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Imprenditori digitali, intervista a Andrea Boscaro di Pangora

a cura di Agatino Grillo

Democratici Digitali (DD): Ciao Andrea. Chi sei? Ti presenti rapidamente?

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Andrea Boscaro (AB): Dal 2000 mi occupo di pubblicità online prima in Lycos e poi in Pangora , un motore di ricerca per il commercio elettronico. Sviluppando Pangora ho avuto modo di osservare da vicino la crescita e le potenzialità di questo ambito ed il fatto che esso sconti i limiti del sistema Paese sul fronte della logistica e del nanismo delle imprese per citare gli aspetti più eclatanti.
Mi occupo inoltre di innovazione per il PD milanese: la prima iniziativa è stata trasformare http://www.pdmilano.org  in una piattaforma di pubblicazione aperta per tutti i circoli del territorio metropolitano.

DD: Andrea, ti si potrebbe definire un "imprenditore digitale": in questa veste che ne pensi dei vari "piani digitali" che, negli ultimi mesi, i principali governi occidentali hanno pubblicato per sconfiggere la recessione ed incentivare l’economia digitale ("Digital Britain", piano Obama per il broadband, piano banda larga del governo italiano…). Sono iniziative utili? E che ne pensi del piano italiano di Romani e Brunetta?

AB: Sono fermamente convinto della potenzialità degli strumenti digitali anche per lo sviluppo economico. Proprio per questo mi piace intervenire in più ambiti per raccontare le opportunità dell'innovazione digitale come strumento di democrazia e di competitività. Proprio analizzando i profili di "democrazia" e "competitività", l'iniziativa "banda larga" del governo italiano è lontanissima dall'organicità di Digital Britain: il piano Romani si accontenta, e con grave ritardo, di lottare contro il digital divide, aspetto cruciale, ma non esclusivo del gap di innovazione nel nostro Paese. Da seguire invece il Ddl Vimercati /Vita che affronta a 360° il tema della Rete.

DD: Un consiglio ad un italiano (giovane o meno giovane) che voglia iniziare un’attività imprenditoriale in rete.

AB: Iniziare subito ponendo la massima attenzione agli aspetti "social" ed ovviamente al ruolo dei motori di ricerca. Le migliori idee e le più convincenti attività commerciali sul Web si scontrano con i costi di acquisizione dell'utenza e devono quindi partire con un'innata propensione al web-marketing. Inoltre occorre sempre guardare con attenzione a quanto accade negli Stati Uniti: si sta assistendo ad un interessante round di finanziamenti di start-up legate a Facebook per esempio.

DD: Ho provato a fare un'analisi comparata dei programmi dei 3 candidati alla segreteria del PD sui temi delle politiche digitali (sulla base delle mozioni presentate da Franceschini, Bersani e Marino). Purtroppo dalla lettura delle tre mozioni emerge un quadro desolante: nessun riferimento o quasi alle tematiche digitali: non si parla di rete, di internet, di software (breve accenni sull'universo
solo nel documento di Marino...). Hai dei suggerimenti per il futuro segretario del PD sul tema dell'innovazione e delle politiche digitali?

AB: Il suggerimento è senz'altro superare una certa immagine di conflittualità che vi possa essere fra web e territorio: è del tutto evidente che ciascun circolo e ciascun militante usa ormai reti e volantini senza alcuna soluzione di continuità. Per il resto, credo che la mozione Marino, anche nei comportamenti, sia quella che ha dedicato maggiore attenzione al problema dell'accesso come diritto ed al Web come ponte verso la modernità. Senz'altro dovranno continuare le iniziative di sprone verso il nuovo segretario da parte di chi ha nel corso degli anni posto attenzione a questi, come Paolo Zocchi che ho avuto il privilegio di conoscere nell'Osservatorio sull'Innovazione e che purtroppo ci ha lasciati quest'estate.

DD: Alcuni commentatori sostengono che nel PD, oltre ad una contrapposizione di linee politiche, ci sia anche una contrapposizione "generazionale" (vedi ad esempio l'intervista a Quintarelli) tra chi rappresenta gli interessi di un elettorato "anziano" e chi rappresenta (al momento in maniera minoritaria) gli interessi della "nuova generazione". Che ne pensi?

AB: Credo sia più una finzione mediatica. Non mi pare che nelle mozioni Bersani e Franceschini non si tocchino temi, come la precarietà e il talento, che sono centrali per le fasce più giovani. Certamente la mozione Marino ha però in sé tratti e comportamenti che sono più vicini al linguaggio ed ai bisogni, anche simbolici, delle nuove generazioni. Starà al nuovo segretario portare avanti il suo programma facendo tesoro di tutte le ricchezze che saranno emerse nel corso di questo dibattito.

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