
(Mario Adinolfi, foto da Wikipedia)
Il blogger Adinolfi, ex deputato Pd, avverte Renzi: rischia di strappare il biglietto vincente della lotteria
Quello che farà Fabrizio Barca sarà «un partito vecchio, novecentesco», in cui «confluiranno i turchi del Pd e i reduci comunisti, Sel e i residuati di Ingroia», dice Mario Adinolfi, blogger ed ex deputato democratico, di fede renziana.
Quanto vale il nuovo soggetto barchiano?
«Direi non più del 10, al massimo 15% dei consensi», insomma, «sarà un'ala marginale della politica italiana».
E se Barca raggruppa a sinistra, non è detto che sia Matteo Renzi a fare l'operazione al centro:
«Matteo rischia di bruciarsi, di strappare il biglietto vincente della lotteria che ha in tasca... deve uscire dalle logiche del partito». Un partito che «è politicamente già imploso».
Domanda. Ha letto le 50 pagine del programma di Barca?
Risposta. Più che una proposta politica, un trattato. Molto pretenzioso, ampolloso anche nel linguaggio.
D. Una parola che l'ha colpita?
R. Sperimentalismo, ripetuta per 4 volte. E io non ho capito per dire cosa.
D. Si parla della necessità di ritornare ai partiti.
R. Sono due i contenuti politici del documento: il no sostanziale alla cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti, che si dice debbano stare di più sul territorio. Io in verità nelle sezioni ci vedo spesso solo i pensionati... comunque si ignora del tutto la rete, se non addirittura la si irride,proprio un errore blu. E poi tornano i funzionari di partito, che Barca scinde dall' eletto, ma il fatto che lo pensi mi preoccupa, non dovrebbe esistere il funzionariato nel XXI secolo.
D. Non è tenero.
R. Il partito che delinea Barca è sostanzialmente vecchio, novecentesco, molto agganciato a primati del passato, parla poco di futuro. In sostanza rispecchia l'età di Barca. Che infatti, non a caso, non vuole che i politici siano giudicati in base alla carta di identità. Pensa alla sua...
D. Intanto Barca si candida a prendere le redini del Pd.
R. É l'unico elemento di novità vera di quel documento, Barca vuole essere un protagonista politico.
D. Ora tutto è vedere quanto può aggregare elettoralmente
R. Secondo me è un partito che vale il 10, massimo il 15%. Raggrupperà i turchi e i vari reduci comunisti sparsi, Sel e i residuati di Antonio Ingroia. Insomma una riedizione del Pci, sarà un'ala marginale della politica italiana.
D. Il Pd rischia la scissione a sinistra?
R. Bisogna mettersi d'accordo su cos'è il Pd. Quando io ho fatto la campagna elettorale per le elezioni del 2008, il Pd era chiaro cosa doveva essere, doveva unire varie anime, da quella liberale a quella cattolica, passando per i post socialisti. Le primarie per il parlamento hanno consegnato invece un partito bersaniano a Bersani, basta pensare del resto che i parlamentari eletti dal Pd sono 460, e di questi i renziani 48, ovvero il 10%. I popolari sono marginali. Del progetto iniziale non è rimasto nulla.
D. Visto che ama scommettere, a quando l'implosione del partito?
R. Ma guardi che politicamente è già avvenuta. Gente come Renzi o me, oppure Pietro Ichino che infatti è andato via, non ha niente a anche vedere con Stefano Fassina e lo stesso Bersani. Sono due cose diverse che stanno insieme solo tecnicamente, fino al prossimo congresso che si terrà ad ottobre.
D. In questo scenario, Bersani che ruolo gioca?
R. Pier Luigi Bersani è l'Achille Occhetto di oggi, doveva vincere con la sua gioiosa macchina da guerra e invece ha fatto la figura di Occhetto. E farà la sua fine.
D. E che fa l'altro nastro nascente del Pd, Renzi? Scontro finale con Barca?
R. Sono due percorsi che andranno non a scontrarsi ma saranno alternativi e paralleli, secondo me. Ma Renzi deve stare attento. É partito benissimo, il suo progetto parla di futuro. Ora sta rischiando però di bruciarsi, di finire come tanti altri, di strappare il biglietto vincente della lotteria che ha in tasca.
D. Mi pare che Renzi le suoni spesso al Pd.
R. Renzi deve risolvere il problema edipico che ha ancora con il partito, le logiche interne possono distruggerlo, deve sottrarsi alla dialettica mortifera piddina.
D. Errori tipo?
R. Vedere Massimo D'Alema è inutile oltre che dannoso, lamentarsi che non è stato scelto come grande elettore del prossimo presidente della repubblica, che era operazione assai improbabile in partenza, è controproducente. Non capisco perché faccia così.
Chi è Mario Adinolfi?
Mario Adinolfi (Roma, 15 agosto 1971) è un giornalista, politico, giocatore di poker e blogger italiano.
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Alle elezioni politiche del 2008 è candidato alla Camera con il Partito Democratico nella circoscrizione Lazio 1, al numero 18 della lista, risultando primo dei non eletti. Il 25 giugno 2009 si è candidato alla segreteria nazionale del Pd, presentando una mozione congressuale pubblicata su Europa, decide poi di confluire a sostegno di Dario Franceschini. Il 13 giugno 2012 diventa deputato subentrando a Pietro Tidei, dimissionario in quanto eletto sindaco di Civitavecchia.
Appoggia Matteo Renzi nella candidatura alle elezioni primarie per la premiership del centrosinistra. Nell'ottobre 2012 si candida alle primarie del centrosinistra,indette per eleggere il candidato Sindaco di Roma ma l'11 dicembre 2012 ritira la candidatura decidendo di appoggiare Paolo Gentiloni.
Alla vigilia delle elezioni politiche italiane del 2013 lascia il PD e aderisce all'Agenda Monti per l'Italia.