario».
Solo che dallo staff nessuno si è mosso a compassione e anzi, si è risposto con la “poesia” della Taverna, una fedelissima della diarchia al comando.
È la divisione di sempre: gli ortodossi di qua, i dialoganti di là.
Ma il tema della legge elettorale (e magari di un futuro accordo con Pd e Sel) ha fatto risaltare, ancora una volta, le differenze di approccio antropologico alla politica nel M5S.
Sulla necessità di cambiare il Porcellum tutti i grillini sono pienamente d’accordo: ma sul come arrivarci e con quali metodi, lì la spaccatura c’è tutta.
«Non so se i versi si riferissero pure a me — commenta il triestino Lorenzo Battista — ma se fosse credo che a doversene andare sono quelli non disposti al dialogo. Dovevamo essere un movimento nato dal basso, ma quando vedo certe cose non mi sembra...».
Un altro piccolo onorevole? «Se è per quello ci sono anche i piccoli comunicatori».
Francesco Campanella ci scherza sopra: «Lo spirito rivoluzionario ha mille sfumature: tipo il responsabile comunicazione che detta la linea ai parlamentari, per portarsi avanti col lavoro».
E intanto il senatore siciliano su Facebook propone una consultazione online sul Porcellum per sentire il parere degli attivisti.
Poi c’è la toscana Alessandra Bencini, che al Secolo XIX osa ancora di più: «Mi sono scocciata di atteggiamenti dittatoriali e paternalisti ». Un accordo con il Pd non è impossibile».
Intanto a Bovolone, in provincia di Verona, Pd e M5S hanno organizzato una due giorni di festa dibattito tra gli esponenti locali dei due partiti.
«Ma l’iniziativa non ha l’ok di Grillo», mette le mani avanti il trevigiano David Borrelli.

Giuliano Pisapia: “Pronti al voto. Renzi carta vincente” (Il Corriere della Sera, 28 agosto 2013)

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  • Fonte: dirittiglobali.it, titolo originale: «La sinistra sia pronta per il voto. Renzi? È un’ottima carta»

La sinistra sia pronta per il voto. Sconcertato da Grillo strenuo difensore del Porcellum. Berlusconi vada in Senato a difendersi

  • di Annachiara Sacchi

«Non sempre è possibile fare le scelte migliori in astratto, e di certo la caduta del governo sarebbe un danno gravissimo. Ma bisogna confrontarsi con la realtà e allora la domanda è: riesce questo esecutivo a governare? Se la risposta è sì, Letta vada avanti. Se è no, bisogna essere pronti».
Pronti al voto.
Con un’«ottima» carta da spendere: Matteo Renzi.
Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia è tornato da una settimana di vacanza all’estero. Ma il tentativo di lasciare a casa i problemi è fallito, anche se oggi, dice, andare all’estero non è più un’umiliazione: «Fino a due anni fa l’Italia era il paese del Bunga Bunga, oggi è tornata a essere rispettata».

Sindaco Pisapia, continua a non vedere alternative al voto?

«Non sono un sostenitore del voto a tutti i costi, bisogna però capire qual è il male minore. Far saltare tutto sarebbe rischioso, ma sarebbe una follia avere un governo paralizzato dai veti, incapace di fare le scelte necessarie per il Paese».

Pronti in ogni momento?

«Sì, ma dopo aver cambiato il Porcellum e impegnandosi, fin d’ora, a costruire una coalizione di centrosinistra che sia una casa ampia, aperta e accogliente».

Un dialogo con il Movimento 5 Stelle è ancora possibile?

«Per dialogare bisogna essere in due e sono sconcertato dal fatto che Grillo adesso sia uno strenuo difensore del Porcellum. Per ora sa dire solo dei no. Ma su proposte concrete credo sia possibile trovare una convergenza con singoli parlamentari».

Un giudizio sul governo Letta?

«Il governo attuale non è quello voluto dagli elettori e, come ha ricordato Enrico Letta, neppure dai partiti che lo hanno votato. È un esecutivo di emergenza che, per la qualità del presidente del Consiglio e dei ministri, ha approvato provvedimenti positivi».

Quali?

«Decreto del fare, stabilizzazione di molti precari, investimenti per le infrastrutture. Non è ancora chiaro cosa succederà sui temi come Imu, finanziamento della cassa integrazione, aumento dell’Iva, fiscalità locale. Da queste scelte dipenderà il giudizio finale».

Un Letta bis con le colombe del Pdl?

«Non è ipotizzabile un governo con Pd, Scelta civica e parte del Pdl. Sarebbe quotidianamente condizionato da scontri interni al centrodestra».

Lei è un garantista, vede un ruolo politico per Berlusconi al di là della condanna e dell’eventuale interdizione?

«Intanto non si dimentichi che Berlusconi già usufruisce di un condono di tre anni e che, se non vi saranno altre condanne definitive, non farà un giorno di carcere. Proprio da garantista mi sembra che Berlusconi abbia avuto la possibilità di difendersi pienamente in tutti i gradi di giudizio».

Legittimo rivolgersi alla Consulta?

«Nessuno intende negare a Berlusconi di esporre le proprie tesi in Parlamento. Chi gli vieta di andare in Senato a difendersi? Ma dopo la discussione si voterà: secondo coscienza e “senza vincolo di mandato”. Questa è giustizia, questo è garantismo. Non vedo altre vie percorribili».

Salvare Berlusconi dalla decadenza?

«Trovo giusto, e normale, che si rispetti il principio di uguaglianza davanti alla legge. Nessuno aveva messo in discussione la legge Severino prima di questa evenienza. In ogni caso, un vero leader può avere un ruolo politico importante anche se è fuori dal Parlamento».

Parliamo di Pd, come superare le divisioni interne?

«Il Pd è un grande partito. Più è forte, più aumentano le possibilità di vincere le elezioni: per questo spero si ponga fine ai personalismi e si approfondiscano i programmi, anche per essere pronti al voto».

Renzi potrebbe essere la soluzione?

«Dipende dai tempi... Il candidato premier del centrosinistra sarà deciso dalle primarie, non farle sarebbe un suicidio. Renzi ha tutti i titoli per sfidare la destra e vincere. E se si va a votare presto, mi pare che sia un’ottima carta da spendere, un candidato già in grado di raccogliere consensi anche fuori dello schieramento classico».

Oggi è il giorno di Imu. Quali scenari vede?

«Ci sono due questioni. Una riguarda l’Imu in quanto tale, una i soldi per i Comuni. Togliere l’Imu alle case dei ricchi mi pare una follia, diverso è pensare a chi ha pagato un mutuo per 30 anni per una casa in cui abita. Quanto agli effetti sui bilanci comunali, una cosa deve essere chiara: i Comuni senza un gettito almeno pari a quello derivante dall’Imu non sono in grado di sopravvivere. Ma questo il governo lo sa bene».

 

M5S, Pizzarotti: “Abolire il Porcellum è una priorità assoluta” (Il Fatto Quotidiano, 25 agosto 2013)

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  • Fonte: ilfattoquotidiano.it, titolo originale: “M5S, Pizzarotti: “Abolire il Porcellum è una priorità”. Nuti: “Al voto”

Dopo le elezioni anticipate invocate dal leader del Movimento 5 Stelle continua il dibattito interno. Il sindaco di Parma chiede che la riforma venga fatta al più presto: "Lo esigo come amministratore e come cittadino. E' una priorità assoluta". Nuti, capogruppo M5S alla Camera: "Chi non vuole andare alle urne subito è masochista"
Se il governo cade, al voto con il Porcellum. Oppure no.
A pochi giorni dal post di Beppe Grillo sul blog in cui si invocano le elezioni anticipate e le dimissioni di Napolitano, la discussione dentro il Movimento 5 Stelle è aperta.
Così il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, sulla sua pagina Facebook scrive: ”Abolire l’attuale legge elettorale anticostituzionale e antidemocratica, è una priorità assoluta. Vista anche la non definita durata del governo. Lo esigo come amministratore e come cittadino. La possibilità di avere un governo stabile, a maggior ragione in un momento come questo, è fondamentale. Per effettuare le riforme di cui necessita il paese, serve un governo forte, stabile e coeso”.
Da primo cittadino Pizzarotti, dice di essere preoccupato per i continui tagli alla pubblica amministrazione: “Non possiamo permetterci un esecutivo in balia di un solo uomo che più di una volta ha dimostrato di non guardare al bene del paese ma al suo. Gli enti locali saranno soggetti ancora a tagli. I comuni erogano servizi essenziali, i tanti ministeri e servizi statali no. Che inizino a tagliare da lì”. E su Berlusconi dice: “Per un uomo solo i partiti tornano a discutere di amnistia, cancellando in un colpo solo tutti i veri problemi del Paese. Cambiamo l’Italia”.
Le parole di Pizzarotti arrivano in una pausa estiva movimentata, dove tante sono le ipotesi in caso di caduta del governo. “La soluzione è un governo della società civile e scelto dalla rete per realizzare cinque punti del nostro programma”, sostengono alcuni dei senatori del Movimento 5 Stelle.
Così Francesco Campanella: “Non possiamo sprecare quest’opportunità. Saremmo dei pazzi. Dobbiamo fare qualcosa di concreto”.
Della stessa opinione il senatore Lorenzo Battista, che in un’intervista a il Messaggero ha dichiarato: “Andare a votare col Porcellum è una cosa che va contro tutto quello che abbiamo sempre detto in campagna elettorale. Spero che quella di Beppe sia una provocazione”, altrimenti “sarebbe follia allo stato puro. E un danno enorme per il Paese. Non c’è nessuna certezza sull’esito. Uno dei compiti che abbiamo è mettere mano al sistema elettorale. Il presidente Napolitano non scioglierà mai le Camere se prima non si cambierà la legge”. “C’è una nostra proposta per reintrodurre le preferenze. Piuttosto che tornare al voto con il Porcellum, l’M5S è disposto a mettersi intorno a un tavolo e a discutere una nuova legge elettorale”.
Posizioni non condivise da tutti, soprattutto dopo le parole del leader del Movimento 5 Stelle che ha ribadito l’importanza di andare alle urne senza compromessi con gli altri partiti: “Noi vogliamo cambiare il Porcellum”, ha dichiarato il capogruppo alla Camera Riccardo Nuti, “ma non vogliamo farlo ora per non farci fregare dagli altri partiti. Si va alle elezioni con questa legge elettorale e noi, a differenza di questo governo, mettiamo la riforma della legge elettorale al primo posto del nostro programma”. E ha concluso: “Non c’è alcun problema da risolvere con i dissidenti. Chi capisce che è necessario andare al voto ora ok, chi non lo capisce va bene lo stesso. Ne prendiamo atto”.
A commentare la posizione di Grillo in materia anche il deputato del Partito democratico Pippo Civati: “Non è un caso se anche lui è stato contagiato dal Porcellum, che non è un sistema elettorale ma un virus. Quando entrano in parlamento tutti propongono di cambiarlo, poi quando si sta per uscire nessuno lo vuole cambiare più. Grillo di fatto così può gestire in modo molto verticistico il gruppo parlamentare. Di fatto è un sistema elettorale che consente al capo di gestire le cose con molta più serenità. Mi sorprende e non mi sorprende. Facendo così ci costringe, tra l’altro, a discutere con Brunetta per un’altra settimana”.

 

M5S, voto e legge elettorale spaccano il movimento di Grillo (Il Messaggero, 26 agosto 2013)

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I fedelissimi del capo avvertono dissidenti e dubbiosi: chi non è con noi e vuole il dialogo con il Pd è masochista. Pizzarotti, sindaco grillino di Parma: “Abolire il Porcellum è una priorità”

  • di Claudio Marincola

È bastato sollevare il dito e obiettare che andare a votare ora col Porcellum sarebbe «follia allo stato puro» per sollevare un vespaio in casa grillina.
Che pure fino a ieri aveva in profondo disprezzo quel sistema elettorale.
Lo ha fatto il senatore Lorenzo Battista. Ha detto quello che altri suoi colleghi pensano e stanno meditando in queste ore. Il problema è che non coincidono affatto con il pensiero di Grillo-Casaleggio propenso a rivalutare in fretta e furia il Porcellum.
Ed ecco la replica affidata alle parole del capogruppo alla Camera Ricccardo Nuti: «Chi non è d’accordo con noi e pensa davvero di poter fare una legge elettorale con gli altri partiti lo faccia. Ma questo è un masochismo inutile».

Contestato Messora

Nuti, palermitano, fedelissimo della prima ora è scattato al momento giusto, perfettamente in linea con i due co-fondatori per mettere in fuorigioco Battista. E il guardalinee ha alzato la bandiera.
Ma l’unanimismo in casa grillina è solo di facciata.
Poche ore prima, sia pure sottotraccia, si erano beccati su Twitter Claudio Messora e Francesco Campanella. Cioè il capo della comunicazione di Palazzo Madama e uno dei senatori più critici. Tutto è cominciato con un post del blogger rivolto a chi avesse in animo «di aprirsi al dialogo» in caso di crisi di governo. Titolo: «Nessuno giochi al piccolo onorevole».
Campanella non l’ha presa bene. E ha commentato: «Lo spirito rivoluzionario ha mille sfumature, per esempio il responsabile della comunicazione di un gruppo parlamentare che indica la linea ai parlamentari per portarsi avanti con il lavoro». Caustico il contro canto di Messora: «Il cittadino portavoce al Senato Campanella non è d’accordo con la mia visione del M5S».

Vinceremo

Più diretto Nuti in veste di difensore del Porcellum, «questa legge», «che ha tanti difetti». Sicuro di «non avere dei problemi dopo il voto», perché «pensiamo di poter arrivare primi e di governare». Secondo il capogruppo grillino «gli italiani hanno provato di tutto» e «dopo aver visto i risultati di questa maggioranza, non resterà che votare il M5S e darsi una svegliata. Un Paese senza Pd e Pdl può esistere».
E Battista? I battibecchi non sono il suo forte. Suggerisce a Nuti - perché Grillo intenda - di pensare «un sistema elettorale che vada verso l’interesse dei cittadini e non dei partiti». E ricordare che restare con il Porcellum vorrebbe dire correre il rischio che la Consulta a dicembre, quando dovrà esprimersi circa la sua legittimità «invalidi tutto, anche le eventuali nuove elezioni».
Contro le aperture di Battista si è mobilitato anche il suo quasi omonimo Alessandro Di Battista, deputato alla Camera. «Il M5S è una forza rivoluzionaria e non abbiamo nulla a che vedere con la partitocrazia nella sua totalità - avverte - se lo ricordino alcuni parlamentari smemorati, confusi e ingrati». Per Pippo Civati, il Pd che secondo alcuni non avrebbe smesso di fare scouting tra i 5stelle la spiegazione del perché Grillo «è stato contagiato dal Porcellum» è semplice: «in questo modo può gestire in modo molto più verticistico il suo gruppo parlamentare».

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(immagine tratta dal gruppo FB  "Lupo Roberto" )

Rassegna web

Cos’è il Porcellum?

La legge n. 270 del 21 dicembre 2005 è la legge che ha modificato il sistema elettorale italiano e ha delineato la disciplina attualmente in vigore. È stata formulata principalmente dall'allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli, che tuttavia a seguito delle numerose modifiche introdotte durante l'iter parlamentare la definì «una porcata»[1] in un'intervista televisiva. Proprio per questo venne definita porcellum dal politologo Giovanni Sartori.[2]
(continua)

Il porcellum a cinque stelle (Il Corriere della Sera, 24 agosto 2013)

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  • Fonte: in pdf  e txt   su rassegna stampa del comune di Roma

Legge elettorale, la conversione di Grillo: la legge elettorale la cambierà il M5S quando sarà al governo.

  • di Gian Antonio Stella

« Il Porcellum è stato partorito dalle scrofe di destra con l'aiuto dei verri di sinistra», sentenziò tre mesi fa Beppe Grillo.
Maiali di qua, maiali di là.
Eppure, par di capire, quella legge sciagurata potrebbe restare in vigore anche alle prossime elezioni anche grazie ai grillini.
È difficile infatti interpretare in maniera diversa, per quanto qualche penta-stellato sia accorso a randellare i commenti sulla «retromarcia», le parole scritte dal leader genovese  contro «il Nipote dello Zio», Enrico Letta, e quanti vorrebbero accelerare sulla riforma della legge che a parole tutti detestano: «Improvvisamente, dopo quasi otto anni di letargo sul Porcellum hanno fretta, molta fretta di cambiarlo. Sanno che con il Porcellum il rischio che il M5S vinca le elezioni e vada al governo è altissimo».
Nessun confronto: «La legge elettorale la cambierà il M5S quando sarà al governo».
E basta, «alle elezioni subito, con buona pace di Napolitano». Sottinteso, con la legge che c'è. Ma come: è lo stesso Grillo che ad aprile diceva che «il Porcellum ha trasformato i parlamentari in yes men» e che «ci si può mettere d'accordo in un attimo: i tre gruppi principali si riuniscono, abroghiamo il Porcellum e poi andiamo a votare con la legge di prima»?
Lo stesso che a luglio accusava gli altri («è ormai chiaro che vogliono tenersi il Porcellum») e dettava l'agenda a Napolitano con le parole «imponga la cancellazione del Porcellum e sciolga il Parlamento»?
Quanto la svolta possa confermare i pregiudizi di chi già diffidava dell'ex comico, entusiasmare i fedelissimi ostili all'ipotesi di una riforma bollata «super Porcellum» o seminare perplessità tra gli elettori non si sa.
Grillo, che un po' tutti gli ultimi sondaggi prima della pausa estiva davano in rimonta dopo le flessioni primaverili, avrà fatto i suoi conti.
Ma se è così si tratterebbe, appunto, dei «suoi conti»: cosa conviene al MoVimento?

Gli stessi calcoli di bottega, piaccia o no il paragone, che spinsero nel 2005 la destra, decisa a boicottare una vittoria della sinistra data (a torto) per trionfante, a inventarsi il Porcellum.
Il cui senso fu chiaro nel titolone di Libero: «Addio, caro Mortadella / Passa la riforma elettorale di Berlusconi. E per Prodi saranno guai».
E ancora gli stessi calcoli che spinsero nel 2012 Pier Luigi Bersani, convinto d'avere la vittoria in tasca, a non scatenare l'iradiddio per cambiare l'odiata legge ma a «rassegnarsi» alla sua conferma fino a tirarsi addosso le ironie di uomini diversissimi come Cicchitto, Parisi, Casini o Ferrero.
Come sia andata nell'uno e nell'altro caso è noto: trionfi (drogati) alla Camera, caos al Senato. Perfino il boom nel 2008, quando per circostanze forse irripetibili riuscì a conquistare la maggioranza in 67 province (solo 17 a febbraio, contro le 40 del Pd e le 50 del M5S), bastò al Cavaliere a reggere faticosamente solo un paio di anni.
Davvero Grillo pensa di poter fare meglio? Auguri. Ma certo la sua scommessa su una vittoria grazie all'attuale legge elettorale che lui bollò come «contraria alla Costituzione» («Se la Corte costituzionale dovesse dichiararla illegittima avremmo un Parlamento di abusivi») è una scommessa già fatta da quelli che lui vorrebbe processare in piazza. Il guaio è che sul piatto non c'è solo il destino suo e dei suoi «boy scout». Ma molto di più.

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I giovani e la politica: fiducia solo in Matteo Renzi. Crolla la fiducia in Beppe Grillo (Il Sole 24 Ore, 9 agosto 2013)

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  • Fonte: Il Sole 24 Ore, titolo originale: “«I giovani promuovono Renzi e Napolitano». Per Letta tre priorità

9mila intervistati tra i 18 e i 29 anni: disamore per i partiti ma il sindaco di Firenze svetta come alternativa a una politica che non convince e non appassiona. I grillini non reggono l'urto dell'esordio parlamentare, con un 55% di under 30 che liquidano come un "bluff" l'attività svolta finora

Gli under 30 e la politica?
Salvano Giorgio Napolitano. Chiedono una sterzata "giovanile" al governo Letta.
E se devono indicare un leader, preferiscono Matteo Renzi a Grillo.
È il bilancio del Rapporto giovani (indagine promossa dall'Istituto Toniolo), curato da un gruppo di docenti dell'Università Cattolica e messo a punto da Ipsos con il sostegno della Fondazione Cariplo. Il comune denominatore dei 9mila intervistati, tutti tra i 18 e i 29 anni, è un disamore stazionario per i partiti.
Dove il sindaco di Firenze svetta come alternativa a una politica che non convince e non appassiona.

Promosso Napolitano. Letta? Rimandato a settembre

Tra le pochissime ancore di fiducia, resiste il presidente della Repubblica.
Non è piaciuta la riconferma di Napolitano in extremis, interpretata come una scappatoia dal pantano del dopo elezioni.
Ma l'inquilino del Colle conserva la stima del 44,5% degli intervistati, che lo "promuovono" con un voto pari o superiore a sei. Molto di più di quanto ottenga il governo Letta, né stroncato né premiato dalla ricerca. Quasi la metà del campione (il 40,1%) ha comunque digerito poco l'accordo bipartisan tra fazioni che si erano sempre scontrate frontalmente. Anche se c'è chi riconosce il tentativo di pacificazione (24,4%) o la nutrita presenza di donne e giovani (il 16%).
Pagella complessiva? Il 36,7% opta per il sei. Politico, perché da qui all'entusiasmo il passo è lungo. Almeno 30 punti: si sbilancia dall'8 in su solo il 7% degli intervistati. La sufficienza di un intervistato su tre si gioca su alcuni punti da migliorare. Il 46,4% degli under 30 coinvolti nella ricerca spera che il governo lavori sull'immagine dell'Italia all'estero, ricucendo gli strappi dell'instabilità politica nella considerazione dei partner politici e commerciali. Il 32,9% dà priorità all'evasione fiscale, il 31,7% rivendica una maggiore attenzione per le nuove generazioni e il 29,6% auspica interventi più incisivi sulla crescita economica.

Renzi leader del futuro per il 40%

Solo Matteo Renzi si fa largo nel pessimismo per la scelta di un leader, a destra e a sinistra.
Il sindaco di Firenze potrà «segnare il futuro della politica» per più del 40% degli intervistati. Staccato di netto Grillo (7,8%) e triplicata la percentuale degli indecisi (13%).
L'entusiasmo per il Movimento Cinque Stelle è in discesa: tra il prima e il dopo elezioni, il 43% degli intervistati ha rivisto al negativo le sue stime sul fenomeno.
I grillini non reggono l'urto dell'esordio parlamentare, con un 55% di under 30 che liquidano come un "bluff" l'attività svolta finora.
Le alternative? Un giovane su tre (il 33,5%) non vede niente di nuovo nell'arco parlamentare, e spera in una rigenerazione su tutta la linea dei candidati.
Le richieste: lavoro per i giovani e apprendistato
Già, rigenerazione.
È l'urgenza numero uno tra intervistati che si sentono «schiacciati dalle generazioni precedenti» (85,9%) e «privati delle loro opportunità» (90,4%).
E sottolineano al governo Letta tre priorità assolute: occupazione giovanile (47,8%), apprendistato (18,3%) e investimenti in ricerca e innovazione (12,4%).
Insistendo sull'integrazione studio-lavoro come trampolino di crescita, contro il 5,6% di chi chiede interventi di sostegno al reddito, dai sussidi al reddito minimo.
Carte che il governo può giocare, sbilanciando in positivo il giudizio sospeso degli under 30.

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Grillo attacca Renzi sulla bocciatura di Prodi al Colle (Il Sole 24 Ore, 8 agosto 2013)

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  • Fonte: Il Sole 24 Ore titolo originale: “Grillo attacca Renzi: dimostri l'estraneità dei suoi 55 parlamentari sulla bocciatura di Prodi al Colle

«I 101 franchi tiratori del pdmenoelle che hanno affossato Prodi sono tra i principali artefici della situazione attuale del Paese». Beppe Grillo, sul suo blog, invita Matteo Renzi a dimostrare l'estraneità dei suoi 55 parlamentari nella votazione che ha consentito la nascita del governo «di fatto guidato dal suo amico Berlusconi».
Quei 101, scrive Grillo, «hanno impedito il costituzionale avvicendarsi di un'altra personalità alla prima carica dello Stato e consegnato l'Italia a Berlusconi, che con Prodi avrebbe avuto vita dura». «Può il giovane ebetino di Firenze Matteo Renzie, dimostrare che i suoi 55 parlamentari non hanno contribuito, dietro suo ordine, all'impallinamento di Prodi e quindi alla nascita del governo guidato di fatto dal suo amico Berlusconi o conferma questa vox populi? Sono sicuro che Renzie con uno scatto d'orgoglio da statista, uno come quello che lo portò ad Arcore dal futuro pregiudicato o come quello che lo fiondò alla tavola di Briatore, dimostrerà inequivocabilmente la sua estraneità. PS: Ponte Vecchio è libero domenica 11 agosto?», conclude il leader del M5S.
Pronta la replica del Pd con Angelo Rughetti, deputato vicino al sindaco di Firenze: «Grillo non faccia il furbo! Non provi a scaricare su altri le responsabilità politiche enormi che gravano sulle sue scelte a dir poco scellerate».
«Ricordo quei giorni come fosse adesso - continua Rughetti -. Io sono uno dei 55 a cui fa riferimento Grillo, ma non sono uno dei 101. Stia attento perché queste dichiarazioni sono al limite della denuncia penale. Noi votammo Prodi convinti e provammo anche a convincere parlamentari di altri gruppi a sostenere questa candidatura».
«Grillo approfitti del periodo di riposo per riflettere sugli effetti delle decisioni assunte dal suo eremo genovese e come il famoso film sliding doors si interroghi su come sarebbe stata la storia di questo Paese negli ultimi 5 mesi se avesse fatto scelte diverse», conclude Rughetti.

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Valentina Spata: Mi espellono, ma il Pd siamo noi (l’Espresso, 25 giugno 2013)

valentina spata

«Avevo detto che il nostro candidato a Ragusa, già uomo di Cuffaro, non rappresentava le idee della base. E quello del M5S invece era di sinistra. Ora mi buttano fuori, però gli elettori democratici hanno scelto come me». Parla Valentina Spata, la dirigente “decaduta” dal partito

  • di Giorgio Velardi

Su Twitter si definisce «giovane, donna, sicula, democratica e spartana». In queste ore, a Ragusa, il caso di Valentina Spata sta scuotendo il Partito democratico. Spata, 32 anni, una delle fondatrici del Pd ragusano e prima ancora dirigente dei Giovani democratici, è stata di fatto espulsa dal partito. Anzi, meglio: è «decaduta d'ufficio».
Il copyright del neologismo appartiene a Enzo Napoli, coordinatore dell'Esecutivo regionale.
Il quale non ha gradito l'intenzione della giovane – resa pubblica con un post su Facebook – di votare per il candidato del M5S, Piccitto, al ballottaggio che lo scorso weekend ha portato all'elezione del nuovo primo cittadino di Ragusa.
Piccitto, come noto, ha vinto con il 69,4% dei consensi battendo Giovanni Cosentini (appoggiato non solo dai democratici ma anche da Udc e Pdl).
Lo stesso che, senza remore, ha rivelato di inviare una lettera al mese all'ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, condannato a 7 anni per favoreggiamento a Cosa Nostra.

«Con il M5S ha vinto tutto il centrosinistra», dice Spata contattata da "l'Espresso". «Epifani? È venuto a Ragusa e non ci ha incontrati. L'unico che ancora fa del Pd la mia casa è Giuseppe Civati».

Prima di tutto non posso non chiederle la differenza fra la decadenza d'ufficio e l'espulsione. A lei è stato spiegato?

«Non ho ricevuto alcun chiarimento a riguardo. Credo sia il modo più elegante che potesse essere utilizzato per mandarmi via dal Partito democratico, pensando che non sarebbero arrivate critiche, visto che "espulsione" è una parola molto forte e avrebbe sollevato un polverone. La differenza, comunque, non esiste: di fatto mi si dice che, per le scelte da me fatte, vengo messa alla porta. In entrambi i casi, sia per la decadenza d'ufficio che per l'espulsione, si deve riunire la commissione di garanzia per deliberare. Non mi pare che questa circostanza si sia verificata...».

Tutto ciò è accaduto perché lei ha manifestato pubblicamente l'intenzione di votare per il candidato del M5S, Piccitto, e non per Cosentini. Alla fine, però, ha avuto ragione...

«Mi pare che l'elettorato del Partito democratico, e più in generale quello di centrosinistra, abbia deciso in modo chiaro chi doveva essere il nuovo primo cittadino di Ragusa. Da iscritta e dirigente del Pd non posso non affermare che la classe dirigente locale e regionale del mio partito è miope e si rifiuta di vedere quanto è accaduto. Ci sono problemi seri, le persone in questione non hanno compreso realmente ciò che volevano i cittadini. Con il Movimento 5 Stelle ha vinto tutto il centrosinistra. Trovo inconcepibile il fatto che in una situazione simile, che dovrebbe portare alle dimissioni dei diretti interessati, si pensi alla mia espulsione dal partito. Non poteva esserci sconfitta peggiore».

Quella espressione, «decaduta d'ufficio», è stata "coniata" da Enzo Napoli. Il quale ha anche aggiunto che lei ha sollevato il caso «solo per fare la vittima e avere visibilità». Cosa risponde?

«Napoli è il coordinatore della segreteria e non ha alcuna voce in capitolo per dire ad un iscritto che è "decaduto d'ufficio", quindi espulso. Non credo di essere io quella in cerca di visibilità, non è uno dei principi per cui mi batto ogni giorno sul territorio. E non voglio fare la vittima. Quello che Napoli e altri non hanno compreso è che questa vicenda non riguarda solo me, ma anche le tante persone ?€“ sindaci, parlamentari, semplici militanti ?€“ che in questi giorni mi hanno scritto da tutta Italia. Questo è un partito che scrive le regole e che poi le fa rispettare in maniera discrezionale».

Sul suo profilo Facebook, in queste ore, le sono arrivati numerosi attestati di stima. Qualcuno della segreteria del Pd si è fatto sentire? Penso a Guglielmo Epifani, ma non solo...

«Epifani è venuto a Ragusa a sostenere Cosentini, malgrado io e i componenti del mio circolo gli avessimo scritto una lettera in cui gli esponevamo le nostre criticità a riguardo. Cosa che, in precedenza, avevamo fatto anche con la segreteria regionale, denunciando ciò che non andava...».

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