Primarie Roma 2013

Adesso una “lista adesso” per Roma (Europa, 16 aprile 2013)

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Una lista democratica che metta a frutto la popolarità di Renzi nella Capitale
Non è la prima volta che le elezioni comunali di Roma diventano un appuntamento politico nazionale. Nel 1993, nel mezzo di una violenta transizione politica, si presero la scena e divennero uno spartiacque storico. Fu allora che Berlusconi scese in campo, sdoganò Fini e la Destra italiana, delineando quell’alleanza politica fra forze conservatrici, postdemocristiane e moderate che avrebbe segnato il successivo ventennio. Fu allora che vinse un nuovo centrosinistra, innovativo rispetto alla tradizionale sinistra romana, aperto e con una visione moderna della Capitale.
I protagonisti sono diversi ma Roma prenderà di nuovo la scena, l’Italia politica vi si specchierà e i tre attuali attori della politica italiana misureranno il consenso attorno alle loro proposte.
La destra con un sindaco inseguito dagli scandali e circondato da inquisiti e carcerati, il Movimento 5 stelle che cercherà il successo, a partire dalle periferie vive in cui è già risultato il primo partito, e il centrosinistra.
Al campo democratico spettano tre compiti.
Fermare qui e ora Grillo e la sua iniziativa, tanto capace di strumentalizzare elettoralmente speranze e disperazione quanto impreparata a fornire risposte di governo e di cambiamento.
Secondo, sconfiggere la destra incompetente e clientelare, priva di classe dirigente e della cultura politica e amministrativa necessaria a governare una grande città europea, che ha immobilizzato negli ultimi cinque anni il motore economico di Roma e l’ha riportata alla “rometta” delle beghe e degli amici in Campidoglio.
Soprattutto, i democratici hanno oggi il compito di offrire ai romani una proposta politica molto più ampia di quella in campo, fuori dall’ordinario perché in grado di interpretare il momento delicato ed eccezionale del paese.
Goffredo Bettini quasi un anno fa sull’Unità lanciava un’idea: una lista unica che mettesse dentro Pd, Sel e l’allora Idv, andando “oltre i partiti” ed evitando il modello esaurito di liste civiche o personalistiche accanto ai partiti tradizionali. “Unire la sinistra è la premessa di un’alternativa credibile”, diceva ieri Bettini e non è un caso se oggi si torna a parlare di un listone “Roma Bene comune” che, accogliendo tutta la sinistra tradizionale, costituirebbe un “campo unico democratico, capace di mescolare le energie”.
Una proposta chiara ma che, a mio parere, non arriverebbe ad accogliere tutte le forze necessarie al rinnovamento civile della Capitale. Certamente occorre unirsi e non dividersi, federare e non escludere.
Federare il mondo produttivo e quello del lavoro, l’esperienza e il rinnovamento, la rappresentanza e la competenza in un’alleanza per la rinascita di Roma che ha bisogno di abbandonare le forme vecchie della politica se inadeguate al momento storico e troppo anguste per accogliere tutti coloro che puntano al cambiamento.
Insomma come ha scritto Antonio Funiciello su Europa “il lavoro di allargamento e coinvolgimento è ancora tutto da svolgere e non lo si potrà svolgere rinchiusi in sicurezze tardo ideologiche che non parlano alla Roma che cambia… non aprirsi ora e subito a tutti quelli che possono arricchire la nostra proposta democratica per la città ci farebbe perdere la sfida successiva del governo.”
Accanto al solido perno di rappresentanza e di radicamento di una sinistra che si trasforma deve trovare spazio nel campo dei democratici un’iniziativa diretta esplicitamente ai ceti più innovativi e post ideologici, più ampia e trasversale, più moderna e capace di raccogliere consenso nuovo e diverso. Non una generica lista civica, indistinguibile e politicamente neutra ma una lista elettorale che esplicitamente declini le proposte, lo stile e la prospettiva incarnata dall’iniziativa politica di Matteo Renzi, un lista “Adesso! per Roma” che darebbe un contributo decisivo alla campagna elettorale di Ignazio Marino, rendendo più ricca ed equilibrata la sua proposta di governo e sfidando apertamente la demagogia grillina invece di ridargli fiato.
Una lista che vivrebbe della credibilità delle sue battaglie su alcuni temi. La trasparenza e la lotta al “mostro burocratico” che prospera sulle pratiche e sui favori, il controllo diretto dei cittadini e la riduzione degli sprechi. Un’idea di “città condivisa”, in cui i “beni comuni” siano effettivamente affidati ai cittadini senza diventare “beni comunali”. Un’ossessione per il rilancio dello sviluppo e della competitività, per una città europea in cui “conti chi sa qualcosa e non chi conosce qualcuno”.
Sotto il comune cappello di un’ampia coalizione democratica, senza procedere ad alcuna divisione né scissione ma al contrario aggiungendo, ampliando, federando, una lista “Adesso! per Roma” avrebbe un appeal di gran lunga superiore a qualsiasi estemporanea invenzione civica o lista del sindaco. Una proposta che a Roma farebbe vincere il cambiamento e, attraverso questa affermazione, rafforzerebbe la stessa prospettiva di governo per i democratici nel paese. Per rinascere dopo la nefasta ora della destra, occorre abbandonare gli schemi ortodossi e ragionare con fantasia, generosità e lungimiranza. Serve a Roma, serve all’Italia e serve ai democratici.

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PD Roma: La tentazione di dividersi (Corriere della Sera, ed. Roma, 9 aprile 2013)

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Bersani pronto a intervenire

  • di Maria Teresa Meli

Svanisce nel giro di una giornata romana il potere salvifico delle primarie. Fino a domenica 7 aprile queste consultazioni erano un «must» della politica del centrosinistra.
Servivano per «mettere in connessione» (le parole sono di Pier Luigi Bersani) i partiti e il loro elettorato. Per dimostrare che la classe dirigente del Pd non voleva rinchiudersi dentro i palazzi lontano dalla gente normale, quella che ormai non arriva nemmeno a metà mese. Ma soprattutto erano l’alibi prediletto dei leader per nascondere dietro il fumo della partecipazione popolare la mancanza di una linea politica, l’assenza di un’identità precisa del centrosinistra e le divisioni interne.
Un ottimo escamotage per mascherare le debolezze, incertezze e insufficienze dei vertici del Partito democratico.
Ma le consultazioni di Roma, pur essendo assai più affollate di quanto si potesse immaginare, non hanno centrato quest’ultimo obiettivo.
Ignazio Marino ha vinto. Anzi ha stravinto. I supporter di David Sassoli, però, non sembrano averla presa bene. I dalemiani soprattutto. È in quel mondo che sta nascendo la tentazione di non appoggiare il senatore-chirurgo alle elezioni amministrative, ma di convogliare i voti su Alfio Marchini. Tanto che a un certo punto si è sparsa la voce che Claudio Mancini, ex assessore regionale, dalemiano, che non potendosi candidare alla Camera ha ceduto il posto in lista alla moglie Fabrizia Giuliani, si fosse reso disponibile ad assumere il ruolo di coordinatore della campagna elettorale dell’imprenditore romano.
Non è vero, ma il solo fatto che questa indiscrezione sia circolata la dice lunga sulla situazione del Pd romano.
Come se non bastasse, anche gli ex Ppi che sostenevano Sassoli vivono a disagio la vittoria di Marino.
Insomma, le divisioni interne che avevano caratterizzato tutta la fase precedente le primarie, sono rimaste tutte: le consultazioni dell’altro ieri non sono servite a scioglierle.
E questo potrebbe pregiudicare la campagna elettorale del Partito democratico, ridimensionando il possibile - e per il Pd auspicabile - effetto Zingaretti sulle elezioni. Già, perché, oltre a Goffredo Bettini, tra gli sponsor di questo indubbio successo del senatore-chirurgo c’è il presidente della Regione Lazio, convinto non da ora che Marino possa contrastare l’ondata grillina perché non è un uomo d’apparato.
Dunque, le cose potrebbero complicarsi e per questa ragione Pier Luigi Bersani non potrà restare ancora defilato per molto. Le primarie hanno fallito il loro obiettivo. Problemi e divisioni sono sul tappeto: tocca al segretario spazzare via ogni ambiguità, spendendo parole definitive sulla tenzone capitolina.
Il leader del Pd, finora, ha accuratamente evitato di prendere posizione. Molti dei suoi fedelissimi (un nome per tutti, il consigliere politico Miguel Gotor) hanno sostenuto Sassoli, con l’eccezione di Stefano Fassina, che parteggiava invece apertamente per Marino. Ora dovrà essere il segretario a riportare l’ordine nelle file dell’esercito del Partito democratico e a pronunciare parole che possano convincere tutti gli esponenti del Pd a combattere la stessa battaglia in questa campagna elettorale. Del resto, un capo politico se vuole essere riconosciuto come tale, deve fare anche questo e non affidarsi solo allo strumento simbolico delle primarie.

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Primarie a Roma dominate da Marino: oltre 100 mila al voto (Il Corriere della Sera, 8 aprile 2013)

Ignazio Marino

  • Fonte: pdf in rassegna stampa Difesa

Campidoglio Plauso del leader. Gli avversari: battaglia comune. Il caso dei Rom alle urne: «Tutto regolare»
Sarà Ignazio Marino il candidato del centrosinistra alle elezioni di maggio per il Campidoglio. Sfiderà Gianni Alemanno, l’imprenditore Alfio Marchini e il grillino Marcello De Vito.

  • di Alessandro Capponi

Ha vinto le primarie con una percentuale che, con la metà dei seggi scrutinati, supera il 50 per cento delle preferenze, sulla base anche di un’affluenza al di sopra delle aspettative: in questa domenica soleggiata sono più di centomila i romani alle urne.
Sconfitti nettamente i candidati di Dario Franceschini (l’europarlamentare David Sassoli, che in città si era alleato con il dalemiano Umberto Marroni e aveva avviato un dialogo con l’Udc) e quello di Matteo Renzi (l’ex ministro rutelliano Paolo Gentiloni). Il vincitore, scelto da Goffredo Bettini, ha potuto contare sul sostegno del segretario regionale Enrico Gasbarra e soprattutto su quello del presidente della Regione, Nicola Zingaretti.
«Daje Ignazio! - scriveva su Twitter ieri sera - Ora tutti con Marino: può davvero cambiare Roma».
Tra i primi a congratularsi lo sfidante David Sassoli, dopo una campagna elettorale di polemiche furiose. Evidentemente però il distacco dal vincitore non ammette ulteriori tensioni e alle nove e trenta della sera Sassoli telefona a Marino (che lascerà il Senato, entrerà Enrico Buemi, Psi Piemonte): dopo di lui anche Gentiloni, e poi Bersani, Gasbarra, Vendola. Esulta il segretario del Pd: «Complimenti al partito e al centrosinistra di Roma per la partecipazione. E complimenti a Ignazio Marino».
Certo è che le polemiche non sono mancate.
Al mattino la renziana Cristiana Alicata, della direzione regionale, su Facebook fa notare «le solite file di rom che con le primarie si scoprono appassionatissimi di politica».
La accusano di razzismo - sui social network si scatena il dibattito - e lei sostiene che «non è razzismo, la democrazia viene umiliata e offesa dal voto di scambio e la colpa è di chi lo denuncia, non di chi lo fa...».
In un post precedente parlava di «voti comprati ».
Altre tensioni si registrano poco dopo: in un Municipio di periferia (Tor Bella Monaca) deve intervenire la polizia, chiamata dalla coordinatrice del Pd. Il litigio tra esponenti dello stesso partito nasce dal fatto che alcuni accusano la corrente rivale di aver «pagato» gli immigrati (bengalesi e africani), di averli portati a votare con un pullman.
In breve la polemica deflagra: il centrodestra accusa e la coalizione «Roma bene comune» risponde sdegnata, sostiene che «la rabbia per l’evidente successo di partecipazione alle nostre consultazioni anche questa volta dà fastidio a chi, da anni, le primarie le annuncia senza avere il coraggio e la capacità di organizzarle».

Il vincitore

Ignazio Marino, senatore del Partito democratico, nasce a Genova nel 1955. A 14 anni si trasferisce a Roma; nella Capitale si laurea in medicina all’Università Cattolica e inizia la carriera al Policlinico Gemelli Carriera lavorativa Chirurgo specializzato in trapianti, collabora con diverse università statunitensi e inglesi (Pittsburgh, Cambridge).
Nel 1999 torna in Italia e fonda a Palermo l’Ismett, centro trapianti multi organo Carriera politica Nel 2006 torna a Roma e si candida al Senato come indipendente: viene eletto nelle file dei Democratici di sinistra.
Nel 2008 si ricandida e viene riconfermato senatore; durante la legislatura è presidente della Commissione parlamentare sull’efficacia del Servizio sanitario nazionale.
Nel 2009 si candida alle primarie per segretario nazionale del Partito democratico, giungendo terzo alle spalle di Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini, ottenendo il 12,28% delle preferenze
Le primarie
Il motto prescelto nel logo è «Roma è vita». Il programma elettorale si basa su 3 punti: gestione culturale integrata per tutta la città, miglioramento del trasporto pubblico e delle piste ciclabili, pianificazione territoriale attenta al risparmio energetico

Roma, primarie del Pd, i big scelgono il candidato (Il Corriere della Sera, ed. Roma, 6 aprile 2013)

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(Clicca per ingrandire e per i programmi completi)

Domani 7 aprile si vota dalle 8 alle 20 per decidere lo sfidante di Alemanno. Gli elettori di centrosinistra sceglieranno il candidato sindaco e i 15 candidati alle presidenze dei Municipi. Alla vigilia del voto è tempo di endorsement.
Paolo Gentiloni, che ha già incassato quello di Matteo Renzi, ottiene «apprezzamento e vicinanza» dall’ex vicesindaco e senatore Walter Tocci, e il sostegno di Marco Causi, ex assessore della giunta Veltroni.
David Sassoli incassa l’appoggio di Paola Concia. Stefano Rodotà sceglie Ignazio Marino.
Lite Bettini-Alemanno L’ex senatore: la sua candidatura è imposta. Il sindaco: niente lezioni, gli sfuggì il buco di bilancio  

di Alessandro Capponi
Domani si vota in oltre duecentoquaranta seggi, dalle otto del mattino fino alle otto della sera: gli elettori di centrosinistra — 42 mila e 170 mila le affluenze precedenti — sceglieranno così il candidato sindaco e i 15 candidati alle presidenze dei Municipi.
Possono votare anche i sedicenni, per tutti è previsto il contributo di due euro.
Alla vigilia del voto è tempo di endorsement.
Paolo Gentiloni, che ha già incassato quello del sindaco di Firenze Matteo Renzi, adesso ottiene «apprezzamento e vicinanza » dall’ex vicesindaco (con Rutelli) e senatore Walter Tocci, e il sostegno di Marco Causi, che è deputato pd e soprattutto è stato ex assessore della giunta Veltroni: «Conosco Paolo Gentiloni da quasi vent’anni e credo sia il candidato che ha elaborato il pacchetto di idee, di programmi, di progetti più completo e solido ».
David Sassoli, che incassa l’appoggio di Paola Concia e di una manciata di consiglieri comunali, riceve «gli auguri per la vittoria» del sindaco di Bari, Michele Emiliano.
Stefano Rodotà—ex garante dell’Autorità per il trattamento dei dati personali, più volte deputato — non ha dubbi e sceglie Ignazio Marino: «Si dirà che la tutela di alcune categorie di diritti non rientra nella competenza diretta del Comune. Ma i diritti sono indivisibili, hanno tutti fondamento nella persona, e solo questa comune presa di coscienza può mobilitare le energie e dare al nuovo sindaco forza e legittimazione nella difficile battaglia per liberare Roma dai pessimi interessi che la hanno oppressa in questi anni. La tua, dunque, è la strada buona e giusta».
Goffredo Bettini, «grande elettore» di Marino, difende le primarie: «Sono per me un fatto fondamentale, democratico. Le avrei preferite più lunghe, con meno polemiche. Grillo ha scelto il candidato consultando poche persone, Marchini alla fine si è autocandidato e Alemanno è imposto in maniera autoritaria, nonostante quello che è successo in questa città».
Replica Alemanno: «Bettini non si accorse dei 12 miliardi di buco, credo che non possa dare lezioni a nessuno su come si governa la nostra città».
Fair play nel dibattito su Skytg24 tra i candidati di centrosinistra.
Prestipino provoca Marino: «Avresti fatto il ministro della Sanità?». Risposta: «Non esiste, ma ho la preparazione per curare Roma».
Gli unici a dichiarare la fede calcistica sono Marino e Prestipino: romanisti. La coalizione «Roma bene comune», dopo aver mandato e-mail per Sassoli, Prestipino, Gentiloni, Di Tommaso, ha spedito agli elettori anche la lettera con il nome di Ignazio Marino. Il quale stamattina non sarà al confronto con gli altri organizzato da Italianieuropei: girerà Roma in bici.

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Primarie sindaco di Roma: sfida soft su YouDem tra i candidati (La Repubblica, 4 aprile 2013)

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Titolo originario:  Centrosinistra, ambiente, trasporti e lavoro: è sfida soft in tv per il candidato alle primarie
Il dibattito su Youdem tra i sei aspiranti a primo cittadino della capitale. Domenica 7 aprile si vota ai gazebo dalle 8 alle 20. Gli elettori potranno scegliere tra: Gemma Azuni, Mattia Di Tommaso, Paolo Gentiloni, Ignazio Marino, Patrizia Prestipino e David Sassoli
Domenica 7 aprile  il voto delle primarie e oggi il confronto tra i sei candidati che si daranno battaglia per presentarsi come contendente alla poltrona di sindaco della Capitale contro Gianni Alemanno.
Mattia Di Tommaso, Ignazio Marino, Patrizia Prestipino, David Sassoli, Gemma Azuni e Paolo Gentiloni si sono dati appuntamento nella tv del partito democratico YouDem

Qui il link diretto su YouDem

Regole ferree e rispettate alla lettera dai sei protagonisti: 6 domande, risposte da 90 secondi, 2 repliche ciascuno e un appello finale di due minuti per ogni candidato.

Il primo tema affrontato dal confronto è stato quello del lavoro.
Per Paolo Gentiloni il problema si risolve con: "Grandi progetti per il futuro perché se non si investe in progetti per il futuro, non ottieni investimenti, uno fra tutti l'innovazione digitale, innovi, crei lavori e semplifichi". Marino, invece, inizia attaccando il sindaco uscente Alemanno:  "In questi ultimi 5 anni, con Alemanno, Roma ha sofferto particolarmente: si è passati dal 15% fino al  24% di disoccupazione, un aumento intollerabile". Poi lancia la sua ricetta: "Abbiamo il nostro petrolio che sono arte, archeologia e turismo. Penso al microcredito, a progetti come uno Ostello della gioventù, a investire nel bikesharing, un disastro nella nostra città, a mettere insieme le aziende con le nostre università. Infine l'agricoltura: investiamo nel biologico". Microcredito, strada seguita anche da Patrizia Prestipino, prima a presentarsi alle primarie quando ancora era candidato l'attuale governatore del Lazio, Nicola Zingaretti: "Questa è una città dove i ragazzi laureati sono lasciati indietro, ai ragazzi bisogna ridare fiducia nel futuro, per questo abbiamo in mente il microcredito. Penso allo start up, al co-working e al reinserimento lavorativo a chi ha perso il lavoro dopo i 40 o 50 anni".

I ragazzi sono il punto focale della campagna elettorale di Mattia Di Tommaso, il più giovane, che ricorda come: "La mia generazione è quella che paradossalmente ha studiato di più, girato più il mondo, eppure in termini di opportunità ha avuto molto meno rispetto a chi ci ha preceduto". Lui è anche l'unico a parlare del reddito minimo garantito: "per tutti coloro che per due anni devono fare una pratica gratuita" riferendosi ai tempi medi di precariato dei neolavoratori. Per David Sassoli quello che bisogna riacquistare gli investitori esteri: "La città si è impoverita per la crisi e per l'amministrazione che non ha investito.
Dovremmo sospendere per due anni la tassa di suolo pubblico per i ponteggi, e recuperare quel 53% di investimenti stranieri che se ne sono andati, dobbiamo recuperare la credibilità internazionale. C'è bisogno di Europa e risorse, una città che investa in progetti europei, come le smart city, poi investire su un piano di lavoro per la citta. La concertazione si deve creare già in campagna elettorale". Il discorso del piano di lavoro è un tema toccato anche da Gemma Azuni: "C'è un diritto ad esistere e al buon vivere. In questi 5 anni queste qualità sono mancate, il sindaco Alemanno ha pensato solo alle parentele e alle logiche partitiche".

Passata la prima domanda il secondo argomento è stato l'ambiente. Tutti d'accordo con la chiusura della discarica di Malagrotta, tutti ad attaccare Alemanno per il suo comportamento su questo delicato argomento, per Gentiloni: "Alemanno da una parte se ne è lavato le mani non facendo nulla con la raccolta differenziata e contemporaneamente fa le manifestazioni con le mascherine contro le discariche", mentre Sassoli dice: "Malagrotta deve essere chiusa, serve subito un investimento sulla differenziata, dare valore ai rifiuti e impegnare due aziende come Acea e Ama a lavorare insieme".

La soluzione per tutti è il riuso e riutilizzo del materiale, rendendo redditivo il rifiuto. Ma anche il no alla cementificazione e alla rivalutazione del verde pubblico sono al centro dei pensieri dei candidati: "Protezione del patrimonio agricolo e istituzione dell'assessorato all'agricoltura e ambiente" ha detto David Sassoli sostenuto anche da Gemma Azuni.

I CANDIDATI ALLE PRIMARIE

Mentre l'inquinamento, sia dell'aria che acustico, si batte solo puntando tutto sul trasporto pubblico con diverse proposte: "Una delle questioni più complicate - per Paolo Gentiloni -. Io ho una priorità, perché la ritengo realizzabile: si chiama tram, oggi il mezzo su ferro che puoi fare con meno costi. Una cosa che aveva, i tram sono una soluzione alla portata della nostra situazione, alcune linee si possono fare subito, altre bisogna prolungarle e si può fare in tre anni". Per Sassoli: "un grande piano dei trasporti, che non c'e', bisognerà organizzarlo, bisogna finire i lavori in corso, poi puntare sulle metro di superficie, ne abbiamo bisogno sono il modo snello di raccordare quello che c'e'. Puntare su corsie preferenziali, incentivare il fenomeno contemporaneo, l'uso della bicicletta, oggi 170 mila romani la usano quotidianamente e per questo ho adotta un progetto di percorsi di destinazione fatto da Roma Tre, incrementando questo progetto la città può cambiare". Anche per Marino la migliore cura è: "la cura del ferro, in questa città ogni giorno entrano circa 600 mila persone per questo dobbiamo investire su parcheggi di scambio. Dobbiamo investire su corsie preferenziali.
Alemanno ha assunto tante persone negli uffici e abbiamo 10% in meno di autisti". Per la Prestipino: "E' un problema che prossimo sindaco si deve porre, le metro costano e ci vogliono tanti anni.
Bisogna prendere i binari e ripotenziarli, farli diventare metro di superficie, poi ciclabilità urbana, zone 30, tutto questo può aiutare per mobilità sostenibile e disincentivare la pratica della sosta selvaggia che contribuisce al degrado".
Domenica si potrà esprime la propria preferenza negli oltre 240 seggi consultabili all'indirizzo http://www.romabenecomune.it a partire dalle 8 fino alle 20. Versando una quota di 2 euro, alle primarie possono votare tutti i cittadini italiani residenti nel territorio comunale, compresi anche coloro che sono in possesso di permesso di soggiorno, e tutte le persone che alla data delle primarie hanno compiuto 16 anni  . Al seggio bisognerà presentarsi con la tessera elettorale e, per i 16enni, con un documento di identità valido. Le schede saranno due: una per il Comune e una per il municipio. Si vota tracciando una croce sul nome del candidato scelto

 

Primarie aperte per scegliere il candidato sindaco di Roma (4 aprile 2013)

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Clicca per ingrandire immagine

  • Fonte: PdLazio (pdf)

Chi può votare

Possono votare tutti i cittadini che hanno compiuto i 16 anni di età entro il 7 aprile 2013 e che al momento del voto sottoscrivono la carta d’intenti del centrosinistra

Cosa serve il 7 aprile

Il giorno delle primarie per votare si deve presentare un documento di identità, la tessera elettorale (escluso i sedicenni) e 2 euro. Si vota il 7 aprile dalle 8 alle 20

Come si vota

Si può votare solo nel seggio collegato al numero della propria sezione elettorale, quella ove si vota abitualmente. Si può votare un solo candidato Sindaco e un solo candidato Presidente del Municipio (ove previsto)

Altre informazioni

Tutte le informazioni in http://www.romabenecomune.it/

5 Stelle: Annamose a ripijà Roma (Corriere della Sera, ed. Roma, 3 aprile 2013)

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M5S sceglie lo slogan di «Romanzo criminale». Gentiloni attacca Marchini. Marino attacca Sassoli per i manifesti abusivi: sul tema scende in campo Striscia la notizia. I “pirati” appoggiano Medici.

  • di Alessandro Capponi

Titolo originale: La scomparsa di Vetere. È subito polemica tra Alemanno e il Pd
(…)
Intanto continua la corsa verso le primarie di domenica (si vota dalle 8 alle 20). Paolo Gentiloni «apre» a Umberto Croppi e di Alfio Marchini dice: «L'unica cosa che gli chiederei è la trasparenza, visto che è un grande imprenditore con interessi a Roma. Nell’operazione di ristrutturazione delle Torri dell’Eur c’è anche una società dei Marchini ».
Marchini replica: «Non ho mai fatto confusione tra interessi privati e pubblici doveri. Anche in questa occasione mi atterrò ai principi di trasparenza. Per quanto riguarda le Torri, ho contrastato la conduzione dell’operazione ».
Vero è che Ignazio Marino - che sarà sostenuto dai movimenti di sinistra come Action - scrive su Twitter che è il momento di mettere «da parte ogni polemica, conta solo la partecipazione dei romani alle primarie» (il Pd Lazio sta per far partire gli spot radiofonici).
Poi però, in radio, attacca: «Chi si candida a sindaco dovrebbe sapere che la responsabilità dell’affissione abusiva è di chi dà il mandato di affiggere manifesti. E infatti Alemanno ha comminato a Sassoli una multa di 42 mila euro solo per il primo giorno di affissioni, siccome le affissioni stanno continuando Alemanno avrà un contributo straordinario da Sassoli...».
E Sassoli: «A me non è arrivata la multa, forse Marino l’ha saputo da Alemanno».
Dei manifesti abusivi (se ne è occupata, ieri, anche Striscia la notizia) Sassoli dice: «Ci siamo raccomandati con le ditte di sistemare bene i manifesti ma Roma sembra una terra senza regole, e così magari qualcuno non ha seguito le indicazioni».
A Sassoli arriva la domanda della deputata Ileana Argentin: «Visti i tanti manifesti può dire quanto ha speso?».
Intanto nella corsa per il Campidoglio spunta per la prima volta a Roma il «Partito Pirata»: appoggia il candidato di sinistra Sandro Medici.
Polemiche sul M5S: il candidato grillino Marcello De Vito scrive su Twitter lo slogan, che ricorda lo slang di Romanzo Criminale, «Annamose a ripijà Roma».

Roma: scegli il tuo sindaco! Si vota domenica 7 aprile 2013

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(Clicca per ingrandire l'immagine)
Domenica 7 aprile, dalle ore 8 alle ore 20, si terranno le primarie della coalizione di centrosinistra per la scelta del candidato Sindaco di Roma e per la scelta dei candidati Presidenti di Municipio.

Possono votare TUTTE le persone che:

  • alla data delle primarie abbiano compiuto il sedicesimo anno di età,
  • siano cittadini dell’Unione Europea o cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, residenti nel territorio comunale,
  • dichiarino di essere elettori e di riconoscersi nella proposta politico programmatica della coalizione di centrosinistra, accettino di essere registrate al momento del voto nell’albo pubblico delle elettrici e degli elettori del centrosinistra “Roma Bene Comune”
  • versino una quota di almeno 2,00 euro, a titolo di contributo alle spese organizzative.

Tutte le informazioni in http://www.romabenecomune.it/

Primarie Roma: guerra dei manifesti, cartellino giallo per Marino e Sassoli (Il Corriere della Sera, ed. Roma, 30 marzo 2013)

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I garanti: no estremi per l’esclusione
Miccoli: basta, è propaganda superata
Protesta: Patrizia Prestipino si è imbavagliata davanti alla statua di Donna Lucrezia

  • di E. Men.

La «guerra dei manifesti»  finisce, per ora, con un doppio cartellino giallo: uno a David Sassoli, invitato a «non reiterare le affissioni in spazi non autorizzati »; l’altro a Ignazio Marino a «non offendere gli altri candidati alle primarie», come prevede l’articolo 2, comma uno del codice etico.

Il senatore, attaccando il suo principale competitor per il voto del 7 aprile dove si sceglierà il candidato sindaco del centrosinistra sulle affissioni abusive, lo aveva paragonato all’ex ministro Claudio Scajola, e alle sue dichiarazioni sulla casa acquistata «a sua insaputa».
«Abbiamo inviato — spiega Michela Campana, Pd Roma — un richiamo a tutti e sei i candidati: si attengano al codice etico/ comportamentale, evitino le polemiche tra di loro e assicurino che dopo il 7 aprile il vincitore possa godere del sostegno degli sconfitti».
Secondo il collegio dei garanti di «Roma bene comune», «non ci sono gli estremi - dice Valentina Grippo, una delle componenti dell’organismo - per un’esclusione di Sassoli, anche alla luce dell’immediato impegno del candidato a monitorare la situazione ». Cade nel vuoto, dunque, la richiesta di Lorenza Bonaccorsi («escludete Sassoli», il suo affondo), oggi deputata vicina a Renzi ma che tra i suoi tanti incarichi - Auditorium, Regione Lazio - è stata anche il braccio destro di Paolo Gentiloni al ministero delle Comunicazioni, lo sfidante da cui era partito il ricorso ai garanti. Il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli, adesso si augura che «la polemica sui manifesti si chiuda: la verità è che a Roma, per colpa di Alemanno, non ci sono spazi per le affissioni».
E poi aggiunge: «Basta manifesti se poi, una volta prodotti, si è costretti ad affiggerli in modo abusivo. Tutti i candidati rinuncino a questo metodo di propaganda, ormai superato. Basta solo un po’ di buonsenso».
Dal comitato elettorale di Sassoli, però, replicano: «I manifesti non sono vietati dal codice etico». Piuttosto, l’ex mezzobusto del Tg1, si aspetta «le scuse da parte dei Marino, dopo il richiamo fatto dai garanti». E insiste: «Queste polemiche sono il tentativo di soffocare l’istanza di rinnovamento e apertura che la mia candidatura rappresenta ».
Sassoli - che incassa il sostegno di Tabacci - dà appuntamento «al 3 aprile, all’Auditorium della Conciliazione, per costruire un’alleanza civica che possa battere la destra».
L’altra sfidante per le primarie, Patrizia Prestipino, protesta invece con bavaglio e cravatta, davanti alla statua «parlante» di Donna Lucrezia, contro «l’oscuramento mediatico di cui sono vittime alcuni candidati».

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A Roma il Pd scopre l’incubo 5Stelle e adesso Berlusconi sogna Marchini (La Repubblica, 27 marzo 2013)

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Il centrosinistra spera in un ballottaggio con il Pdl
di Francesco Bei
Antonio Pennacchi, il fasciocomunista, alza gli occhi dal suo nuovo romanzo e getta uno sguardo preoccupato sulla sfida per il Campidoglio: «Scorrendo i nomi dei candidati alle primarie del Pd sembra sia tornata l’inveterata abitudine a perdere della sinistra. Pensano che vinceranno comunque perché gli avversari “tanto so’ cojoni o ladri”, ma non è così, non è più sufficiente.
Dovevano aprirsi all’esterno, candidare uno alla Croppi ». In effetti il sospetto che non tutto filerà liscio come previsto, che la vittoria non sia affatto scontata, nonostante la caduta di Alemanno (due giorni fa è stato persino arrestato il suo braccio destro, Riccardo Mancini, e la Finanza gli ha perquisito la fondazione Nuova Italia) sta percorrendo come un brivido la schiena dei leader del centrosinistra.
È come se, d’un tratto, abbiano alzato la testa dallo scontro intestino che li sta impegnando con le primarie — fissate il 7 di aprile — e abbiano scorto in lontananza il polverone dei barbari al galoppo. A guidare l’Orda è uno sconosciuto avvocato 38enne, Marcello De Vito, scelto con 533 preferenze dai pochi grillini ammessi nelle primarie on line dall’onnipotente «Staff» della Caseleggio&Co. Ma tant’è, dai sondaggi riservati del Pd sembra che sia proprio De Vito l’avversario da battere nel più che probabile ballottaggio. E a quel punto, se gli elettori del centrodestra convergessero sul 5Stelle, per il centrosinistra sarebbe la fine. Le Politiche sono state una secchiata d’acqua gelida per il Pd romano, che ha visto il movimento di Grillo balzare al primo posto in sei municipi. Soprattutto quelli della cintura esterna, la banlieue che sta sprofondando tra disoccupazione, degrado, spaccio, aumento della criminalità. A Tor Bella Monaca Grillo è arrivato al 34,5%, il Pd al 23,6%; a Cinecittà il M5S è in testa al 28,2%, il Pd segue al 27,1; a Centocelle Grillo arriva al 31,1%, il Pd si ferma al 28,1%. Ma il problema vero è che le primarie, da occasione di mobilitazione, rischiano di trasformarsi nell’ennesimo regolamento di conti tra correnti. Senza personalità forti e riconosciute.
Dei sei candidati in lizza, lo scontro vero è limitato a tre: il renziano Paolo Gentiloni, Ignazio Marino, lanciato in pista da Goffredo Bettini (con il sostegno del governatore Zingaretti) e l’ex giornalista David Sassoli, la cui candidatura è frutto di un accordo tra dalemiani e franceschiniani.
Marino può contare sull’appoggio di Vendola, di Ingroia e dei Verdi, a Gentiloni invece dovrebbe arrivare l’endorsement di Matteo Renzi, pronto a calare sulla Capitale. Nei sondaggi i tre si equivalgono, ma è difficile misurare quale sarà l’appeal del vincitore nelle elezioni vere, quelle del 26 e 27 maggio.
Perché al momento la competizione interna al centrosinistra, a dieci giorni dalle primarie, si svolge nella distrazione e nel disinteresse generale. Percepita all’esterno come un brusio di fondo, e all’interno vissuta come l’ennesimo atto della decennale  

 

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