Traduzione a cura di Agatino Grillo del discorso tenuto da Viviane Reding, Commissario EU per le Telecomunicazioni ed i Media in occasione de "The Ludwig Erhard Lecture 2009", Consiglio di Lisbona, Brussels, 9 luglio 2009. La traduzione è disponibile anche in formato pdf e doc.
[img_assist|nid=63|title=Viviane Reding|desc=Fonte - Wikipedia|link=none|align=left|width=250|height=267]Cari Mr. Hofheinz e Ms. Mettler,
signore e signori,
sono veramente onorata di essere stata invitata a quest’edizione delle "Ludwig Erhard Lecture". Il momento scelto per questo avvenimento non poteva essere migliore e desidero congratularmi vivamente con gli organizzatori del "Consiglio di Lisbona" per il loro eccellente tempismo.
Infatti in questi giorni nei quali l’Europa è alla prese con la crisi economica più grave dagli anni ’30 è veramente utile, specie per i politici, ricordarsi del lavoro di Ludwig Erhard e rileggere i suoi scritti. Prima di diventare cancelliere della Germania, Ludwig Erhard era stato il primo ministro dell’economia della giovane Repubblica Federale tedesca dopo la seconda Guerra mondiale. Dopo anni di dittatura a gestione centralizzata dell’economia, dopo una catastrofe di dimensioni senza precedenti ed una crisi economica e sociale globale, ad Erhard fu affidato l’immane compito di ricostruire l’economia tedesca. Egli ebbe successo e spesso si parla di "miracolo economico" ("Wirtschaftswunder") per il fatto che riuscì, alla fine degli anni ‘50, a fare della Germania occidentale la seconda più importante economia del mondo dopo gli Stati Uniti.
Ma se guardiamo con attenzione a quanto Erhard ha fatto nella sua attività politica, ci accorgiamo che non si trattò di un miracolo ma piuttosto di una felice combinazione tra forte determinazione politica, adozione di principi economici affidabili e la giusta comprensione dell’importanza della psicologia per la macroeconomia. In vista della crisi che stiamo affrontando permettetemi quindi di tornare indietro di un passo e di approfondire alcuni aspetti dell’opera di Ludwig Erhard: in primo luogo i principi alla base di una politica economia affidabile, poi la determinazione politica.
Il punto di partenza della politica di Erhard per rilanciare l’economia tedesca fu la ferma convinzione che occorresse puntare su una economia di mercato, su un mercato che fosse aperto e che fosse basato sulla legge della domanda e dell’offerta. L’opportunità di tornare ad un’economia di mercato non era del tutto pacifico nella Germania del 2° dopoguerra dopo oltre dieci anni di nazionalizzazioni, protezionismo e centralismo in molti settori industriali. Riportare l’economia indietro in Germania fu dunque uno degli obiettivi chiave di Erhard. Ma Erhard sapeva bene che non sarebbe stato sufficiente solo dare fiducia al mercato da solo. La legge della domanda e dell’offerta permettono a mercato di massimizzare la libertà individuale solo quando ad un singolo attore del mercato, o a diversi attori che operano congiuntamente, è impedito di assumere una posizione di mercato dominante. Lo stato deve quindi giocare un ruolo importante: deve in primo luogo assicurare una concorrenza effettiva del mercato e contrastare i cartelli ed i monopoli. Questo oggi potrebbe sembrarci ovvio ma tutto ciò non era così evidente negli anni ’50 quando Erhard si impegnò strenuamente per la promulgazione della prima legge tedesca "antitrust" – una legge che è stata successivamente il modello per la creazione dei principi ispiratori del trattato della Comunità Europea.
Ma l’approccio di Erhard non si esaurisce nella fiducia sulle forze del mercato e nel garantire una concorrenza efficace. Egli era stato personalmente testimone degli effetti devastanti della crisi economica globale del 1929 quando milioni di lavoratori perdettero il loro posto di lavoro in pochi giorni, quando le banche fallirono e di conseguenza gran parte della popolazione perdette la fiducia nel sistema finanziario e quando la depressione economica alla fine causò anche la crisi sociale. Questa esperienza personale fu cruciale nelle convinzioni personali di Erhard e nell’elaborazione delle sue politiche. Questo spiega perché egli volesse che l’economia della Germania del dopo guerra fosse una "economia sociale di mercato".Moneta stabile e difesa dei risparmi dei cittadini dall’inflazione sono pilastri importanti di tale concezione e la stabilità dei prezzi la misura per eccellenza della politica sociale. Un altro fattore fondamentale è che la politica sociale deve protegge la parte più deboli della società dai fallimenti del mercato: ciò che permette a ciascun cittadino di toccare con mano i vantaggi dell’economia di mercato direttamente nelle proprie tasche. Il titolo del famoso libro di Erhard "Wohlstand für alle" ("Benessere per tutti") è molto indicatore riguardo il vero obiettivo dell’economia sociale di mercato.
Erhard sarebbe stato sicuramente fiero di vedere che 50 anni dopo che lui e il suo stretto collaboratore Alfred Müller-Armack coniassero il termine "economia sociale di mercato", il trattato di Lisbona oggi reciti che la costituzione del mercato unico europeo deve rappresentare proprio una "economia sociale di mercato" (nota 1) . Ciò significa che la EU deve avere la responsabilità di assicurare una effettiva la concorrenza, la stabilità monetaria e finanziaria e di creare un framework legale e normativo adeguato a tutto ciò. Ciò significa anche che, in ultima analisi, i benefici della stabilità e di un mercato unico concorrenziale devono avere effetti pratici per i cittadini. Come diceva Erhard "una politica economica può essere definita sociale solo se essa assicura il progresso economico, maggiori performance e crescita di produttività, con il fine ultimo di dare benefici al consumatore finale" (nota 2) . Nel senso indicato da Erhardian, la politica dell’EU sulla concorrenza (solo per menzionare l’esempio più evidente) non è fine a se stessa ma un modo per permettere ai consumatori, grazie alla determinazione degli interventi della Commissione Europea contro le pratiche anticoncorrenziali, di risparmiare fino a 11 miliardi di euro ogni anno. Nello stesso modo, la liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni condotto dall’EU è una "success story" non solo perché ha portato ad una maggiore apertura del mercato, all’entrata di nuovi attori e ad un aumento degli investimenti ma anche perché essa ha permesso ai consumatori europei di risparmiare, negli ultimi cinque anni, circa il 35% delle loro bollette telefoniche. La fiducia nelle leggi del mercato e nella concorrenza da un lato e la creazione di vantaggi tangibili per i consumatori dall’altro, sono quindi i due lati della stessa medaglia dell’economia sociale di mercato. Questi dovrebbero essere, nella mia personale visione, i prìncipi guida per la prima Commissione Europea in vigore dopo l’approvazione del nuovo trattato di Lisbona.
I prìncipi di base di un mercato sociale da soli, naturalmente, non sarebbero stati sufficienti per permettere alla Germania del dopo guerra di riprendersi economicamente; né lo slogan "economia sociale di mercato" sarebbe oggi sufficiente per riportare l’Europa ad una crescita economica sostenibile ed alla creazione di nuovi posti di lavoro. I principi dell’economia sociale di mercato devono essere infatti implementati da un’azione politica concreta. Le prese di posizione ideologiche non creano posti di lavoro. Il pragmatismo e l’apertura verso nuove soluzioni sono necessarie, in particolare, in tempi di crisi. Ludwig Erhard fu molto bravo in questo perché fu capace di spiegare alla gente sin dall’inizio cosa ci si dovesse aspettare dalla sua azione politica, a volte anche ricorrendo alle profezie "auto realizzate".
Ciò che deve essere evitato è un "effetto albero di natale" nelle misure per la ripresa economica. Cerchiamo di essere chiari: coloro che cercano di far contenti tutti alla fine non fanno contento nessuno. Priorità, focus e leadership politica saranno dunque necessari quando l’Unione Europea lavorerà nelle prossime settimane e mesi sulle misure ulteriori per il dopo crisi – le misure che i cittadini si aspettano ci aiuteranno a raggiungere una ripresa economica vera e sostenibile.
Per l’EU oggi, la principale priorità deve essere di trasferire le proposte importanti del rapporto De Larosière in legislazione effettiva EU. L’obiettivo di queste proposte è assicurare la stabilità finanziaria, che a sua volta è la precondizione per una stabilità economica durevole in Europa.
Inoltre abbiamo bisogno di focalizzarci su quelle misure che hanno le migliori chance di stimolare la nostra economia e conservare e creare posti di lavoro nell’Unione Europea. C’è un’importante considerazione che dobbiamo bene aver in mente quando definiamo le nostre priorità. Nei mesi passati i governi e le banche centrali sono state investite da una quantità senza precedenti di denaro nelle loro economie per fornire liquidità e per limitare le perdite. I pacchetti di stimolo fiscale adottati dai governi nell’area euro, tra il 2009 ed il 2010, ammontano a 400 miliardi di euro, o al 4.6% del PIL (inclusi le misure di "stabilizzazione" automatiche). Ciò è stato necessario e Ludwig Erhard sarebbe stato probabilmente d’accordo con molte di queste misure. Egli si era sempre guardato contro "politica dell’austerità" mal concepita alla luce della cattiva esperienza tedesca alla fine degli anni ’20 e agli inizi di quelli ’30. Abbiamo anche ascoltato questa settimana dal ministro dell’Economia e delle Finanze che il tempo per una exit strategy dalle misure di stimolo fiscale non sono ancora attuali nonostante la prima "avvisaglie" di una ripresa economica siano all’orizzonte. Ma le autorità pubbliche non devono dimenticare mai che è il contribuente che alla fine pagherà i conti. E che i cittadini sarebbero i primi a soffrire a causa della ripresa dell’inflazione che potrebbe essere causata da un ulteriore espansione monetaria.
Se non vogliamo appioppare questo fardello sulle spalle delle generazioni future, i governi devo fare un uso molto oculato dei fondi pubblici che in questi giorni sono utilizzati per favorire la ripresa economica dell’Europa.
Essi devono anche prendere la palla al balzo per non addebitare ulteriori costi ai contribuenti. Tutto ciò è possibile.
Ciò mi porta alla parte del mio discorso che riguarda le misure da adottare di fronte alla presente crisi economica. L amia risposta è: puntare sull’economia digitale europea, dove investitori privati e pubblici possono attendersi un ritorno sugli investimenti particolarmente buono.
Questo settore innovativo, che influenza l’intera economia, genera infatti già adesso ricavi sostanziali per mezzo di Internet e dei telefoni cellulari , in particolare fornendo accesso alle news, informazioni, musica, libri, film, game ed altri contenuti digitali. L’economia digitale europea ha inoltre potenziali enormi: con un tasso di penetrazione nel mercato "mobile" del 119% (in crescita dell’84% rispetto al 2004 quando la Commissione Barroso si è insediata), ci sono oggi nell’EU più abbonati al mobile che cittadini. Il 60% delle abitazioni sono connesse ad Internet (più 41% rispetto a cinque anni fa). E mentre nel 2004, solo il 33% di queste abitazioni avevano un accesso a banda larga negli ultimi cinque anni quest’ultime sono cresciute dell’80%.
Tutto questo è solo il punto di partenza. L’Europa promette di diventare ancora più digitale nei prossimi anni. Un’analisi demografica ci dice che oggi solo il 35% della popolazione totale dell’EU ha già usato servizi Internet avanzati negli ultimi tre mesi. Ciò è profondamente differente nelle persone tra i 16 ed i 24: il 73% di quest’ultimi ha recentemente usato Internet per trasmissioni dati avanzate, in particolare per fare upload e download di contenuti per i social network. Questi dati sono in crescita dell’89% in Danimarca, il mercato nazionale europeo più competitivo per le telecomunicazioni.
Questi utenti Internet, giovani, regolari ed "intensivi", rappresentano una nuova generazione di "nativi digitali" pronti ad usare e portare le innovazioni del web 2.0, quali podcast, blog, social networker o siti web di nuova generazione, anche nelle transazioni economiche, nella vita pubblica e nel rapporto con le istituzioni. È in questa nuova generazione che c’è il reale potenziale di crescita per l’Europa. Molto presto questi "nativi digitali"si trasformeranno in consumatori con un notevole poter d’acquisto. Questa è una delle ragioni per cui la Commissione Europea ritiene che la diffusione della banda larga – sia via cavo sia wireless – potrebbe creare circa un milione di nuovi posti di lavoro in Europa; la crescita favorita dalla banda larga nelle attività economiche è valutata in 850 miliardi di euro. Non dobbiamo inoltre dimenticare che ciascuno ulteriore 10% di penetrazione della banda larga frutta l’1.3% di crescita secondo gli studi della World Bank.
Per sfruttare questo potenziale nella nostra economia digitale, l’Europa ha la necessità sia di creare il giusto framework per assicurare una concorrenza effettiva e condizioni normative affidabili in un mercato unico ben funzionante sia di incentivare chi fa innovazione. Alla luce del commitment verso un mercato di economia sociale dobbiamo anche assicurarci che, alla fine, i consumatori abbiano dei benefici reali dall’economia digitale. Ciò è particolarmente importante se si vuole convincere i "nativi digitali" a diventare i driver della nostra economia digitale.
Il presidente Barroso ha chiaramente definito le nostre ambizioni quando ha scritto ai capi di stato e di governo lo scorso 17 giugno; egli ha detto che adesso dobbiamo lavorare verso "un’Europa che si trasformi in una società basata sulla conoscenza."
Per effettuare questa trasformazione radicale, nelle settimane passate, ho lavorato insieme al mio team, per redigere un piano per l’Europa Digitale. Il piano si articola in due parti. Primo, azioni che le istituzioni EU devono adottare o preparare entro quest’anno sotto la Commissione attuale sulla base del lavoro già iniziato. Secondo le azioni che riteniamo devono diventare una priorità per i prossimi cinque anni.
Seguendo gli insegnamenti di Ludwig Erhard dell’economia sociale di mercato, ci siamo concentrati sulle precondizioni necessarie per rilanciare l’economia digitale. Il nostro obiettivo politico è chiaro: vogliamo che tutti gli europei abbiano la banda larga entro il 2010 e la banda larga di nuova generazione (high-speed internet broadband) entro il 2013.
In Europa i paesi più innovativi hanno già cominciato a realizzare tali obiettivi: il governo francese, con il suo piano France Numérique 2012, ha dichiarato l’obiettivo di dotare tutte le abitazioni francesi di connessione internet ad almeno 512 Kbit entro la fine del 2012. Nel Regno Unito, Lord Carter ha affermato, nel suo ambizioso"Digital Britain report", che il governo ha l’obiettivo di garantire a tutte le abitazioni britanniche una banda larga di almeno 2 Mbit/s entro la fine del 2012, favorendo la "Next Generation" di banda larga con fondi specifici. In Germania, il governo federale, nel suo Breitbandstrategie, propone connessioni a 50 Mbit/s capaci di servire il 75% della popolazione entro il 2014. La Finlandia si è data l’obiettivo di un servizio a banda larga universale a 100 Mbit/s. Questo sono esempi di paesi che hanno individuato le corrette priorità ed hanno riconosciuto la necessità di incentivare l’economia digitale.
Cosa può fare l’Europa per essere d’aiuto? Possiamo essere sicuri, nei prossimi mesi,che questi inizi positivi saranno accompagnati e rafforzati da chiari segnali europei ed accompagnati da concrete misure. Dobbiamo incoraggiare tutti i paesi europei ad unirsi rapidamente ai paesi più avanzati, i cosiddetti "first movers", nello spirito del nostro mercato unico e delle nostre regole di concorrenza.
Per favorire infrastrutture competitive per l’Europa Digitale, ci sono quattro passi concreti che possiamo e dobbiamo fare nei prossimi mesi.
Queste quattro misure di cui ho parlato dovranno essere realizzate nei prossimi mesi. Potete essere sicuri che non mi stancherò di spingere per il loro completamento.
Tuttavia abbiamo bisogno di definire anche le priorità strategiche di medio termine. Come le altre regioni del mondo che stanno diventando sempre più competitive l’Europa non può semplicemente tenersi a galla limitandosi ad assicurando uno nuovo spettro radio o più moderne infrastrutture. Vogliamo veramente salire su un treno ad lata velocità che viaggia verso una eccitante destinazione? Allora dobbiamo capire che Internet ad alta velocità richiede contenuti di alta qualitàe servizi più interessanti per i consumatori finali. Anche per questa parte dell’economia digitale europea, la risposta migliore che l’Europa può fornire consiste nella definizione di un framework affidabile anche dal punto di vista normativo. La Commissione ha intenzione di aprire una ampia consultazione sulla nostra "Digital Europe Strategy" in agosto. Già adesso ho il piacere di presentarvi le quattro aree individuate come prioritarie per le azioni EU (nota 3).
1. La mia prima e più importante priorità per "Digital Europe": è necessario rendere più facile ed interessante l’accesso ai contenuti digitali indipendentemente da dove essi siano realizzati in Europa. La disponibilità di contenuti di qualità che possano attrarre consumatori è decisivo per farci crescere nello sviluppo della banda larga ad altissima velocità. È quindi spiacevole che al momento il dibattito sia polarizzato su due posizioni contrapposte: molti fautori dei diritti insistono che qualsiasi download non autorizzato da Internet sia una violazione della proprietà intellettuale e quindi illegale o addirittura criminale mentre dal lato opposto si sottolinea con forza che l’accesso ad Internet è un diritto inalienabile e fondamentale. Voglio essere chiara su questo aspetto : entrambe le posizioni sono nel giusto. Il dramma è che dopo tante lunghe ed infruttuose battaglie, entrambi gli schieramenti hanno adottato posizioni rigide senza nessun segnale di apertura verso il campo avversario.
Allo stesso tempo la pirateria su Internet diventa sempre più attraente, in particolare per i "nativi digitali" e per le giovani generazioni tra i 16 ed i 24 anni che usano intensamente Internet. Questa generazione deve essere la base della nostra economia digitale, dell’innovazione e delle opportunità di crescita. Tuttavia Eurostat ipotizza che circa il 60% di loro hanno effettuato download di contenuti audio visivi da Internet nei mesi passati senza pagare. Ed il 28% dichiara di non aver nessuna intenzione di pagare anche in futuro.
Questi dati rivelano le gravi deficienze dell’attuale sistema. Se è vero che è necessario penalizzare coloro che infrangono la legge dobbiamo tuttavia chiederci: esistono in realtà offerte legali abbastanza interessanti e "consumer-friendly" nel mercato? Il nostro attuale sistema legale per la salvaguardia dei diritti legali è in grado di venire incontro alle aspettative della "generazione internet"? Abbiamo considerato tutte le opzioni alternative alla pura e semplice repressione? Abbiamo veramente provato ad interpretare la situazione mettendoci nei panni di un ragazzo di 16 anni? O ci siamo messi solo nella prospettiva dei professori di legge che sono cresciuti nell’era Gutenberg? Dal mio punto di vista la forte crescita della pirateria in Internet è un chiaro segnale di mancanza di fiducia nei modelli esistenti e nelle attuali soluzioni legali. Sarebbe ora che i politici si svegliassero.
Se non saremo capaci , molto velocemente, di rendere più semplice e più "consumer-friendly" l’accesso ai contenuti digitali, potremmo perdere un’intera generazione di supporter della creazione artistica e dell’utilizzo legale dei servizi digitali. Economicamente, socialmente e culturalmente questo sarebbe una tragedia. Sarà quindi la mia prima priorità chiave di lavorare, in cooperazione con gli altri Commissari, su un nuovo framework legale di accesso ai contenuti digitali che sia semplice e "consumer-friendly" nel mercato unico europeo e di assicurare la giusta "time fair remuneration" ai creatori ed artisti. L’Europa Digitale può essere costruita solo per mezzo dei "creatori di contenuti" e con la generazione dei "nativi digitali" nella loro duplice veste di utilizzatori interessati e consumatori innovativi.
Darò adesso due esempi di ciò che l’Europa dovrebbe fare nel concreto in quest’ambito:
2. La priorità numero due della mia to-do-list per la Digital Europe è: prepariamoci per uno spazio europeo dei pagamenti mobili sicuro e consumer-friendly. Oggi la mancanza di standard comuni europei e di regole riguardo al cosiddetto "m-cash" ha lasciato incompiuto gran parte del potenziale del "commercio mobile" e del mobile web. Abbiamo oltre 500 milioni di utenti mobili in Europa. Questo significa che l’Europa potrebbe sfruttare le economie di scala per offrire un ambiente innovation-friendly che trasformi il telefono cellulare in un borsellino elettronico. Molto velocemente, assisteremo ai telefoni cellulari utilizzati per acquistare i beni quotidiani in modo elettronico, come i biglietti in una stazione, le bibite da un distributore automatico o i fiori in un negozio. Questo renderà la vita più facile ai consumatori ed aprirà le porte a nuove occasioni di business per le aziende europee.
3. La mia terza priorità per incentivare l’economia digitale è: l’economia digitale europea si deve rivolgere maggiormente alle piccole imprese. In Europa abbiamo 23 milioni di piccolo e medie imprese (PMI) che rappresentano il 99% di tutte le aziende. Dando lavoro a oltre 100 milioni di persone, le PMI possono essere la chiave di volta della ripresa economia europea. Ma nell’uso di strumenti ICT che incentivano la produttività, le PMI sono molto indietro rispetto alle grandi aziende: solo il 9% PMI usa le fatture elettroniche e solo l’11% ha sistemi di gestione automatizzata delle risorse umane. Se le PMI potessero accedere al potere elaborativo del web, esse non avrebbero più bisogno di acquistare e tenere in esercizio tecnologie o applicazioni e servizi IT. Questi servizi web based – chiamati "cloud computing" – rappresentano la medicina necessaria per la nostra economia schiacciata dalla contrazione del credito finanziario: essi possono rendere le attività di business molto più produttive spostando gli investimenti dai costi fissi (cioè l’assunzione di personale o l’acquisto di nuovi PC) verso i costi variabili (cioè: paghi solo quello che usi). Ma oggi questi nuovi servizi sono quasi tutti offerti da aziende statunitensi o da aziende che li erogano dagli Stati Uniti. Una volta ancora gli USA hanno iniziato a sfruttare economicamente un nuovo modello di business prima ancora che l’Europa si rendesse conto che la cosa andava affrontata e gestita. Non possiamo permettere che le cose continuino ad andare così. Io credo che sia necessario uno sforzo maggiore per realizzare una infrastruttura europea di "cloud computing" per permettere alle PMI europee di accedere in modo veloce, aperto e conveniente a questi nuovi servizi. Uno studio recente stima che i servizi online di business potrebbero aggiungere lo 0,2% di PIL annuale, creare milioni di nuovi posti di lavoro e permettere a centinai di migliaia di nuove PMI di decollare in Europa nei prossimi cinque anni. Dunque cosa stiamo aspettando?
4. La mia quarta priorità per la "Digital Europe" è: fare un miglior uso delle soluzioni innovative ICT per raggiungere i nostri obiettivi di una economia "verde" a basso consumo di carbone. Questo aspetto è ancora molto sottovalutato nei lavori in corso per la conferenza di Copenhagen prevista per la fine dell’anno. Si consideri solo quanto segue: se le imprese in Europa sostituissero solo il 20% di tutti i loro viaggi di lavoro con riunioni in video conferenza, potremmo risparmiare oltre 22 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Il cloud computing permetterebbe, aiutandoci a migliorare l’efficienza delle soluzioni IT, risparmi in consumi elettrici fino all’80%. E non dimentichiamoci cosa l’ICT potrebbe fare per rendere più sicuri, intelligente e verdi le automobile europee. Io credo fermamente che Digital Europe non possa permettersi di chiudere gli occhi rispetto al suo potenziale ecologico,che potrebbe aprire nuove opportunità di business per le aziende ICT europee. Dobbiamo quindi aggiungere qualcosa di "verde" al modello di economia sociale di mercato di Ludwig Erhard.
Signore e signori,
Ludwig Erhard ha scritto, nel suo libro, "Wohlstand for alle" ("Benessere per tutti"), che nel corso dell’integrazione europea i politici potrebbero essere tentati dal concentrarsi troppo sulle istituzioni e non abbastanza sulle finalità per cui tali istituzioni sono state create. Discorsi troppo ufficiali e risultati politici non abbastanza concreti: questo è sempre stato il punto critico del processo d’integrazione europeo. Ho il timore che se Erhard avesse potuto vedere ciò che a volte accade qui nella "Bolla di Brussels" in questi giorni, egli troverebbe purtroppo conferma alla sua preoccupazione – e giustamente!
Spero quindi che, dopo diverse settimane di esitazioni e dubbi, noi saremo in grado adesso in modo rapido di ritornare a produrre azioni utili per il business. Alla luce della crisi economica, un approccio del tipo "aspettiamo e vediamo che succede" non è certamente una buona scelta per l’Europa. Io personalmente sono fiduciosa che con una Commissione forte ed indipendente che si ispiri ai principi dell’economia "sociale di mercato" saremo in grado di indirizzare l’Europa verso politiche di crescita economica durevole e sostanziale. Una chiara strategia di incentive per l’economia digitale delle imprese e dei cittadini, come ho sottolineato nel mio "Digital Europe plan" avrà un ruolo fondamentale in tutto ciò.
Se terremo sempre in mente Ludwig Erhard, i suoi principi e l’importanza della psicologia per lo sviluppo dell’economia, saremo capaci di compiere un altro piccolo "miracolo economico" nei prossimi anni. Nei 20 anni passati, l’Europa ha reso possibile la rivoluzione dei telefoni cellulari grazie alle forze congiunte dei suoi ricercatori e delle sue imprese più innovative, al suo approccio basato su team e alla sua capacità di creare un mercato unico e regolato in maniera uniforme permettendo così significative economie di scala. Le tecnologie dei prossimi dieci anni avranno profonde ripercussioni sia sulla società sia sull’economia. Una nuova generazione di europei "high-tech", che usano i device mobili per accedere ad Internet e che usano Internet per accedere ai servizi mobile, possono essere appena dietro l’angolo – se saremo in grado di concentrare le nostre politiche sulle giuste priorità. I credo che adesso sia tempo di fare ciò. Permetteteci di farlo.
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