[img_assist|nid=102|title=Debora Serracchiani|desc=|link=none|align=left|width=190|height=195]
Democratici Digitali (DD): Buongiorno Debora. Vuole presentarsi rapidamente?
Debora Serracchiani (DS): Sono nata a Roma il 10 novembre 1970. Vivo a Udine dove esercito la professione di avvocato. Dal 21 marzo 2009 la mia vita é cambiata totalmente. Ora sono deputata al Parlamento europeo, sono in continuo movimento e sono candidata alla segreteria regionale del PD in Friuli Venezia Giulia.
DD: Lei rappresenta uno dei volti nuovi del Partito Democratico. In un certo senso è stata "lanciata" dalla rete e poi eletta al Parlamento Europeo anche grazie ad un uso intelligente delle opportunità offerte dalla comunicazione digitale e dalle nuove tecnologie del web 2.0 (Youtube, Facebook, Flickr, Technorati, Twitter, eccetera). A suo avviso l’uso della rete è stato utile per la sua vittoria alle europee o in ogni caso le sue idee si sarebbero imposte?
DS: Sono sicura che la rete, e soprattutto il grande successo su Youtube del mio intervento del 21 marzo 2009, sia stata determinante per far arrivare il mio messaggio ad un numero molto elevato di persone. Confido molto nella comunicazione via web; i principali strumenti che utilizzo sono: Facebook, YouTube, Twitter, Hellotxt, Ning, IntenseDebate (e Disqus) e il mio blog su Wordpress.
DD: Alcuni commentatori sostengono che nel PD, oltre ad una contrapposizione di linee politiche, ci sia anche una contrapposizione "generazionale" (vedi ad esempio Stefano Quintarelli ) tra chi rappresenta gli interessi di un elettorato "anziano" e chi rappresenta (al momento in maniera minoritaria) gli interessi della nuova "generazione internet". Che ne pensa?
DS: Nel PD ci sono le avvisaglie per un"salto generazionale", ma è ancora presto per parlare di "generazione internet". Tra i "dirigenti" PD il grado di alfabetizzazione informatica (e digitale) è solo in pochi casi abbastanza elevato mentre, se non altro per ragioni anagrafiche, i "giovani" del PD dimostrano particolare dimestichezza con i nuovi media ma non sono ancora sufficientemente "giovani" per essere considerati nativi digitali (termine con il quale in genere si indicano i nati dalla seconda metà alla fine degli anni '80). Sono convinta che ci sia bisogno di un patto generazionale e non mi piace l’idea della contrapposizione; ciò non toglie che nel PD ci sia bisogno di rinnovamento.
DD: Come ricordava prima, adesso lei è candidata a segretario del Partito Democratico per il Friuli Venezia Giulia. Nel suo "programma"(qui in pdf) non ho trovato riferimenti alle politiche digitali (banda larga, innovazione tecnologica, superamento del digital divide, formati aperti, interoperabilità). Ritiene che questi temi non siano importanti per una politica "regionale"?
DS: Nel programma, dato che si tratta di una candidatura ad una carica interna al PD, ho trattato i temi più strettamente politici e territoriali. Inoltre esigenze di sintesi non mi hanno permesso di affrontare tutte le tematiche a me care. Colgo questa occasione per ribadire il mio impegno per il software libero, per l’eliminazione del digital divide, per la creazione di reti regionali di servizi al cittadino, per l’incentivazione del lavoro telematico e lo sviluppo dell’informatizzazione della pubblica amministrazione. È una strada sulla quale si era mossa bene, ad esempio, l’amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia guidata da Riccardo Illy.
DD: Quali saranno le sue prime azioni "digitali" se diventerà segretario regionale del PD?
DS: Comincerò dal PD, incentivando l’uso della rete nei rapporti tra circoli, e tra circoli e cittadini.
DD: Le mozioni dei tre candidati alla segreteria del Partito Democratico contengono pochi e vaghi riferimenti alla politica digitale, alle reti, all’ICT. C’è un ritardo culturale del PD rispetto ad altri partiti (ad esempio Italia dei Valori e Radicali) o c’è una scelta politica precisa (ad esempio rivolgersi ad un elettorato demograficamente lontano da questi temi)?
DS: Il PD è nato per parlare a tutto il Paese, e quindi escludo che sia stata fatta una scelta simile. In effetti, il ritardo del PD nei confronti delle frontiere più avanzate delle reti e dell’ICT potrebbe anche essere un riflesso di altre, chiamiamole così, "viscosità" che si riscontrano nel partito. Comunque, il mio impegno è perché nel PD ci sia un rinnovamento generale di idee e di persone, che comporti un innalzamento dell’attenzione su queste tematiche.
DD: Il progetto "Digital Britain" del governo Brown che fissa le linee strategiche del Regno Unito assegna un ruolo fondamentale alle comunità locali nello sviluppo dell’economia digitale specie per quanto riguarda gli aspetti editoriali, giornalistici e di produzione di "content". Che ne pensa?
DS: Penso che si tratti di un punto particolarmente importante quando si affronta il tema dell’economia digitale. A tale riguardo esistono a livello globale diversi progetti finanziati da grosse organizzazioni private e non-profit, per lo sviluppo delle comunità locali, dell'economia digitale e del digital citizen journalism. Solo per citarne alcune: Knight News Challenge, Vodafone Americas Foundation Wireless Innovation Project, Challenge Post, Microsoft Digital Citizenship and Creative Content.
Anche a livello europeo, la Commissione si è attivata per promuovere l'innovazione tecnologica e l'uso delle nuove tecnologie in un più ampio orizzonte operativo: TEFIS (Techno-economic Foresight for the Information Society) e ICTIN (Role of ICT industry in the evolving Knowledge Economy).
DD: Recentemente il commissario EU Reding ha reso pubblico il piano "Digital Europe" (qui la versione in italiano) che si pone obiettivi ambiziosi per il prossimi 5 anni. L’Italia non solo è il fanalino di coda dell’Europa Digitale ma anche il piano "Romani" annunciato trionfalmente solo qualche mese fa dal governo Berlusconi per portare la banda larga in tutta Italia ora è privo di finanziamenti CIPE. Perché il PD non fa sentire la sua voce su questo tema cruciale per il nostro futuro?
DS: Il PD, tramite il suo responsabile comunicazione Paolo Gentiloni, si é fatto sentire. Quindi direi che anche dal PD sono giunti segnali importanti, ma questo governo, al contrario, sembra determinato a non risolvere il problema.
DD: Conosce il progetto di legge dei senatori PD Vita e Vimercati sulla neutralità della rete? Che ne pensa?
DS: Anche alla luce di importanti vicende del recente passato, come l'oscuramento del "torrent tracker" Pirate Bay e delle traversie giudiziarie a carico di Google Italia, sono state poste sul tappeto questioni nuove e importanti, che coinvolgono la libertà e la responsabilità legale dei provider, ma che in senso più ampio evidenziano la complessità della ridefinizione del diritto per effetto delle nuove tecnologie. La linea sulla quale dobbiamo muoverci è quella del mantenimento della neutralità della rete, che va di pari passo con l'equità di accesso alle risorse comuni e la libertà d'opinione. Credo che in Italia si debba lavorare ancora molto per garantire queste libertà e l'accesso a banda larga alla Rete. Non dovrebbero succedere casi come quello di Vodafone, che limita la neutralità, come si legge nel blog di Nicola Mattina.
DD: Grazie Debora e buon lavoro
DS: Grazie a voi.
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