Guglielmo Epifani: venerdì 24 maggio tutti a piazza San Giovanni per riprenderci Roma!

guglielmo
(Fonte immagine: http://www.trasparenzaelegalita.it )
(Email del neo segretario al popolo PD)
Care democratiche, cari democratici,
vi aspetto tutti venerdì 24 maggio a piazza San Giovanni, la nostra piazza, per la chiusura della campagna elettorale. Insieme possiamo e dobbiamo vincere la prossima sfida a Roma per ridare un governo capace alla città, per rispondere alle esigenze dei cittadini, per riportare i nostri valori nell'amministrazione e nella vita sociale.
All'appuntamento con le elezioni del 26 e 27 maggio il sindaco Gianni Alemanno si presenta con risultati disastrosi dal punto di vista amministrativo, economico, culturale. Negli ultimi cinque anni la città ha fatto passi indietro. Sono andate perdute molte conquiste che le giunte di centrosinistra avevano lasciato. Trasporti che non funzionano, sprechi, servizi ridotti, degrado, occupazione di ogni spazio e posto di lavoro: questo lascia il centrodestra a Roma.
Tocca a noi la responsabilità di ridare fiducia e un futuro migliore alla città. Sarà una sfida difficile, ma possiamo farcela. Abbiamo un programma all'altezza dei problemi. Ignazio Marino è un sindaco capace e credibile. I candidati del Partito Democratico rappresentano la parte migliore della città. Dipende da noi, dunque, dal nostro impegno, la possibilità di riconquistare il consenso degli elettori. Con Nicola Zingaretti abbiamo riportato il centrosinistra alla guida della Regione Lazio. Ora dobbiamo vincere a Roma.
So bene che le vicende nazionali e le ripercussioni che hanno avuto anche sul partito a Roma hanno provocato dubbi e malessere nel nostro popolo. Nel prossimo congresso avremo modo di affrontare fino in fondo e con franchezza le vicende di questi mesi. Ma ora è decisivo riprendere la strada del cambiamento. La vittoria a Roma è il punto fermo dal quale far ripartire la sfida dei progressisti. Anche per questo abbiamo deciso di chiudere la campagna elettorale venerdì 24 maggio a piazza San Giovanni.
Confido nel vostro impegno nella campagna elettorale e vi invito, dunque, a ritrovarci tutti in piazza. Riprenderemo insieme il nostro cammino.

Guglielmo Epifani

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“Un patto civico tra Comune e Regione” Marino e Zingaretti fanno squadra (La Repubblica, 17 maggio 2013)

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All'Open Colonna incontro con le forze produttive. Attacco frontale ad Alemanno: "Parla di Equitalia, ma ha solo quadruplicato il prelievo Irpef"

  • di Giulia Cerasi e Giovanna Vitale

Lo chiama "cervello di ritorno", Nicola Zingaretti, a significare il percorso inverso di una bella intelligenza "rientrata in Italia per dare una mano".
Dice che "Ignazio è il sindaco giusto al momento giusto". Invoca "un nuovo patto civico per voltare pagina e fare di Roma una vera capitale" anche grazie a un "rapporto tra la città e la regione che non sia conflitto ma di sistema, senza gelosie o egoismi". Eccolo il biglietto da visita che ieri pomeriggio il governatore del Lazio ha mostrato al meglio dell'imprenditoria romana, compresa quella fetta di potere cittadino finora schierato a fianco del sindaco uscente. Lui accanto a Marino: l'immagine plastica di una squadra che, dopo la Pisana, sogna il bis in Campidoglio.
Sarà stato per cortesia o forse per voglia di riposizionarsi, fatto sta che all'Open Colonna c'era l'en plein: Cremonesi e Tagliavanti per la Camera di Commercio, i presidenti di Federlazio Flammini e di Confcommercio Roscioli, Giammaria di Confesercenti, Venditti di Legacoop, Granieri di Coldiretti e poi i costruttori Sette, Cerasi, Armellini, Caporlingua Navarra, Santarelli.
Per nulla intimidito il candidato del centrosinistra, che con consueta pacatezza ha sciorinato le sue ricette partendo dai problemi: "La mobilità urbana che ha il record europeo di 978 auto ogni mille abitanti" e la "mancanza di trasparenza che fa sì che a pochi giorni dalle elezioni ancora non sappiamo quale sia il bilancio e il debito del Comune".

marino
Anche se poi è sui due temi più cari ad Alemanno  -  le tasse e la sicurezza  -  che ha dato il meglio di sé.
"Tutti i sindaci dovranno decidere se affidarsi a Equitalia o ad altre agenzie", ha spiegato Marino a proposito della proposta di riaffidare al Comune la riscossione delle imposte. "Il sindaco che oggi promette di togliere tasse ed Equitalia è lo stesso che in questi 5 anni ha quadruplicato l'Irpef da 0,24 a quasi uno. E i cittadini lo sanno perché alla fine del mese lo vedono dalla busta paga quanto pagano", ha tagliato corto. Una trovata, l'uscita da Equitalia, "sbandierata come scelta autonoma da Alemanno, ma obbligatoria in base al decreto sviluppo varato nel giugno 2011", ha poi approfondito l'ex assessore del Pd Marco Causi. Facendo notare "le notevoli criticità", a partire dal fatto che "gli enti non possono emettere ruoli e potranno agire solo con ingiunzioni al pagamento", col rischio di "ingolfare i tribunali" e di far diminuire le entrate.
Infine, a proposito di sicurezza: "Ventinove commissariati pagano circa 14,5 milioni di affitto l'anno per le loro sedi; la nostra idea è di dare loro i nostri spazi ora inutilizzati, chiedendo in cambio al ministro degli Interni di usare le risorse recuperate per mettere in campo più forze dell'ordine e più auto in città", ha spiegato Marino, indicando perfino gli indirizzi dei "19 luoghi che possono essere usati subito". Così "si risparmieranno 80 milioni in cinque anni".

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Federica Quattrocchi: a Catania Enzo Bianco dice sì al registro delle unioni civili (16 maggio 2013)

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La giovane esponente dei comitati per Enzo Bianco, Federica Quattrocchi, ha chiesto e ottenuto dal candidato sindaco di centrosinistra un impegno sul registro delle unioni civili. Anche la cittadinanza onoraria per i figli nati a Catania da genitori stranieri sarà nel programma di Bianco.

Europa chiama Catania: registro delle unioni civili e cittadinanza onoraria per gli stranieri nati in città. Federica Quattrocchi, giovane democratica candidata al consiglio comunale, ha presentato nei giorni scorsi queste proposte a Enzo Bianco. Il candidato sindaco del centrosinistra ha sposato le idee frutto dell’impegno congiunto dei Giovani Democratici e dei ragazzi dei “Comitati per Bianco”. Due proposte importanti, non solo da un punto di vista simbolico, che, invece, non trovano spazio nel panorama del centrodestra catanese, come ha ribadito il sindaco uscente Raffaele Stancanelli. Scelte che sottendono, nei fatti, idee diverse di città. “Se amministri una città devi farlo per tutti. Non puoi non tutelare tutte le componenti della società civile” dice Federica Quattrocchi. La giovane democratica, ai microfoni di LiveSiciliaCatania, racconta come e perché ha deciso di puntare su questi temi.

Come è nata l’idea di proporre l’istituzione di un registro delle unioni civili?

La proposta è nata ben due anni fa durante gli incontri dei Giovani Democratici. Abbiamo sentito l’esigenza di fare qualcosa per le coppie di conviventi. Il nostro è un Pese vecchio e arretrato. Pensiamo che, a partire dal 2000, invece, l’Unione Europea spinge i Paesi membri a legiferare sulla condizione delle coppie di fatto. Del resto, c’è una totale disparità di trattamento tra coppie sposate e coppie di conviventi. Per quanto riguarda il registro comunale per le unioni civili, dove si attesta che le coppie che convivono sono coppie a tutti gli effetti, è una realtà in tante città italiane come Napoli, Catanzaro e Milano. E’ un registro simbolico e serve soprattutto a spingere il Parlamento a legiferare. Noi vogliamo lanciare un messaggio forte, il registro deve riguardare coppie etero e omosessuali. Dobbiamo dare un segnale al Parlamento.

Come giudica le parole (e il parere negativo) del sindaco uscente, Raffaele Stancanelli, sul tema in questione?

Io direi al sindaco che nessuno gli deve spiegare cosa è un registro delle unioni civili, gli basterebbe accendere il computer per sapere cosa succede nel resto d’Italia e d’Europa. Bisogna capire che amministrare una città vuol dire amministrala per tutti, non per una parte. Non puoi non tutelare tutte le componenti della società civile. Stancanelli non è riuscito nemmeno a fare un passo in avanti sulle coppie di conviventi etero. In cinque anni non c’è stata traccia nemmeno di un registro sulle unioni civili tra persone di sesso opposto.

Un'altra proposta riguarda la cittadinanza onoraria alle “seconde generazioni” (i figli nati in Italia da genitori stranieri) ….

In città ci sono tantissimi figli di immigrati nati a Catania. A queste persone non è riconosciuto il diritto di cittadinanza. In attesa che il Parlamento legiferi sul tema, la cittadinanza onoraria dà un forte contributo alla causa. Si tratta di uno strumento che un altro messaggio simbolico forte che può spingere il Parlamento a intervenire in ambito nazionale. Noi vogliamo una città all’avanguardia. Del resto, i catanesi sono all’avanguardia a differenza di chi amministra questa città. Vogliamo dare questo messaggio forte: chi nasce a Catania è catanese, punto.

Enzo Bianco ha sposato le vostre proposte?

Enzo Bianco ha sposato queste proposte dei Giovani Democratici e dei Comitati. Nei primi cento giorni di governo si impegnerà a realizzarle. Io sono candidata da appena due settimane, ho ventuno anni e ho fatto più proposte di quante ne abbiano fatte alcuni consiglieri comunali in cinque anni. Temi così forti non sono mai arrivati in consiglio comunale, lo trovo assurdo. Io mi sento cittadina europea e sono convinta che svecchiare una città non voglia dire soltanto effettuare un ricambio generazionale, serve un ricambio delle idee.

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Marco Mori, candidato al V municipio di Roma con Ignazio Marino: ricostruiamo il nostro territorio e il nostro tessuto sociale (16 maggio 2013)

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Agatino Grillo: Ciao Marco. Ti presenti?

Marco Mori: Ho 38 anni, sono nato e cresciuto a Centocelle, un quartiere alla periferia est di Roma. Sono cresciuto nell’officina di mio padre e questo già da bambino ha rafforzato il mio innato pragmatismo e praticità nel risolvere problemi. Oggi lavoro una grande azienda di telecomunicazioni (non farò nomi per non fare pubblicità) e mi occupo di network management e gare di appalto.

Agatino Grillo: Il 26 e 27 maggio 2013 a Roma si vota per il sindaco, il consiglio comunale e i municipi. Perché ti sei candidato per la lista “Marino sindaco” nel V municipio di Roma (ex VI-VII municipio)?

Marco Mori: Beh, i candidati delle liste civiche in genere sono meno politicizzati e poiché credo che nell’amministrazione locale ci sia bisogno di competenze specifiche per risolvere problemi  piuttosto che di “politichese” mi sono proposto . Del resto la stessa candidatura di Ignazio Marino è espressione proprio di questo pensiero, “ Non è politica, è Roma” per citare sue le parole .
Oggi c’è una distanza abissale tra i cittadini e le istituzioni pubbliche e il Municipio che è la prima interfaccia con il territorio deve tornare ad essere un organismo di gestione e partecipazione alla vita del territorio.

Agatino Grillo: Qual è il tuo programma? Quali i temi su cui ti impegnerai se sarai eletto?

Marco Mori: Come ti dicevo sono nato e cresciuto nell’attuale V Municipio e da cittadino sono stanco di vivere in un territorio abbandonato a se stesso, di assistere tutti i giorni al pressappochismo delle ditte che effettuano lavori di manutenzione stradale, al degrado dei parchi pubblici diventati discariche a cielo aperto quando non devastati dal vandalismo. Da genitore di un bimbo di 16 mesi tocco con mano le difficoltà di un territorio che non è a misura di bambino perché non è nemmeno a misura di adulto. Nel mio municipio, come in tanti altri del resto, poi ci sono dei campi di nomadi  (alcuni autorizzati, altri spontanei) e nel tempo hanno assunto lo status di “zone franche”. Questo crea forte disagio nella popolazione, per le attività e lo stile di vita delle persone che abitano nei campi, e alimenta pulsioni razziali che sono sfociate troppe volte in episodi di violenza. Ora è necessario che l’amministrazione locale torni a interessarsi di queste problematiche facendo in modo che ci sia il rispetto delle “comuni” regole del viver civile. Insomma occorre ricostruire il nostro territorio e il tessuto sociale.

Agatino Grillo: Come vedi l’attuale situazione politica?

Marco Mori: Direi che oggi la politica è nel caos più totale, nel senso che non riesce più a capire,  già da diverso tempo per la verità, ma nemmeno a vedere quello che accadendo. Probabilmente una delle cause di tutto questo, che emerge ora per la congiuntura economica, è da ricercarsi nell’autoreferenzialità della classe dirigente che ha guidato l’Italia negli ultimi 30 anni. Sono convinto che la politica debba essere un passaggio nella vita di una donna o un uomo ovvero un’esperienza attraverso la quale si possa mettere a disposizione della comunità la propria professionalità. L’anomalia, tutta italiana, è stata nel trasformare la politica in un mestiere.

Agatino Grillo: Come sarà il futuro di Roma e del Paese?

Marco Mori: Faccio un’affermazione banale ma il futuro è in mano a chi si candida a rappresentare Roma e l’Italia. Se sapremo scegliere dei validi rappresentanti, sia amministratori locali sia politici nazionali, allora Roma e Italia riusciranno nuovamente ad emergere dal caos e tornare ad essere non soltanto competitive nel panorama internazionale ma anche un vivibili.

Agatino Grillo:  Alle primarie del 2012 eri schierato con Matteo Renzi. Cosa rimane di quell’esperienza?

Marco Mori: Alle primarie di dicembre ho sostenuto Matteo Renzi perché ritenevo, ed oggi sono della stessa idea, che la sua candidatura fosse l’unica in grado di dare una scossa non solo al Partito Democratico ma anche e soprattutto all’Italia. La “competizione” ha premiato Pierluigi Bersani, che ritengo un’ottima persona ma che si è dimostrato un leader inadatto nelle elezioni politiche di febbraio scorso e nei successivi 50 giorni di passione in attesa di un governo. Di quell’esperienza, che comunque non è esaurita, visto lo stato attuale del PD rimane la convinzione che in politica occorre osare e giocarsi il consenso che le persone ti riconoscono.

Agatino Grillo:  Alle primarie per il sindaco di Roma appoggiavi Patrizia Prestipino. Ora uniti con Marino?

Marco Mori: Esatto, perché come con Renzi alle primarie nazionali, ritenevo e ritengo Patrizia Prestipino la persona in grado di rompere quel modus di fare politica tipico della sinistra degli ultimi anni. Anche Ignazio Marino su questo piano è da considerarsi un outsider della politica, estraneo agli schematismi e ai manuali Cencelli tanto amati e utilizzati dall’attuale giunta Alemanno. Quindi uniti con Marino per cambiare veramente Roma.

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Big Bag Trapani: intervista a Vincenzo Maltese (16 maggio 2013)

Politica: 

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Agatino Grillo: Ciao Vincenzo. Presentati rapidamente.

Vincenzo Maltese: Mi chiamo Vincenzo Maltese, ho 38 anni, faccio l’avvocato e mi piace la politica, la “bella politica”, quella che parla alla gente di fatti concreti, che intende dare risposte alle criticità del territorio, non con le parole ma con le azioni, che guarda al merito e non alle conoscenze personali.

Agatino Grillo: La “bella politica” di Matteo Renzi?

Vincenzo Maltese: Ho sposato il progetto e le idee di Matteo Renzi sin dalle scorse primarie di ottobre, accogliendo l'invito di diversi amici che intendevano costituire un Comitato poi denominato "Adesso Erice, Matteo Renzi per l'Italia che vogliamo"

Agatino Grillo: Cos’è Big Bag Trapani?

Vincenzo Maltese: Big Bag Trapani è un’associazione culturale che rappresenta la naturale evoluzione dei comitati renziani sorti sul territorio di Trapani, Erice, Paceco e dell’intera provincia. L’obiettivo è rafforzare i legami con il territorio e con i cittadini già stabiliti grazie ai comitati per Matteo e alle successive azioni politiche che abbiamo condotto.

Agatino Grillo: Qual è il tuo ruolo in Big Bag Trapani?

Vincenzo Maltese: Grazie anche all'amicizia che mi lega ad Antonio Ferrante, neocoordinatore dell'associazione Big Bang Sicilia, e a Davide Faraone, oggi deputato nazionale renziano e Presidente di Big Bang Sicilia, in questa prima fase il mio impegno consiste principalmente nel far partire la macchina organizzativa dell’associazione, contattare gli interessati, chiedere la ratifica dell’associazione alla direzione regionale di Big Bag. Poi democraticamente ci riuniremo e individueremo un presidente e un coordinatore, come da Statuto.  Il nostro impegno sarà sul territorio di Trapani ed Erice con un occhio alla Regione Sicilia dato che nel frattempo si stanno costituendo circoli ad Alcamo, a Salemi, a Paceco.

Agatino Grillo: Su quali attività pensate di impegnarvi?

Vincenzo Maltese: Le cose da fare non mancano e già siamo alle prese con le amministrative del prossimo giugno dove si voterà nei Comuni di Paceco, Valderice, Custonaci, S.Vito Lo Capo, Buseto Palizzolo e Favignana ... insomma tutto l'agro ericino e non. Per noi è già importante presentare candidati che fanno riferimento alle nostre idee nelle liste civiche e dei partiti del centro-sinistra.

Agatino Grillo: Quanti iscritti in Big Bag Trapani?

Vincenzo Maltese: Siamo ancora in fase di costituzione dell’associazione ma riceviamo già decine di richieste di adesioni da parte di cittadini, eletti nelle amministrazioni locali, amministratori. Il sindaco di Erice, Giacomo Tranchida, ha già annunciato il suo desiderio di unirsi a noi. Vogliamo in ogni caso lavorare congiuntamente ed in sinergia con tutti coloro che vogliono impegnarsi per risolvere  problemi del territorio e si riconoscono nelle idee di Matteo Renzi. Una cosa è certa: non lasceremo nulla di intentato, ne va del futuro dei nostri figli e di questa terra bruciata. Insomma, il meglio deve ancora venire!

Agatino Grillo: Grazie Vincenzo e buon lavoro

Vincenzo Maltese: Grazie a voi

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Il via libera di Renzi a Chiamparino: sono entusiasta della sua candidatura (Il Corriere della Sera, 16 maggio 2013)

Politica: 

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Fonte: in pdf  su rassegna stampa della Difesa

di Maria Teresa Meli

«A me Chiamparino va benissimo... Dirò di più, sono entusiasta della sua candidatura»: è questa la risposta di Matteo Renzi a chi gli chiede che cosa pensi del fatto che l'ex sindaco di Torino si sia detto disponibile a correre per la segreteria del Partito democratico.
Del resto, sono le stesse identiche parole che il sindaco rottamatore ha pronunciato l'altro ieri, quando ha chiamato Chiamparino prima che fosse intervistato da Lilli Gruber. La posizione del primo cittadino del capoluogo toscano lascia interdetti alcuni suoi sostenitori che lo vorrebbero candidato al Congresso d'autunno.
E che erano rimasti fermi al suo commento di ieri notte: «Mi pare presto per parlare del Congresso».
Ma il mondo si muove, e il Pd, per quanto malmesso, anche.
Già, e il sindaco di Firenze è un uomo svelto e sveglio. Intanto, in attesa che le assise nazionali si tengano davvero, lui non può temporeggiare. Né candidarsi, anche se una residua possibilità che l'esponente più popolare del Pd possa scendere in campo c'è.
Se il governo vacillasse, se si vedesse che non riesce a superare il prossimo Natale, allora il primo cittadino del capoluogo toscano potrebbe veramente buttarsi in pista per evitare il crollo del centrosinistra e del Partito democratico.
A queste condizioni Renzi si candiderebbe alla segreteria. Ma siccome lo stesso sindaco rottamatore è convinto che il governo arrivi «fino al 2015», non ha la mente tutta occupata dalla sua candidatura.
E si butta a capofitto su Firenze: «Devo fare tante cose per la città, e se ho un altro mandato meglio... Ho 38 anni e posso candidarmi alla presidenza del  Consiglio nel 2015, 2016, 2017, 2018. Io posso aspettare tranquillamente.
Anche perché so che se mi candidassi alla segreteria, il rischio sarebbe quello di un contraccolpo sul governo, come è avvenuto nel caso di Veltroni e Prodi, e io non intendo far cadere Letta».
E non c’è verso di fargli cambiare idea, anche quando chi gli sta vicino gli fa osservare che alle prossime elezioni lo scontro potrebbe essere tra l'attuale presidente del Consiglio e il suo vice: «Letta e Alfano o me e Alfano? E dov'è il problema?».
D'altra parte, l'obiettivo di Renzi - e anche di riposizionamento dell'attuale maggioranza del Pd, di quel fronte che ha portato alla segreteria l'ex leader della Cgil Guglielmo Epifani.
Se Renzi ufficializza il suo via libera all'ex sindaco di Torino gli ex ppi si troveranno costretti a seguirlo. Dovranno farlo Enrico Letta e Dario Franceschini, ma anche Beppe Fioroni che per il momento recalcitra.
Come non appoggiare un candidato come Chiamparino e preferirgli un esponente che preferisce rifarsi a un'impostazione socialista classica?
A quel punto cambierebbero i giochi. Cambierebbe tutto, probabilmente. In special modo dall'altra parte del Pd, lì dove si sponsorizza, con forza e con convinzione, Gianni Cuperlo.
I più tenaci sostenitori dell'ex segretario della Fgci sono i giovani turchi.
E infatti Matteo Orfini spiega: «Ho grande rispetto per Chiamparino, ma lui porta avanti una linea politica alternativa alla nostra».
Punto e basta.
Una stessa nettezza, però, non si riscontra in Massimo D'Alema.
Prima dell'assemblea l'ex presidente del Consiglio caldeggiava una segreteria Cuperlo, dopo ha preferito defilarsi. Certo, Chiamparino non è una «sua» creatura, però a tutti ha detto «lo stimo». Perciò c'è chi dice (e spera) che D'Alema faccia una sortita a sorpresa e cambi fronte. Nel frattempo Guglielmo Epifani, che si è addossato la croce di traghettare il Partito democratico fino all'autunno prossimo almeno, cerca perciò di rassicurare i parlamentari: «Dobbiamo ricostruire il Pd, e prenderci tutti le nostre responsabilità, ma l'impresa non è impossibile».
Eppure tale appare, stando almeno agli ultimi sondaggi sul partito.
Sono quelli fatti da Alessandra Ghisleri: giacciono sulla scrivania di Berlusconi ma la voce di quei dati è giunta anche al Pd. Che ha una percentuale più bassa di un punto di quella della settimana scorsa: 22,6 per cento.
Un dato che preoccupa tutti a Largo del Nazareno e che non sembra promettere nulla di buono per il futuro.

Le tappe

Dopo la non vittoria alle urne e la vicenda dei franchi tiratori nel voto per portare al Colle Prodi, Bersani lascia la segreteria del Pd. Il suo posto viene affidato, lo scorso sabato, a Guglielmo Epifani, che traghetterà il partito fino al congresso di ottobre.

 

Loredana Maffeo, candidata al III municipio di Roma con Ignazio Marino: riattiviamo il quartiere (16 maggio 2013)

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Ciao a tutti.
Ringrazio http://www.democratici-digitali.com/  per avermi dato questo spazio per parlare di questa mia avventura, bellissima.
Sono Loredana Maffeo, vivo al Nuovo Salario, sono sposata con Luca ed abbiamo due dolcissimi bambini ed un cagnolino di nome Rocky. Amiamo il rispetto in tutte le sue forme e crediamo che questo sia la base del crescere civile di una società.
Sono candidata a Consigliere del III municipio di Roma (ex IV municipio), con la Lista Civica Marino.
Avverto un po’ di imbarazzo ad affrontare la questione delle prossime elezioni, perché chiunque oggi, dopo anni di continui malgoverni nazionali e locali di centro-destra, è portato a pensare: “eccone arrivato un altro”. Quasi a doversi vergognare invece di essere un comune cittadino, che vuole fare buona politica, perché è diventata volgare, banale e disdicevole questa parola: “Politica”!
Io, che vivo i problemi di questo Municipio, come voi, che ogni giorno mi devo confrontare con tutte le sue difficoltà ho voluto, con decisione, affrontare quest’avventura con la speranza di portarla a compimento e battermi da “Cittadino di Professione” per ottenere quello che desidero, oggi per noi e domani per i nostri figli. La nostra parola d’ordine è “riattivare il quartiere”.
Sto girando tra tutti voi nel nostro Municipio, perché è da li che bisogna ricominciare per ridare voce e vita al quartiere ed iniziare nuovamente a desiderare. Perché solo raccogliendo le vostre idee possiamo veramente capire dove le cose non hanno funzionato. Mi voglio impegnare tra le altre cose:

  • nella definizione di un piano del traffico che permetta la più efficiente circolazione dei mezzi di trasporto pubblico e permetta a chi voglia utilizzare i mezzi privati di spostarsi rapidamente e senza ingorghi;
  • nel mettere insegnanti ed alunni al centro della scuola;
  • nel rendere trasparente a tutti la gestione delle risorse pubbliche;
  • nel rendere efficace la raccolta dei rifiuti unitamente alla pulizia delle strade, troppe volte lasciate ingiustificatamente sporche;
  • nel creare aree attrezzate per i cani;
  • nel dare più voce ai giovani e vera assistenza ad anziani;
  • nel non lasciare più le aree ai margini del municipio in mano al degrado;
  • nel rendere infine il municipio a misura d’uomo, anche creando piste ciclabili.

Ecco perché ho parlato di rispetto in tutte le sue forme, perché solo immedesimandosi nella vita di tutti i giorni di tutti i cittadini si può davvero iniziare a “riattivare il nostro quartiere”.
Io che mi sento un “cittadino di professione” e che ho deciso di intraprendere questa strada devo iniziare dai bisogni di tutti.

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La situazione politica attuale è un tracollo, colpa di troppi interessi personali mentre gli interessi che sarebbero dovuti essere al centro delle attenzioni erano quelli di tutti i cittadini ed ovviamente dei più bisognosi. Non c’è bisogno di saggi, di sociologi, di economisti per capire che quello che bisognava fare non è stato fatto. Si, la crisi finanziaria mondiale c’è stata e qui da noi ha trovato terreno fertile per abbattersi con tutta la sua violenza. Bastava essere un poco più virtuosi per sentirne meno il peso e poter rilanciare con più facilità i settori nei quali ha fatto strage.
Il nostro incontro vuole essere di buon augurio per le prossime elezioni; l’augurio di sradicare dalla mente di tutti noi l’idea che “nulla cambierà”. Se invece c’è veramente intenzione di far cambiare il verso sbagliato delle cose dobbiamo iniziare dalle prossime elezioni, non solo perché è un nostro diritto ma perché ci crediamo.
Mi sento una di voi e vorrò sempre essere una come voi.
Grazie e a presto.

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Costruiamo il PD dei cittadini, intervista a Giacomo Tranchida sindaco di Erice (16 maggio 2013)

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Agatino Grillo: Buonasera sindaco. Si vuole presentare?

Giacomo Tranchida: Buonasera a tutti. Sono Giacomo Tranchida, 50 anni, sindaco di Erice   comune in provincia di Trapani. Sono stato eletto per un primo mandato nel 2007 al secondo turno e nuovamente nel 2012, stavolta al primo turno con oltre il 63% dei suffragi; in entrambi i casi mi sono presentato con più liste civiche di centro-sinistra riconducibili al Movimento “per Erice che vogliamo”  e sostenuto da una lista del PD locale.

Agatino Grillo: Lo scorso febbraio lei con altri iscritti a “per Erice che vogliamo” avete aderito al Partito Democratico  e annunciato la costituzione di un movimento più ampio dal nome “Adesso … le città che vogliamo”. Perché?

Giacomo Tranchida: La costituzione del movimento “per Erice che vogliamo” ha permesso a molti cittadini e cittadine di avvicinarsi alla vita pubblica del nostro comune e ha dimostrato che “cambiare si può”. Il nostro piccolo Comune è diventato più grande, più trasparente, più accogliente e più ricco di opportunità per tutti. Forti di questa bellissima esperienza alcuni di noi hanno deciso di voler dare un più grande contributo ad un territorio più grande e nelle vicine città , di volersi scommettere in un'altra battaglia politica, di volersi confrontare con problematiche di più ampio respiro che comunque interessano anche il futuro della nostra prima comunità ericina. Nasce così “Adesso … x le città che vogliamo

adesso

Agatino Grillo: Con quali obiettivi?

Giacomo Tranchida: Tutto nasce dall’esperienza delle primarie nazionali del 2012 che ha visto molti di noi sostenere con convinzione Matteo Renzi e le sue famose 10 idee. Aderiamo quindi al Partito Democratico con la voglia di dare un grosso contributo di cambiamento e di rinnovamento nel panorama politico trapanese ed anche regionale e nazionale. Vogliamo in poche parole costruire un futuro diverso, migliore, per noi e per le nostre comunità.
Il movimento “per Erice che Vogliamo” non scompare perché abbiamo ancora tanto da dare a Erice e al suo territorio contemporaneamente vogliamo assumerci la responsabilità di aderire e/o tornare a militare in un partito politico, il PD, un po’ perché comunque vicino alle nostre storie politiche individuali e personali (io stesso provengo da quella storia e sono stato fra i fondatori  del Pd in Sicilia... che tenne proprio da Erice, nel 2007, a pochi mesi dalla mia elezione a sindaco, l'assemblea regionale costituente. Dopo la "crocifissione" di Veltroni, però, non ho più preso la tessera) un po’ perché crediamo nei suoi valori etici e morali e nel progetto di rinascita di questo nostro martoriato Paese, un po’ perché ormai convinti che ognuno di noi deve fare la sua parte e cominciare a portare il proprio bagaglio di esperienza a servizio di una comunità più vasta.  

Agatino Grillo: Il PD in questo momento si interroga, anche con passione e rabbia, sulla mancata vittoria alle politiche e sulle successive scelte operate dalla dirigenza. Qual è la sua valutazione? Che errori ha commesso il Partito Democratico?

Giacomo Tranchida: L’errore maggiore del PD è stato quello di prendere le decisioni nel chiuso della segreteria nazionale senza coinvolgere la base e i territori. Questo non deve più accadere. Il PD nasce e trae la sua legittimazione dai circoli, dalla base, dagli iscritti e dai suoi amministratori locali e dai suoi elettori.

Agatino Grillo: Un PD dei cittadini?

Giacomo Tranchida: Esattamente. Non vogliamo dare lezioni a nessuno ma semplicemente suggerire e segnalare ai vertici nazionali e romani che là dove il partito ha saputo confrontarsi con i movimenti civici, “mescolarsi” con i cittadini, ascoltare e fare proprie le istanza del popolo lì il PD ha vinto. In Sicilia come in Friuli. Noi ad Erice, nel nostro piccolo, lo abbiamo fatto e riconfermato con successo. Lo ripeto: i cittadini devono essere i protagonisti delle loro città, delle loro regione, del loro Paese.

Agatino Grillo: Non c’è il rischio che la politica con la P maiuscola si riduca a semplice “localismo”? Non c’è il rischio che in tal modo venga selezionata una classe dirigente incapace di affrontare e gestire problemi nazionali e internazionali?

Giacomo Tranchida: Veramente oggi la cronaca ci dice che l’unica “classe dirigente” che gode di stima e autorevolezza nel nostro elettorale è quella dei sindaci e più in generale degli amministratori locali. Non a caso Matteo Renzi parla del capo del governo come del “sindaco d’Italia”. Certo esistono rischi legati alla complessità dei temi da affrontare ma mi permetto solo di ricordare che oggi amministrare un comune, anche medio piccolo, richiede le stesse capacità manageriali di un amministratore delegato di una media azienda. Ed essere sindaci di Firenze, Torino o Milano non è meno complicato che essere a capo di una multinazionale. Infine ricordiamoci che esistono anche i tecnici. Intendo dire che tocca alla politica decidere le strategie e tenere unito i territori ma che poi ci si può anche avvalere di tecnici specializzati, economisti, ingegneri o architetti ad esempio, per progettare e realizzare le soluzioni individuate. Quel che non si può fare è chiedere ai tecnici di diventare dei politici.

Agatino Grillo: in Sicilia si stanno costituendo i circoli Big Bang che fanno diretto riferimento a Matteo Renzi. Sono nati già oltre 60 circoli in tutti i principali comuni dell’isola. “Adesso … le città che vogliamo” diventerà Big Bang Erice?

Giacomo Tranchida: Stiamo lavorando insieme agli amici di Trapani per coordinare gli sforzi. Presto annunceremo delle novità.

Agatino Grillo: A livello nazionale secondo lei Matteo Renzi cosa dovrebbe fare?

Giacomo Tranchida: Matteo ha condotto la sua battaglia in modo trasparente e coerente evitando anche facili scorciatoie. Ora però gli chiedo di avere più coraggio e di accelerare il cambiamento. Non è il momento di accordi che lacerano il partito così come non è obbligatorio stare al governo se non si ha la maggioranza.

Agatino Grillo: Grazie sindaco e buon lavoro

Giacomo Tranchida: Grazie a voi.

Per contattare Giacomo

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•    Email: giacomotranchida@giacomotranchida.it
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Ancora giù il PD - Tg3 ore 19.00 del 15 maggio 2013

Politica: 

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Intervista a Marco Reggio, candidato al consiglio comunale di Roma nella lista PD (15 maggio 2013)

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Agatino Grillo: Buongiorno Marco. Vuoi presentarti?

Marco Reggio: Buongiorno a tutti. Mi chiamo Marco, sono nato a Roma, ho 53 anni, sono sposato e ho una figlia. Sono laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista, iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio dal 1985. Ho lavorato in diverse testate occupandomi per anni di problemi sociali e del lavoro. Oggi mi impegno nel mondo della cooperazione e, in particolare, della cooperazione di credito. Ho scritto diversi saggi sull’economia sociale e sulla cooperazione  .

Agatino Grillo: il 17 maggio sarai a Torino per presentare, al Salone del Libro, il volume “Dal bene confiscato al bene comune”, di cui sei curatore, redatto in collaborazione con l’associazione antimafia “Libera”  e pubblicato dalla casa editrice Ecra. Di che si tratta?

Marco Reggio: L’idea del libro nasce dall’esperienza di sostegno ad alcune cooperative di giovani in Puglia, Calabria, Campania e Sicilia che coltivano terreni confiscati alla criminalità organizzata, sostegno ottenuto anche attraverso le Banche di Credito Cooperativo e la Fondazione Tertio Millennio – Onlus , di cui sono il segretario generale. Il lavoro che fanno questi giovani è incredibile. Vivono, sopportano e superano condizionamenti ambientali, difficoltà burocratiche e di accesso al credito (hanno i beni in comodato gratuito e quindi le banche non concedono prestiti in mancanza di beni in garanzia) svolgendo al tempo stesso una insostituibile azione di difesa della legalità ed educando, ancora una volta, alla democrazia economica ed alla partecipazione. Sono davvero, come tanti altri, gli eroi silenziosi del nostro tempo. E che dimostrano come il nostro Paese sia decisamente migliore di coloro che lo rappresentano. Al Lingotto, a Torino parleremo di tutto questo e di come aiutare a diffondere una esperienza virtuosa. Alla presentazione, alle ore 14 presso lo "Spazio Incontri" del Padiglione 2, parteciperanno il presidente di "Libera" don Luigi Ciotti, il Procuratore Capo della Repubblica di Torino Giancarlo Caselli ed il Presidente e il Direttore di Federcasse (l'associazione delle Banche di Credito Cooperativo italiane) Alessandro Azzi e Sergio Gatti. Coordina il giornalista Gianfranco Fabi di Radio 24.

Agatino Grillo: Il 26 e 27 maggio a Roma si vota per il sindaco. Tu sei candidato al consiglio comunale con il Partito Democratico. Perché questa scelta?

Marco Reggio: Fino a ieri non avrei mai pensato di candidarmi a nulla. Amo il mio lavoro e questo mi basta. Ma i tempi cambiano e, purtroppo, non in meglio. Vorrei davvero che quanto i nostri genitori hanno costruito con anni di passione e sacrifici, non venga disperso ma, al contrario, consolidato. Per noi stessi, ma anche per coloro che verranno dopo. E che, in ogni caso, ci chiederanno che cosa abbiamo fatto.

Agatino Grillo: Molti dicono che la politica è una cosa sporca …

Marco Reggio: Occuparsi della “cosa pubblica” è invece uno dei compiti più alti che si possano immaginare. Il problema è che questo ruolo è stato infangato, offeso, da chi facendo credere che si occupava del bene comune si è invece concentrato sui propri interessi. E i risultati li abbiamo sotto gli occhi. Credo allora che la politica debba rinnovarsi profondamente e con il contributo di tutti coloro che non vogliono lasciare il campo libero alla rabbia, alle delusioni al populismo, al disimpegno. C’è davvero bisogno di una politica che torni a parlare al cuore, alla mente, alla vita reale della gente, di valori come la cultura, la solidarietà, la partecipazione, i diritti, il lavoro. Nello specifico, poi, Roma è davvero una città unica al mondo. Chi abita in questa città deve sentirsi orgoglioso di viverci. Con Ignazio Marino come sindaco penso che questo grande progetto si potrà realizzare.

Agatino Grillo: Qual è il filo conduttore della tua campagna elettorale?

Marco Reggio: Vorrei che il tema del sorriso fosse il filo conduttore della mia campagna elettorale. Sorriso inteso non come sterile buonismo o scarso mordente. Tutt’altro! Sorridere, per me, vuol dire avere la forza di sperare, di creare fiducia: occorre prima di tutto avere fiducia in sé stessi e poi diffonderla. Una comunità se si sente tale può fare davvero cose incredibili. Tutto si basa sulla fiducia, dalle relazioni personali a quelle sociali. Si è interrotto oggi questo legame profondo tra le persone. Credo sia arrivato il tempo di ricucirlo, di ridare speranza.

Agatino Grillo: Roma attraversa forse il momento più buio della sua storia recente …

Marco Reggio: Vorrei che Roma tornasse ad essere bella, vivibile, accogliente, comoda. In tutti gli ambienti in cui la gente ama e soffre, vive, studia o lavora. Per farlo dobbiamo affrontare temi complessi come il traffico, il lavoro che manca, la sicurezza, il disagio delle persone sole. I problemi reali di questa città sono tanti, lo sappiamo, ma ritrovando la fiducia in noi stessi e in una comunità che si sente tale possiamo davvero affrontarli e risolverli.

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Agatino Grillo: Come stai conducendo la tua campagna elettorale?

Marco Reggio: Gazebo per strada, incontri pubblici con i cittadini, volantinaggio e ovviamente FaceBook. La rete offre grandissime possibilità di comunicazione ma la cosa più importante rimane comunque incontrare la gente e parlare con i tuoi concittadini. Solo in questo modo si coglie l’umore vero della città, i suoi bisogni, i suoi timori, le sue speranze. C'è chi ti ferma e volentieri scambia due parole sul Partito Democratico (punto davvero critico dopo le ultime vicende sul Quirinale), chi svicola e taglia corto, chi non si ferma ma a bassa voce dice "mandate via questa destra!". Ho poi una piccola tattica: quella di far capire che quella persona sul volantino che porgi non è lontana chissà dove, ma è lì davanti a loro. "Ha mai visto un candidato farsi il proprio volantinaggio"? "No, veramente". Ecco. Questo fa la differenza!

Agatino Grillo: La gente ha voglia di parlare di politica?

Marco Reggio: Moltissimo. Una delle cause, a mio avviso, degli attuali problemi del PD è la mancanza di un vero dialogo con i cittadini. Anzi vorrei fare una riflessione di fondo: nel partito, nella società e anche nelle aziende pare sia impossibile fermarsi un attimo a riflettere, a guardarsi negli occhi, a scambiare due parole. Sempre di corsa, sempre di fretta. Che poi è una fretta evidentemente irrazionale, forse ostentata proprio per non avere la scocciatura del doversi confrontare. Succede anche nella campagna elettorale. Questa è la Roma che non mi piace, che non credo piaccia a nessuno. Lo capisci quando, finalmente, trovi la parola giusta, il sorriso, il pretesto per presentarsi e presentare quello che hai da dire. Le persone si sciolgono, hanno "fame" di contatti e di scambi. Anche questo timore è una eredità pesante che dobbiamo cancellare. Coraggio, mancano pochi giorni e finalmente torneremo a sorridere.

Agatino Grillo: Sui quali temi hai imperniato la tua campagna elettorale?

Marco Reggio: Il mio programma si articola sull’individuazione di quello che ritengo i principali problemi di Roma e in una serie di idee e proposte per risolverli.

  • Ambiente e mobilità: lotta senza quartiere contro smog e polveri sottili, veleni che respiriamo tutti. Serve un piano integrato di intervento che snellisca il traffico, incentivi bike e car sharing, disegni una ampia rete di piste ciclabili, riutilizzi le linee ferroviarie cittadine in disuso, sviluppi la rete del trasporto urbano in una logica di risparmio ed efficienza. Occorre anche favorire la diffusione di forme di energia rinnovabile ed alternativa nei condomini, nelle micro, piccole e medie imprese e - nelle scuole - una ampia educazione ambientale ed alla sostenibilità.
  • Benessere: non solo Pil per misurare lo stato di benessere della nostra città. Si possono tradurre in proposte politiche i nuovi indicatori del Benessere Sociale recentemente messi a punto da Istat e Cnel. Roma sarebbe la prima città d'Italia a sperimentare ed innovare su questo terreno. Con l'obiettivo di costruire quella "felicità pubblica" che non è un'utopia, ma un obiettivo concreto da raggiungere. Nel segno del benessere diffuso, della sicurezza, del lavoro e dei diritti.
  • Casa: offrire nuove soluzioni al problema abitativo, incentivando l'affitto degli immobili vuoti con adeguate garanzie per i proprietari; prevedendo contributi comunali per i canoni di locazione a favore di famiglie a basso reddito e giovani; stringendo accordi con le banche locali e le associazioni dei costruttori per forme di affitto con diritto di riscatto a favore delle giovani coppie.

Agatino Grillo: Che altro?

Marco Reggio:

  • Cultura: Roma ha tesori inestimabili che non danno frutto. Altre capitali, con molto meno, creano valore duraturo. Musei, siti archeologici, teatri, biblioteche, luoghi di dibattito vanno ripensati in una logica di rete anche utilizzando le nuove tecnologie per renderli facilmente accessibili e capaci di creare nuova occupazione, soprattutto giovanile. Importante ripensare, in chiave occupazionale, il rilancio di un "polo cinematografico" che restituisca piena dignità a Cinecittà ed alle sue maestranze. Mi fa rabbia vedere che Roma non ha un proprio sito turistico, un “cruscotto” integrato di servizi che possa consentire, anche da Los Angeles, di pianificare un viaggio, scegliere un albergo, fissare una visita guidata in un museo. Pensate che volano per l’occupazione sarebbe tutto questo.
  • Famiglia: Creare le condizioni perché Roma torni ad essere una città dove è bello e giusto far nascere e crescere i propri bambini. Grazie a nidi familiari, di condominio, al lavoro delle cooperative sociali, a misure di vantaggio fiscale per le famiglie ed alla possibilità di ampliare l'utilizzo delle aule scolastiche oltre gli orari consueti, per attività anche ludiche e di socializzazione. Uno schema solidale applicabile anche a chi vive la solitudine dell'anziano o l'assistenza a persona non autosufficiente. Ho una parola d'ordine: non sentirsi soli.
  • Lavoro: Favorire la nascita e l'aggregazione di cooperative giovanili, in tutti i settori. Mettendoli in rete e sostenendole con nuove forme di finanziamento nella fase di primo avvio. Rimettere in funzione i cinque incubatori di impresa" lasciati morire dalla Giunta Alemanno a Corviale, alla Garbatella, a San Basilio. Valorizzare in chiave occupazionale le incommensurabili risorse storiche, architettoniche ed archeologiche della nostra città. Creare fondi per il microcredito in collaborazione con il sistema bancario territoriale e con le migliori realtà associative. Definire un grande piano pluriennale di recupero e messa in sicurezza dell'edilizia scolastica cittadina

Agatino Grillo: Se sarai eletto in consiglio comunale quali saranno le tue prime azioni?

Marco Reggio: Sarà importante capire bene, prima di tutto, il funzionamento della macchina amministrativa. Lo farò in punta di piedi, orgoglioso di entrare in palazzi che sono Storia, non solo di questa città, avvertendone appieno la responsabilità, ma – al tempo stesso - con grande decisione. Detto questo, mi muoverò subito per creare attenzione e consenso sui temi del mio programma, integrandoli con quelli del Sindaco Marino: primi fra tutti quelli dell’emergenza sociale (casa, lavoro, assistenza agli anziani ed ai malati), sensibilizzando il Consiglio sulla applicabilità di norme già pronte per creare reti virtuose sul territorio (penso alla legge 238 del 2000 sulla sussidiarietà orizzontale). Promuovendo subito tavoli di confronto con le migliori realtà associative cittadine. Senza una rete, ogni progetto si ferma. Il lavoro che ci aspetta è davvero immenso. Ma cinque anni di impegno e buon governo potranno davvero cambiare il volto di questa città.

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Agatino Grillo: Come giudichi l’attuale situazione politica? Lo stato di salute del PD?

Marco Reggio: Sono molto preoccupato per l’attuale situazione. Il Governo Letta ha rappresentato il male minore, non certo la soluzione. È un governo che difficilmente non vedrà esplodere al proprio interno contraddizioni e contrasti sui grandi temi che, invece, occorrerebbe affrontare con urgenza. Perché si scontrano due visioni del mondo opposte. Mi auguro che almeno la legge elettorale possa essere modificata. Altrimenti continuiamo a prendere in giro il Paese. Sullo stato di salute del PD occorre essere uniti in questo momento, perché – nel bene e nel male – il Pd rappresenta l’unico vero partito di massa di questo Paese, capace cioè di raccogliere una platea vastissima di consenso: dai cattolici alla sinistra moderata, che poi sono la vera maggioranza silenziosa, delusa, di questo Paese. Dividersi sarebbe l’errore finale, catastrofico. Vorrebbe dire regalare consensi al Movimento Cinque Stelle o alla destra demagogica. Per questo spero presto in un congresso dove emerga una leadership chiara ed autorevole. Capace di presentarsi con un programma riformista, credibile e fattibile. Con volti nuovi, idee nuove, capacità di intercettare realmente le esigenze del Paese.

Agatino Grillo: Grazie Marco

Marco Reggio: Grazie a voi.

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