Ignazio Marino: presentazione alla citta della mia candidatura a sindaco di Roma (19 aprile 2013)

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Il 21 aprile è il Natale di Roma. Mai come quest’anno quella giornata segna l’opportunità per la nostra città di una rinascita. Perciò Ignazio ha scelto di presentare proprio domenica prossima, 21 aprile, la sua candidatura alla città.  E lo farà nel cuore di Roma, in Piazza Santa Maria in Trastevere dalle  11, per raccontare l’idea di Capitale che vuole offrire ai romani.  Portate i vostri figli, le vostre famiglie e i vostri amici perché ci saranno idee, musica, rinfresco e l’area bambini!
Domenica 21 aprile allora venite a fare il miglior augurio che oggi Roma possa ricevere: Rinasci!
Noi siamo al lavoro perché questo avvenga il 26 e 27 maggio.

Roma riparte Adesso! - Nasce l’associazione – martedì 23 aprile 2013

Roma riparte adesso

Perchè il meglio deve ancora venire ...
Martedì 23 aprile 2013, presso il Circolo Caracciolo, via Francesco Caracciolo 23/a Roma, ore 17.00 nasce l’associazione “Roma riparte Adesso!”.
Io ci sarò! E invito a partecipare tutti quelli che vogliono un vero cambiamento: nel Paese, a Roma, nel PD.

Organizzatori

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Adesso una “lista adesso” per Roma (Europa, 16 aprile 2013)

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Una lista democratica che metta a frutto la popolarità di Renzi nella Capitale
Non è la prima volta che le elezioni comunali di Roma diventano un appuntamento politico nazionale. Nel 1993, nel mezzo di una violenta transizione politica, si presero la scena e divennero uno spartiacque storico. Fu allora che Berlusconi scese in campo, sdoganò Fini e la Destra italiana, delineando quell’alleanza politica fra forze conservatrici, postdemocristiane e moderate che avrebbe segnato il successivo ventennio. Fu allora che vinse un nuovo centrosinistra, innovativo rispetto alla tradizionale sinistra romana, aperto e con una visione moderna della Capitale.
I protagonisti sono diversi ma Roma prenderà di nuovo la scena, l’Italia politica vi si specchierà e i tre attuali attori della politica italiana misureranno il consenso attorno alle loro proposte.
La destra con un sindaco inseguito dagli scandali e circondato da inquisiti e carcerati, il Movimento 5 stelle che cercherà il successo, a partire dalle periferie vive in cui è già risultato il primo partito, e il centrosinistra.
Al campo democratico spettano tre compiti.
Fermare qui e ora Grillo e la sua iniziativa, tanto capace di strumentalizzare elettoralmente speranze e disperazione quanto impreparata a fornire risposte di governo e di cambiamento.
Secondo, sconfiggere la destra incompetente e clientelare, priva di classe dirigente e della cultura politica e amministrativa necessaria a governare una grande città europea, che ha immobilizzato negli ultimi cinque anni il motore economico di Roma e l’ha riportata alla “rometta” delle beghe e degli amici in Campidoglio.
Soprattutto, i democratici hanno oggi il compito di offrire ai romani una proposta politica molto più ampia di quella in campo, fuori dall’ordinario perché in grado di interpretare il momento delicato ed eccezionale del paese.
Goffredo Bettini quasi un anno fa sull’Unità lanciava un’idea: una lista unica che mettesse dentro Pd, Sel e l’allora Idv, andando “oltre i partiti” ed evitando il modello esaurito di liste civiche o personalistiche accanto ai partiti tradizionali. “Unire la sinistra è la premessa di un’alternativa credibile”, diceva ieri Bettini e non è un caso se oggi si torna a parlare di un listone “Roma Bene comune” che, accogliendo tutta la sinistra tradizionale, costituirebbe un “campo unico democratico, capace di mescolare le energie”.
Una proposta chiara ma che, a mio parere, non arriverebbe ad accogliere tutte le forze necessarie al rinnovamento civile della Capitale. Certamente occorre unirsi e non dividersi, federare e non escludere.
Federare il mondo produttivo e quello del lavoro, l’esperienza e il rinnovamento, la rappresentanza e la competenza in un’alleanza per la rinascita di Roma che ha bisogno di abbandonare le forme vecchie della politica se inadeguate al momento storico e troppo anguste per accogliere tutti coloro che puntano al cambiamento.
Insomma come ha scritto Antonio Funiciello su Europa “il lavoro di allargamento e coinvolgimento è ancora tutto da svolgere e non lo si potrà svolgere rinchiusi in sicurezze tardo ideologiche che non parlano alla Roma che cambia… non aprirsi ora e subito a tutti quelli che possono arricchire la nostra proposta democratica per la città ci farebbe perdere la sfida successiva del governo.”
Accanto al solido perno di rappresentanza e di radicamento di una sinistra che si trasforma deve trovare spazio nel campo dei democratici un’iniziativa diretta esplicitamente ai ceti più innovativi e post ideologici, più ampia e trasversale, più moderna e capace di raccogliere consenso nuovo e diverso. Non una generica lista civica, indistinguibile e politicamente neutra ma una lista elettorale che esplicitamente declini le proposte, lo stile e la prospettiva incarnata dall’iniziativa politica di Matteo Renzi, un lista “Adesso! per Roma” che darebbe un contributo decisivo alla campagna elettorale di Ignazio Marino, rendendo più ricca ed equilibrata la sua proposta di governo e sfidando apertamente la demagogia grillina invece di ridargli fiato.
Una lista che vivrebbe della credibilità delle sue battaglie su alcuni temi. La trasparenza e la lotta al “mostro burocratico” che prospera sulle pratiche e sui favori, il controllo diretto dei cittadini e la riduzione degli sprechi. Un’idea di “città condivisa”, in cui i “beni comuni” siano effettivamente affidati ai cittadini senza diventare “beni comunali”. Un’ossessione per il rilancio dello sviluppo e della competitività, per una città europea in cui “conti chi sa qualcosa e non chi conosce qualcuno”.
Sotto il comune cappello di un’ampia coalizione democratica, senza procedere ad alcuna divisione né scissione ma al contrario aggiungendo, ampliando, federando, una lista “Adesso! per Roma” avrebbe un appeal di gran lunga superiore a qualsiasi estemporanea invenzione civica o lista del sindaco. Una proposta che a Roma farebbe vincere il cambiamento e, attraverso questa affermazione, rafforzerebbe la stessa prospettiva di governo per i democratici nel paese. Per rinascere dopo la nefasta ora della destra, occorre abbandonare gli schemi ortodossi e ragionare con fantasia, generosità e lungimiranza. Serve a Roma, serve all’Italia e serve ai democratici.

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Ezio Mauro: Bersani scelga subito un candidato al Quirinale degno fuori dalla nomenklatura di partito (La Repubblica, 16 aprile 2013)

Politica: 

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Titolo originale dell’articolo: Un nome da offrire al Paese

  • di EZIO MAURO

Come succede a chi sta fermo, il Pd rischia di importare all'interno del suo recinto la crisi che paralizza un sistema impazzito.
Per ora le polemiche - furibonda quella tra Renzi e Finocchiaro - dividono il gruppo dirigente.
Ma se il Pd non sceglie un nome per il Quirinale, subendo l'iniziativa e le preferenze di Grillo e di Berlusconi, il gruppo dirigente rischia di dividersi dalla sua opinione pubblica di riferimento e il partito di avere un ruolo gregario nella grande partita per il Colle.
Scegliere è complicato perché il Pd ha il diritto-dovere d'iniziativa, guidando i due gruppi parlamentari più forti, ma non sa sciogliere tre nodi decisivi: vuole il voto anticipato oppure no? Vuole ancora il governo Bersani o è pronto a soluzioni diverse? Soprattutto, vuole giocare le carte condivise per il Quirinale nella metà campo col Pdl o in quella con i grillini? Su ognuna di queste opzioni, dopo l'insuccesso elettorale e un mese di logoramento sul governo impossibile, il partito, che sta già bollendo ad alta temperatura, rischia di esplodere.

C'è una sola strada per riprendere l'iniziativa, ed è una strada maestra, sia dentro il Pd che fuori. Bersani scelga un nome degno, con sicura sensibilità istituzionale e costituzionale, fuori dalla nomenklatura di partito. Chieda subito ai gruppi parlamentari di sostenere la scelta all'unanimità. Poi lo presenti al Paese, spiegando le ragioni e le caratteristiche per cui quel nome può essere di garanzia per tutte le culture politiche presenti in Parlamento: tutte, non una in particolare.

E con tutti a questo punto può partire il confronto. Con le carte in tavola, alla luce del sole e i cittadini che giudicano. Senza bisogno dello streaming.

Sondaggio TG7: Renzi premier ideale per la maggioranza degli italiani (15 aprile 2013)

Politica: 

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Sondaggio TG7/EMG: Matteo Renzi stravince come “miglior leader” con il 27% davanti a Bersani (18%) e Berlusconi (16%).
Brutte notizie invece per quanto riguarda le intenzioni di voto.
Coalizione “Bersani” sale al 30,7 % (+1,2% rispetto a febbraio 2013) ma dietro la coalizione “Berlusconi Maroni” al 32,2% (+3%). Grillo perde voti e scende al 23,9% (– 1,7%).

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Estella Marino: A Roma si può – insieme per ascoltare, discutere, decidere (Roma, 20 aprile 2013)

Politica: 

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Fonte: Facebook

Care tutte e cari tutti,
tra poco più di un mese saremo chiamati a eleggere il nuovo sindaco di Roma e ad a immaginare il futuro della nostra città.
Questa volta ho deciso di dare il mio contributo in modo diretto e di mettere a disposizione della città le mie competenze e la mia passione per la politica. Lo faccio insieme a voi e ai tanti con cui ho percorso un lungo cammino politico che ci ha portato tutti fin qui.

Ci vediamo sabato 20 aprile dalle ore 16,30 al Caffè Letterario, Via Ostiense 95, per cominciare questo altro viaggio e raccogliere idee e proposte per Roma, insieme a me tanti volti e competenze di Roma e non solo per ricominciare ad ascoltare prima di fare, a discutere prima di decidere.
Per discutere di sostenibilità, ambiente, rifiuti, mobilità, welfare e trasparenza della politica e delle istituzioni, saranno con noi:

(e tanti altri ancora …)

Se volete cominciare a scoprire qualcosa in più del progetto visitate il sito www.estellamarino.it
Vi aspetto,
Estella.

Estella-Marino

Chi è Estella Marino?

37 anni, ingegnere, master in economia e gestione ambientale e dottorato in tecnica urbanistica, ho scelto di lavorare come tecnico negli enti locali e nella pubblica amministrazione occupandomi di ambiente, sostenibilità, governo del territorio, edilizia residenziale pubblica.
Rappresentante degli studenti al liceo e all’università,  sempre a sinistra anche se mai in organizzazioni di partito, ho preso la mia prima tessera con la nascita del PD, perché volevo contribuire a renderlo strumento e luogo di cambiamento.
Con iMille, Ivan Scalfarotto, Giovanni Bachelet e tanti altri abbiamo deciso di impegnarci, mettendoci la faccia e provando a contribuire alla trasformazione che il paese richiedeva e richiede.
Al centro della mia attività politica  in questi anni: diritti civili, parità di genere, sostenibilità ambientale, rifiuti, governo del territorio. E l’impegno costante a difendere e promuovere le pratiche di una politica sana: rinnovamento, merito, competenze, trasparenza e legalità.
Con queste parole chiave e con l’esperienza maturata come Responsabile Ambiente e Sostenibilità del PD Roma ho deciso di candidarmi come Consigliere comunale alle prossime elezioni amministrative.

Contatta Estella

“Non punto a fare il segretario. Renzi ha le carte per la premiership” (La Repubblica, 13 aprile 2013)

Politica: 

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  • Fonte: pdf in rassegna stampa della Difesa

Barca: ecco il mio programma per il Pd, partito di sinistra. Governare è straordinario. Ho scoperto che Nenni si sbagliava: la stanza dei bottoni c’è. Ma ho sbattuto contro l’assenza dei partiti

  • di Sebastiano Messina

Ministro Barca, giovedì pomeriggio lei ha preso la tessera del Partito democratico ...

«Alle cinque meno dieci, per l’esattezza ».

Sta prenotando il posto di segretario?

«No. Ma no sul serio. Voglio aprire un dibattito, con l’ambizione di far parte del nuovo gruppo dirigente. Punto».

Come mai non si era iscritto prima? Non condivideva l’idea del Partito democratico?

«Quando nacque, ebbi la sensazione che fosse forzata la confluenza delle componenti ex comuniste, ex democristiane e liberalsocialiste, e la non ricchezza del dibattito di questi anni mi aveva confermato quel dubbio. Invece nell’ultimo anno ho potuto constatare che nel Paese ci sono molti militanti che sono figli di questo mix culturale, e allora ho capito che il mio giudizio era sbagliato».

Nelle 55 pagine del documento con cui si presenta al Pd, lei delinea l’identikit di un partito di sinistra. Proprio qualche giorno fa, però, Walter Veltroni, che del Partito democratico è stato uno dei padri e forse quello più convinto, ha detto che il Pd ha un’identità «post-ideologica » e una «vocazione maggioritaria ». La sua idea del nuovo Pd contraddice questo ritratto?

«La mia idea non contraddice l’identità del Pd ma la lettura che Veltroni ne dà. Io penso che il Partito democratico, se non si usano ipocrisie, sia un partito di sinistra. La componente ex dc è di sinistra: si chiamava così quando era nella Dc. Ed è di sinistra anche la componente laica. Quanto alla vocazione maggioritaria, non vi vedo alcuna contraddizione, visto che la sinistra governa a momenti alterni tutti i maggiori Paesi del mondo».

Posso chiederle come ha votato alle ultime elezioni?

«Ho dato un voto al Pd e uno a Sel».

Suo padre fu uno dei dirigenti del Pci. Ma nel pantheon dei suoi punti di riferimento politici c’è o no Enrico Berlinguer?

«Sì, per me Berlinguer rimane un punto di riferimento fondamentale».

Lui teorizzò il centralismo democratico. Lei vuole lanciare lo «sperimentalismo democratico». Ma che cos’è, esattamente?

«Lo sperimentalismo democratico è un metodo per l’assunzione di decisioni pubbliche che avviene con un forte ruolo dello Stato, ma con una fortissima consapevolezza da parte del centro della propria ignoranza. Quindi il presidio nazionale attiva un confronto locale che restituisce informazione e conoscenza. Non è una mia invenzione: è quello che sta facendo Obama negli Stati Uniti».

Ma questo riguarda il ruolo lo Stato, non il partito.

«Sì, ma come possiamo pensare di arrivare allo sperimentalismo democratico senza una mobilitazione delle persone, senza un partito che prema e pretenda dagli amministratori che ha fatto eleggere l’avvio di questo processo?».

Grillo risponderebbe: c’è la Rete, i cittadini possono decidere sul Web.

«Il Web può essere utile quando si tratta di dire sì o no, o quando ci si vuole far conoscere. Ma se affrontiamo una questione complessa, quando dobbiamo prendere una decisione articolata che richiede il confronto, nulla può sostituire quell’azione faticosa ma indispensabile che è il dibattito, la discussione faccia a faccia».

Torniamo al partito. Addio al finanziamento pubblico?

«Se il partito è quello che racconto io, la prima condizione è che il contributo degli iscritti e dei simpatizzanti deve essere determinante. Il finanziamento pubblico così com’è non può più continuare. Bisogna ridurlo, sganciarlo dalla dipendenza dai gruppi parlamentari e dargli nuove forme più trasparenti ».

Lei dice di voler portare fuori i partiti dallo Stato, rompendo la «fratellanza siamese» di oggi. Significa che i partiti, a cominciare dal Pd, dovrebbero uscire dalla Rai e dalla sanità, giusto per fare due esempi?

«Assolutamente sì. Il partito deve restare assolutamente fuori dagli enti pubblici. È la cartina di tornasole: se non finisce la «fratellanza siamese», il nuovo partito non nasce. Se la gente si convince che andando al partito sta venendo a fare da copertura, perché ci sono altri che si stanno cucinando carriere destinate a terminare nelle aziende municipalizzate, i migliori non vengono».

E come pensa che sia possibile rompere il meccanismo della lottizzazione?

«Applicando una concorrenza trasparente che faccia prevalere la competenza e il merito e non l’appartenenza o la fedeltà. E stabilendo regole deontologiche assai rigide che portino anche all’espulsione dal partito di chi accetta o assegna un incarico calpestando i diritti di chi è più competente o più meritevole ».

Glielo chiedo così: chiunque sia il successore di Bersani, secondo lei non dovrebbe candidarsi alla guida del governo?

«E io le rispondo che anche per il successore di Bersani, secondo me, dovrebbe valere la regola dell’incompatibilità tra incarichi di partito e cariche pubbliche. È chiaro?».

Chiarissimo. E Matteo Renzi? Che ruolo vedrebbe per lui nel nuovo partito?

«È talmente ambizioso l’obiettivo che ho in mente, che se forze come quella di Renzi non sono dalla parte del cambiamento diventa quasi impossibile realizzarlo».

Potrebbe essere, il sindaco di Firenze, un buon candidato premier?

«Una persona che si presenta alle primarie, e in 40 giorni agita il Paese, coinvolge tanti giovani e raccoglie un consenso così vasto dimostra di avere delle carte significative per fare questo mestiere».

Lei non sembra attratto da Palazzo Chigi. Perché?

«Governare è stata un’avventura straordinaria. Ho scoperto che Nenni si sbagliava: la stanza dei bottoni c’è davvero. Ma sono andato a sbattere contro l’assenza dei partiti. E allora mi appassiona la sfida di provare a cambiare il luogo dove si forma la volontà democratica: i partiti, appunto».

Ma se la convocasse il prossimo presidente della Repubblica, offrendole l’incarico di formare il governo, gli direbbe di no?

«Cercherei di convincerlo a non farlo».

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Approfondimenti

Contatta Fabrizio Barca

Fabrizio Barca: tutto quello che avreste voluto sapere e non avete mai osato chiedere (13 aprile 2013)

Politica: 

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(a breve anche la versione in inglese dal titolo: Fabrizio Barca for dummies)

1) Chi è Fabrizio Barca e come è possibile che sia iscritto al PD l’11 aprile 2013 e subito si sia candidato a segretario del partito?

Nel luglio 2009  Beppe Grillo che all’epoca era solo un artista e blogger con simpatie gauchiste tentò di iscriversi al PD e candidarsi segretario. Il Partito lo buttò fuori a calci e Piero Fassino lanciò la sua famosa sfida: “Se Grillo vuol fare politica fondi un partito e vediamo quanti voti prende” (qui il video su YouTube). Visto quello che è successo in seguito ora il PD permette a chiunque di iscriversi e candidarsi simultaneamente a segretario

2) Siamo sicuri che Fabrizio Barca è veramente laureato in Economia, ha un dottorato a Cambridge, è stato docente alla Bocconi, dirigente di Banca d’Italia, dirigente al Ministero delle Finanze ed è Ministro della Repubblica?

È tutto vero! Aggiungiamo che è pure campione di trekking (vedi dizionario barchese-italiano più avanti …).
Notizia dell’ultima ora: ci scrive un certo Luigi Zingales da Chicago per segnalarci che Fabrizio a Cambridge non ha conseguito un dottorato (Doctor of Philosophy) ma un semplice Master (Master of Philosophy) come effettivamente riportato sulla sua biografia sul sito del Ministero   …

3) Fabrizio vuole un PD di sinistra, critica il capitalismo, ribadisce che i sindacati sono essenziali per il governo delle aziende, cita Gramsci a ogni piè spinto … Non era meglio se si candidava a segretario di SEL?

Attenzione! Qui sta la genialata! Fabrizio ha pubblicamente dichiarato di aver votato SEL e di non essersi prima iscritto al PD perché il partito era troppo orientato al centro. Adesso invece Fabrizio propone prima la fusione PD-SEL e dopo un congresso unitario per scegliere il nuovo segretario PDSEL! Un po’ come acquisire il controllo di Telecom comprando solo il 10% delle azioni di una controllante di TELECOM stessa! Poi dicono che frequentare la Bocconi non serve …

4) Il Partito che ha in mente Fabrizio Barca in poche parole

Fusione PD-SEL. Rottamazione (gentile) della vecchia dirigenza che ha combinato un disastro politico dietro l’altro e che rischia di consegnare i resti del partito a Matteo Renzi. Forte limitazione delle primarie.  Rilancio territoriale dei circoli. Forte riduzione del finanziamento pubblico.

5) Ho provato a leggere il Manifesto di Fabrizio Barca ma non riesco ad andare oltre pagina 2. Mi fate una sintesi?

È la stessa osservazione fatta da Monica Maggioni direttora di RaiNews24 a Fabrizio Barca in diretta TV all’alba del 12 aprile (qui il video su YouTube, purtroppo manca proprio la parte citata …). La direttora era una delle poche fortunate ad aver avuto il Manifesto in anticipo per potersi preparare all’intervista con il futuro leader del PD. Barca non ha preso bene la sottile ironia della Maggioni che pare sia stata immediatamente trasferita a YouDem, redazione di Nuoro.
Comunque ecco la sintesi del Barca Pensiero:
L’azione pubblica dello Stato è limitata da un deficit cognitivo, la conoscenza necessaria essendo dispersa fra una moltitudine di soggetti, dal rischio di cattura da parte di interessi particolari e dalla tensione che spesso esiste fra i diversi principi che la guidano. A governare questi limiti soccorre il metodo dello “sperimentalismo democratico” che, fissando quadri regolativi volutamente provvisori, li rivede poi attraverso un processo ricorsivo di verifica pubblica e aperta degli esiti negli specifici contesti. È compito del partito promuovere e animare questo metodo, sia incalzando lo Stato, sia selezionando classe dirigente che lo governi.

6) Andiamo al dunque! Barca è l’antiRenzi? È tutta una mossa per impedire che il partito cada nelle mani dei renziani?
Risposta dei renziani: Sì
Risposta di Barca: Urge riconoscere in un partito volto alla “mobilitazione cognitiva” anche un partito che lavora, con costanza, a ricomporre principio di maggioranza e principio di competenza, che colmi “lo scarto fra istanze partecipative e difetto di conoscenze e di informazioni su questioni di interesse pubblico” (in sintesi: Sì)

7) Ho deciso! Mi schiero con Fabrizio Barca. Che devo fare?

Se sei iscritto a SEL o hai votato Vendola alle primarie non devi fare nulla. Il passaggio è automatico.  Riceverai un SMS di conferma quando il tutto sarà stato completato.
Se sei del PD area Bersani, Orfini, Fassina, Geloni, eccetera basta votare Barca non appena si presenterà l’occasione (congresso, primarie, eccetera …)
Se sei del PD area Bindi, Franceschini, Fioroni e simili sei fregato! Nello scontro che si annuncia tra Renzi e Barca non c’è più spazio per chi vive di rendita … d’altra parte avete occupato posti di governo, sottogoverno e similia per anni e anni senza combinare nulla!
Se sei dei “marxisti per Tabacci” devi seriamente pensare a cambiare vita, persone che frequenti, libri che leggi, gruppi Facebook dove posti …
(Se sei del PD area Renzi e NON vuoi inBarcarti devi immediatamente trovare la bandiera Adesso! che avevi lavato, stirato e conservato la sera del 2 dicembre 2012, contattare gli amici del comitato, prenotare le piazze per i nuovi gazebo … è il momento di darsi da fare … Subito! Adesso!)

Dizionario barchese-italiano

  • Catoblepismo: fare casino tra elementi o interessi divergenti, tipo metter insieme ex comunisti e ex democristiani
  • Caveat: Okkio!
  • Mobilitazione cognitiva: se cerchi un’informazione o hai un dubbio non cercare su Google ma rivolgiti ai compagni del tuo Circolo
  • Patronage: letteralmente “clientelismo” ma coniugato con “sperimentalismo democratico” vuol dire: se mi appoggi io salvo il partito e il tuo posto di lavoro dal pericolo rappresentato da Matteo Renzi
  • Piero Ignazi: il Giorgio Gori di Barca
  • Sperimentalismo democratico: far parlare tutti anche i non iscritti e poi far approvare la mozione del segretario del Circolo già preparata il giorno prima
  • Trekking: in italiano escursionismo;  tipo che tutta la vita fai il dirigente dello Stato e un giorno vai in gita in un circolo del PD, ti iscrivi, diventi segretario del Partito, cacci Fioroni …

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Contatta Fabrizio Barca

Mario Adinolfi: Barca? Partito novecentesco, con turchi, Sel e residuati di Ingroia (Italia Oggi, 13 aprile 2013)

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(Mario Adinolfi, foto da Wikipedia)

Il blogger Adinolfi, ex deputato Pd, avverte Renzi: rischia di strappare il biglietto vincente della lotteria

  • di Alessandra Ricciardi  

Quello che farà Fabrizio Barca sarà «un partito vecchio, novecentesco», in cui «confluiranno i turchi del Pd e i reduci comunisti, Sel e i residuati di Ingroia», dice Mario Adinolfi, blogger ed ex deputato democratico, di fede renziana.

Quanto vale il nuovo soggetto barchiano?

«Direi non più del 10, al massimo 15% dei consensi», insomma, «sarà un'ala marginale della politica italiana».

E se Barca raggruppa a sinistra, non è detto che sia Matteo Renzi a fare l'operazione al centro:

«Matteo rischia di bruciarsi, di strappare il biglietto vincente della lotteria che ha in tasca... deve uscire dalle logiche del partito». Un partito che «è politicamente già imploso».

Domanda. Ha letto le 50 pagine del programma di Barca?

Risposta. Più che una proposta politica, un trattato. Molto pretenzioso, ampolloso anche nel linguaggio.

D. Una parola che l'ha colpita?

R. Sperimentalismo, ripetuta per 4 volte. E io non ho capito per dire cosa.

D. Si parla della necessità di ritornare ai partiti.

R. Sono due i contenuti politici del documento: il no sostanziale alla cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti, che si dice debbano stare di più sul territorio. Io in verità nelle sezioni ci vedo spesso solo i pensionati... comunque si ignora del tutto la rete, se non addirittura la si irride,proprio un errore blu. E poi tornano i funzionari di partito, che Barca scinde dall' eletto, ma il fatto che lo pensi mi preoccupa, non dovrebbe esistere il funzionariato nel XXI secolo.

D. Non è tenero.

R. Il partito che delinea Barca è sostanzialmente vecchio, novecentesco, molto agganciato a primati del passato, parla poco di futuro. In sostanza rispecchia l'età di Barca. Che infatti, non a caso, non vuole che i politici siano giudicati in base alla carta di identità. Pensa alla sua...

D. Intanto Barca si candida a prendere le redini del Pd.

R. É l'unico elemento di novità vera di quel documento, Barca vuole essere un protagonista politico.

D. Ora tutto è vedere quanto può aggregare elettoralmente

R. Secondo me è un partito che vale il 10, massimo il 15%. Raggrupperà i turchi e i vari reduci comunisti sparsi, Sel e i residuati di Antonio Ingroia. Insomma una riedizione del Pci, sarà un'ala marginale della politica italiana.

D. Il Pd rischia la scissione a sinistra?

R. Bisogna mettersi d'accordo su cos'è il Pd. Quando io ho fatto la campagna elettorale per le elezioni del 2008, il Pd era chiaro cosa doveva essere, doveva unire varie anime, da quella liberale a quella cattolica, passando per i post socialisti. Le primarie per il parlamento hanno consegnato invece un partito bersaniano a Bersani, basta pensare del resto che i parlamentari eletti dal Pd sono 460, e di questi i renziani 48, ovvero il 10%. I popolari sono marginali. Del progetto iniziale non è rimasto nulla.

D. Visto che ama scommettere, a quando l'implosione del partito?

R. Ma guardi che politicamente è già avvenuta. Gente come Renzi o me, oppure Pietro Ichino che infatti è andato via, non ha niente a anche vedere con Stefano Fassina e lo stesso Bersani. Sono due cose diverse che stanno insieme solo tecnicamente, fino al prossimo congresso che si terrà ad ottobre.

D. In questo scenario, Bersani che ruolo gioca?

R. Pier Luigi Bersani è l'Achille Occhetto di oggi, doveva vincere con la sua gioiosa macchina da guerra e invece ha fatto la figura di Occhetto. E farà la sua fine.

D. E che fa l'altro nastro nascente del Pd, Renzi? Scontro finale con Barca?

R. Sono due percorsi che andranno non a scontrarsi ma saranno alternativi e paralleli, secondo me. Ma Renzi deve stare attento. É partito benissimo, il suo progetto parla di futuro. Ora sta rischiando però di bruciarsi, di finire come tanti altri, di strappare il biglietto vincente della lotteria che ha in tasca.

D. Mi pare che Renzi le suoni spesso al Pd.

R. Renzi deve risolvere il problema edipico che ha ancora con il partito, le logiche interne possono distruggerlo, deve sottrarsi alla dialettica mortifera piddina.

D. Errori tipo?

R. Vedere Massimo D'Alema è inutile oltre che dannoso, lamentarsi che non è stato scelto come grande elettore del prossimo presidente della repubblica, che era operazione assai improbabile in partenza, è controproducente. Non capisco perché faccia così.

Chi è Mario Adinolfi?

Mario Adinolfi (Roma, 15 agosto 1971) è un giornalista, politico, giocatore di poker e blogger italiano.
(...)
Alle elezioni politiche del 2008 è candidato alla Camera con il Partito Democratico nella circoscrizione Lazio 1, al numero 18 della lista, risultando primo dei non eletti. Il 25 giugno 2009 si è candidato alla segreteria nazionale del Pd, presentando una mozione congressuale pubblicata su Europa, decide poi di confluire a sostegno di Dario Franceschini. Il 13 giugno 2012 diventa deputato subentrando a Pietro Tidei, dimissionario in quanto eletto sindaco di Civitavecchia.
Appoggia Matteo Renzi nella candidatura alle elezioni primarie per la premiership del centrosinistra. Nell'ottobre 2012 si candida alle primarie del centrosinistra,indette per eleggere il candidato Sindaco di Roma ma l'11 dicembre 2012 ritira la candidatura decidendo di appoggiare Paolo Gentiloni.

Alla vigilia delle elezioni politiche italiane del 2013 lascia il PD e aderisce all'Agenda Monti per l'Italia.

 

Serracchiani: Il Pd non è in guerra, alla fine resteremo uniti (Gli Altri, 12 aprile 2013)

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Il mio non è attendismo ma semplicemente la scelta di fare battaglia politica in una dimensione locale cercando di combattere l`antipolitica corpo a corpo, lontano dagli scontri tra gruppi dirigenti e vicino ai cittadini

  • di Daniel Rustici

Nella guerra fratricida tra renziani e bersaniani che sta dilaniando il Partito democratico Debora Serracchiani non prende posizione.
Interamente concentrata sulla propria candidatura alla presidenza della regione Friuli l`europarlamentare udinese, saltata agli onori della cronaca politica come rottamatrice ante litteram, cerca oggi di rimanere in posizione defilata rispetto alle incessanti battaglie che si consumano in via del Nazareno.
I più smaliziati potrebbero pensare che Serracchiani stia solamente sondando il terreno cercando di capire su quale carro salire quando si arriverà allo scontro finale anche se lei lo nega con fermezza.

Il suo partito, sulle strategie per uscire dal pantano istituzionale, è spaccato tra i falchi bersaniani e le colombe che cercano l` accordo col centrodestra: s`ha da fare o no il matrimonio con il Pdl?

«Per quanto mi riguarda non credo sia percorribile la strada di un governo che sia costretto a subire le condizioni imposte dal Pdl. Meglio sarebbe un governo di scopo che unisca tutte le forze politiche - compresi i Cinque Stelle - quindi e che, in brevissimo tempo, dia. risposte alle emergenze del Paese. Se invece si pensa ad un inciucio organico con Berlusconi a quel punto meglio tornare alle urne».

Come giudica il ruolo di Renzi in questa fase?

«Do ragione a Matteo quando dice che bisogna accelerare i tempi ma sull`accordo con il Pdl sono più pessimista anche perché non possiamo condizionare la nascita del governo all`elezione al Quirinale di una figura scelta dalla destra, subendo quindi un ricatto».

Sulla Presidenza della Repubblica lei ha dichiarato:« D`Alema lo dica forte e chiaro: non sarò presidente della Repubblica». Perché questo astio politico nei confronti di D`Alema? Non sta diventando un po` un capro espiatorio?

«Non ho nulla contro D`Alema né politicamente né dal punto di vista personale. Solo credo che il ruolo di Presidente della Repubblica sia per sua natura terzo e non possa essere affidato a una persona così marcatamente schierata, soprattutto in una situazione in cui il paese è spaccato esattamente in tre parti».

Potrebbe essere davvero Emma Bonino, alla fine, a spuntarla?

«E un nome che personalmente apprezzerei molto, per la sua storia e la sua credibilità a livello internazionale. Ma temo rimarrà solo un auspicio di questa elezione».

Stando al suo ragionamento sulla necessità della terzietà del ruolo dovrebbe preferire Amato a Prodi.

«Io non siedo nel Parlamento italiano, non è compito mio votare il prossimo Presidente. Però se è vero che Amato è più terzo rispetto al Pdl, Prodi lo è rispetto al Movimento 5 Stelle dato che non sembra personaggio sgradito a Grillo e Casaleggio».

Il Pd, tra non molto dovrà misurarsi anche con le proprie contraddizioni interne. Alla vigilia del congresso vede il rischio che le divergenze tra giovani turchi e l`area renziana possano arrivare a un punto di non ritorno?

«Le divisioni, inutile negarlo, ci sono ma il congresso non è una guerra. Come tutti i grandi partiti del mondo discuteremo e arriveremo a una sintesi per il bene del Pd e del Paese: non credo che assisteremo a strappi clamorosi e irricucibili».

Orfini, astro nascente della sinistra interna, sostiene che bisognerebbe andare oltre al Partito democratico creando un soggetto che si allarghi anche a Sel. Come si può conciliare questa posizione con quelle dell`area più moderata?

«Della posizione di Orfini contesto soprattutto il metodo, che è quello delle figurine Panini: ce l`ho, ce l`ho, mi manca. Non è con fusioni tra classi dirigenti di partiti che dobbiamo rispondere alla domanda di cambiamento che ci viene rivolta dai cittadini. Partiamo invece dai temi concreti e da lì iniziamo a ragionare per trovare accordi e compromessi: crisi e disagio sociale, allargamento delle protezioni per i ceti più deboli, salto di qualità in senso europeo del dibattito pubblico».

Come europarlamentare pensa che il Pd debba fare autocritica per aver votato il fiscal compact e aver sostenuto la linea dell`austerità?

«Il Pd è uno dei partiti più europeisti in Italia, abbiamo votato il fiscal compact ma anche il two pack e il six pack perché in quel momento non c`era scelta: era necessario per prendere provvedimenti tesi a salvare il Paese. Ma congiuntamente abbiamo sempre detto che il rigore da solo non basta, che serviva la crescita, lo sviluppo, l`equità. Questo secondo tempo non è mai arrivato però, ora bisogna mettere l`acceleratore su questi temi ma lo possiamo fare solo se ragioniamo come europei e non come singoli stati: obiettivi come la tassazione sulla transazioni e il salario minimo sono efficaci se affrontati in ottica continentale, con la prospettiva della creazione degli Stati Uniti d`Europa».

Come candidata alla presidenza della regione Friuli invece quali sono i temi su cui punta per vincere la sfida?

«Lavoro ed economia: bisogna creare posti di lavoro anche utilizzando l`autonomia fiscale, di cui il Friuli gode come regione a statuto speciale, a nostro vantaggio. Poi razionalizzare la spesa pubblica a partire da quella sanitaria là dove si annidano sprechi, utilizzando le risorse risparmiate per mettere in campo misure contro l`esclusione sociale. Penso a forme di reddito di cittadinanza».

Quando diventò famosa era considerata un po` una rottamatrice. Fece molto scalpore ad esempio il cinque in pagella che assegnò a D`Alema durate un`intervista con Daria Bignardi, poi Renzi le ha rubato la parte e oggi lei sembra avere un po` perso l`iniziale carica rivoluzionaria che la contraddistingueva. Sta aspettando il momento giusto per riposizionarsi a livello nazionale verso la scalata del partito?

«Il mio non è attendismo ma semplicemente la scelta di fare battaglia politica in una dimensione locale cercando di combattere l`antipolitica corpo a corpo, lontano dagli scontri tra gruppi dirigenti e vicino ai cittadini».

Se lo scontro all`interno del Pd dovesse concludersi, come in molti pronosticano, in una sfida tra Renzi e Barca chi sosterrebbe?

«Al momento nessuno dei due è ufficialmente in campo, mi sembra davvero prematura questa discussione».

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Chi è Debora Serracchiani?

Debora Serracchiani è una avvocatessa e politica italiana, deputata al Parlamento europeo per il Partito Democratico, membro del gruppo Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici al Parlamento europeo. Vive a Udine ed esercita la professione di avvocato del lavoro. È stata consigliera nella II circoscrizione di Udine e coordinatrice della Commissione circoscrizionale Urbanistica - territorio e lavori pubblici. Nel 2006 viene eletta nel consiglio provinciale di Udine, nella lista dei Democratici di Sinistra (collegio di Udine I). Rieletta in Consiglio provinciale nel 2008 nella lista del Pd, ricopre il ruolo di vicecapogruppo e vice presidente della Commissione Consiliare Ambiente ed Energia e componente della Commissione Statuto e Regolamenti. Nel dicembre del 2008 è eletta Segretaria del Partito Democratico di Udine.
Il 21 marzo 2009 tiene un applauditissimo intervento  di 13 minuti all'Assemblea dei Circoli del Pd, attaccando molte decisioni prese dalla dirigenza del partito e guadagnandosi un'improvvisa notorietà nazionale e internazionale: ne sono esempio gli articoli a lei dedicati pochi giorni dopo da L'Unità e dal quotidiano spagnolo El País, e la successiva intervista con Daria Bignardi nel suo talk show su Rai 2. Il 3 aprile 2009 Dario Franceschini ne annuncia la candidatura alle elezioni europee del 2009 nella circoscrizione Nord-Est, elezioni in cui ottiene 73.910 preferenze nel solo Friuli-Venezia Giulia, risultando quindi la persona più votata in assoluto della regione, eletta con 144.558 preferenze nella circoscrizione II. Con le primarie del 25 ottobre 2009 diventa Segretaria regionale del PD del Friuli-Venezia Giulia.

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