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Prospettive ed opportunità nel mercato video ludico e delle opere multimediali interattive – incontro con Marco Accordi Rickards [1]

Mar, 22/09/2009 - 05:58 — Agatino Grillo

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Democratici Digitali (DD): Buongiorno Marco. Può presentarsi rapidamente?

Marco Accordi Rickards (MAR): Volentieri. Dopo una laurea in giurisprudenza e il praticantato come avvocato penalista, mi sono trovato a lavorare nell’ambito del settore di cui ero appassionato fin da bambino: i videogiochi. Dopo quasi dieci anni di impegno come giornalista e critico videoludico, ho però sentito il bisogno di contribuire maggiormente in prima persona alla causa della diffusione della cultura del videogioco. Per fare questo, ho fondato, lo scorso anno, insieme all’amico e collega game developer Raoul Carbone, A.I.O.M.I., l’Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive - Movimento per la Cultura del Videogioco [2], di cui sono presidente.

DD: L’industria italiana del videogioco (ed affini) fattura oltre 1 miliardo di euro l’anno. Quali sono le prospettive di crescita e le opportunità per gli "imprenditori digitali"?

MAR: È vero, il mercato italiano dei videogiochi vale oltre 1,2 miliardi di euro. Ciononostante, è necessario tenere presente che la percentuale di questa cifra che proviene da giochi effettivamente realizzati in Italia è estremamente bassa, il che significa che, nel nostro paese, la strada per diventare imprenditori di successo in questo campo è molto impervia e in salita. Tuttavia, è innegabile che un territorio così inesplorato possa offrire grandi opportunità e che proprio in questi mesi il settore stia dando segni di vitalità e intraprendenza: è importante ricordare che a marzo, per la prima volta in Italia, le principali aziende produttrici di videogiochi, tra cui Milestone, Artematica, Raylight, SpinVector e molte altre, hanno costituito un gruppo di Filiera all’interno di Confindustria, indubbiamente un segnale importante nell’ottica di far crescere anche in Italia il segmento trainante dell’entertainment a livello mondiale.
 

DD: Quando si parla di videogiochi si ha la tendenza, almeno in Italia, a ridurre tutto a sterili discussioni pro o contro gli effetti pedagogici e culturali di questa nuova forma di intrattenimento. La realizzazione di un videogioco richiede invece professionalità avanzate, tecnologie d’avanguardia, veri e propri processi industriali e commerciali che avvicinano questa industry a quella del cinema. L’Italia ha un ruolo ed un’identità nel mercato globale delle produzioni video ludiche?

MAR: È indubbiamente vero che le grandi produzioni videoludiche attuali hanno le dimensioni e la complessità dei kolossal di Hollywood. Un videogioco "tripla A" (cioè con il massimo valore di produzione) può impegnare diverse centinaia di donne e uomini anche per oltre due anni. Tuttavia, opere di questo genere, almeno per il momento, non hanno trovato possibilità di realizzazione sul nostro territorio nazionale. Questo non significa che bisogna essere pessimisti: una seria attività di promozione della cultura videoludica e di sensibilizzazione all’identità industriale del prodotto "videogioco" potranno infatti avviare una serie di processi volti a creare le infrastrutture necessarie per la crescita dell’industria italiana, intesa come effettiva creazione e produzione di opere multimediali interattive ludiche. L’obiettivo non è soltanto sensibilizzare le istituzioni e far capire loro che quello dei videogiochi è un importante segmento industriale e occupazionale, ma anche attrarre investimenti e capitali privati, imprescindibili per dar vita a una sana industria dei videogiochi italiana.

DD: Come ricordavi, recentemente è stato creato il primo (e unico) "Gruppo di filiera dei produttori italiani di videogiochi" all’interno di Assoknowledge [3], associazione di categoria aderente a Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici [4]. Che significato ha questa iniziativa?

MAR: Come affermavo precedentemente, l’entrata dei produttori italiani di videogiochi (cosiddetti game developer) in Confindustria è un momento estremamente importante per il nostro settore. Confindustria rappresenta senza dubbio la casa naturale delle aziende, e il fatto che adesso ospiti anche il settore videoludico aiuterà quest’ultimo a essere preso sul serio, riconosciuto e accettato da enti pubblici e privati. Il compito della Filiera, attualmente presieduta proprio da Raoul Carbone, co-fondatore di AIOMI (credo sia giusto rivendicare con orgoglio e con gioia di aver fortemente spinto le principali aziende del settore a costituire la Filiera), sarà quello di avviare quel processo che in nazioni quali la Francia o il Canada ha portato l’industria dei videogiochi ad assumere un ruolo fondamentale e di rilevanza nazionale. Al momento, la Filiera ha tre obiettivi principali:

  1. dare la giusta riconoscibilità all’opera multimediale interattiva (videogioco) come mezzo di espressione artistica del pensiero e prodotto industriale tecnologico d’eccellenza,
  2. colmare il gap competitivo con le altre nazioni
  3. e pubblicare un rapporto annuale del settore, una sorta di libro bianco dei game developer italiani.

Per quanto riguarda l’ultimo punto, il rapporto, ce ne occupiamo proprio noi di A.I.O.M.I. Tale rapporto sarà tra l’altro presentato il prossimo mese, nei giorni 8 e 9 di ottobre, durante l’Italian Videogame Developers Conference [5],  il congresso dei produttori italiani di videogiochi, che si terrà a Milano, all’interno dell’Aula Magna dell’Università IULM.

DD: Torniamo ad AIOMI, Associazione Opere Multimediali Interattive. Quali finalità si propone?

MAR: A.I.O.M.I. è un’associazione culturale che si batte per la cultura del videogioco, troppo spesso considerato con superficialità una semplice forma di irrilevante intrattenimento, se non un oggetto dannoso. Il vero problema sta nel fatto che le critiche alle opere multimediali interattive nascono nel 99% dei casi da una profonda ignoranza per il medium in questione; A.I.O.M.I. cerca di dar voce in modo forte e autorevole a una massa sempre più vasta di individui che utilizzano i videogiochi traendone non solo soddisfazione, ma anche effetti benefici, proprio come avviene in qualsiasi altra forma d’arte. A.I.O.M.I. organizza in prima persona eventi volti a promuovere il videogioco come l’IVDC e sostiene ogni altra iniziativa di terze parti che ritenga meritevole: penso alla straordinaria mostra d’arte The Art of Games di Aosta [6] o alla Video Game History di Monza del 3 e 4 ottobre organizzata da Federico Salerno e dal resto dello staff di Games Collection [7]. AIOMI è anche responsabile del programma culturale di GAMECON [8], il Salone del Gioco e del Videogioco di Napoli giunto quest’anno con successo alla quarta edizione.

DD: L’8 e 9 ottobre 2009 a Milano è previsto Videogame Developers Conference 2009. Di che si tratta?

MAR: L’IVDC, giunta alla sua seconda edizione, è un congresso internazionale di due giorni dedicato al settore videoludico italiano. Oltre 40 ospiti nazionali e internazionali affronteranno le tematiche del gaming sotto un aspetto altamente professionale, toccando ogni ambito dell’industria: marketing, produzione, programmazione e dimensione artistico-culturale. L’IVDC è totalmente gratuita perché riteniamo che, specialmente in Italia, sia necessario abbattere ogni possibile barriera alla diffusione della cultura del videogioco. Per accedere alla conferenza è infatti sufficiente registrarsi inviando una mail con il proprio nome e cognome all’indirizzo direzione@aiomi.it [9]. L’IVDC è anche il luogo ideale per tutti coloro che mirano a inserirsi professionalmente nell’industria dei videogiochi: un contenitore chiamato "Dev Box" sarà a disposizione dei partecipanti alla conferenza per raccogliere curricula e CD con demo e altri lavori. Al termine della conferenza AIOMI invierà a tutte le aziende partecipanti il contenuto della Dev Box.
Nel parlare dell’IVDC è infine doveroso ringraziare la Fondazione IULM, che ha creduto in AIOMI e che ha fornito le sue eccezionali strutture per dar vita a una conferenza che si annuncia davvero interessante.

DD: Come imprenditore "digitale" credi che la politica possa (o debba) intervenire per regolare, incentivare questo comparto? In generale come vedi l’intervento pubblico nell’ambito delle tecnologie, della rete e della creazione artistica?

MAR: Sì, credo proprio che la politica e le istituzioni debbano incominciare a intervenire per promuovere e sostenere l’industria dei videogiochi come avviene per quelle del libro o del cinema, soprattutto per far sì che emerga un "made in Italy videoludico" capace di esprimere la genialità degli autori italiani anche in patria e non solo all’estero. L’intervento pubblico, a patto che avvenga in modo sano e con le dovute garanzie, è semplicemente un giusto riconoscimento alla dimensione culturale di un settore che, anche a livello occupazionale, può offrire un futuro a tante ragazze e tanti ragazzi.

DD: Un consiglio ad imprenditore che voglia investire nell’industria italiana del videogioco.

MAR: Il consiglio è partire analizzando il mercato e le sue tendenze e, messo insieme un piccolissimo gruppo di professionisti, cominciare a lavorare a un prodotto di entità minore ma di grande qualità che possa essere ragionevolmente portato a compimento e usato come strumento per farsi notare da un editore o per conquistare direttamente una seppur piccola fetta di utenza.

DD: Grazie e buon lavoro.

MAR: Grazie a voi

Link

  • Marco Accordi Rickards su Facebook [10]
  • AIOMI- Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive - Movimento per la Cultura del Videogioco [2]
  • Tutto su Metalmark [11] (Marco Accordi Rickards)
  • Cos'è il "Conscious Gamer"? [12]

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[4] http://www.confindustriasi.it/
[5] http://www.ivdconf.it/
[6] http://www.theartofgames.com
[7] http://www.gamescollection.it
[8] http://www.gamecon.it
[9] mailto:direzione@aiomi.it
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